Jean Dumont - Intervista
Jean Dumont è noto - oltre che per un suo best-seller sulla
Rivoluzione francese - per le sue ricerche sull'Inquisizione spagnola, un
argomento di cui è considerato uno dei maggiori specialisti mondiali.
La propaganda rivoluzionaria e il mito dell'Inquisizione spagnola
D. Nel suo volume sulla Rivoluzione francese vengono passati in rassegna i miti
anti-cattolici diffusi dagli illuministi negli anni precedenti il 1789 e che
preparano il clima rivoluzionario. Tra questi miti Lei non cita l'Inquisizione
spagnola. Perché? .
R. La polemica contro l'Inquisizione non e centrale nella letteratura anti-cattolica
degli anni precedenti il 1789. Sull'argomento vengono diffusi soltanto uno o due
opuscoli, mentre vi sono decine di testi su altri temi come il preteso genocidio
del Perù o la pretesa corruzione morale nei conventi. II vero mito
dell'Inquisizione spagnola nasce più tardi, con l'invasione della Spagna e la
propaganda - stampata del resto in Francia - di autori illuministi e liberali
spagnoli come Juan Antonio Llorente. Vi è una ragione che spiega perché l'arma
della polemica anti-inquisitoriale non sia stata usata prima del 1789: in
Francia era ancora vivo il ricordo della letteratura propagandistica finanziata
dal cardinale di Richelieu contro la Spagna, che accusava l'Inquisizione
spagnola - al contrario - di non essere seria e di non perseguire a sufficienza
i nemici della fede; si trattava di dimostrare - falsamente, peraltro - in
funzione antispagnola che solo la Francia, figlia primogenita della Chiesa,
difendeva davvero la fede.
Le diverse Inquisizioni
D. Nei suoi scritti sull'Inquisizione Lei distingue anzitutto fra Inquisizione
francese, spagnola e romana in modo molto netto ...
R. Per la verità i miei studi riguardano soprattutto l'Inquisizione spagnola,
anche se molto recentemente ho raccolto documenti interessanti sull'Inquisizione
francese e sulla crociata contro gli albigesi. Su quest'ultimo argomento credo
significativo raccontare un piccolo aneddoto. Se si apre un qualunque testa
scolastico francese di storia si legge che, nella crociata contro gli albigesi,
e stata distrutta la città di Bèziers e ne sono stati massacrati tutti gli
abitanti. Ai capi militari della crociata, che chiedevano come distinguere tra
abitanti albigesi e cattolici, il legato pontificio avrebbe risposto: «Uccideteli
tutti, Dio riconoscerà i suoi». È una frase famosa, che si radica nella memoria
di tutti gli scolari francesi. Bene: eruditi locali hanno recentemente mostrato
che a Béziers non vi erano albigesi, che la crociata non e passata da Béziers e
meno che mai sono transitati dalla città «legati pontifici». Béziers fu messa a
sacco - e vero in anni non lontani dalla crociata, ma nel contesto di una guerra
feudale tra due famiglie della zona, del tutto priva di motivazioni religiose.
Ma chi corregge i libri di testo? Per valutare l'Inquisizione francese delle
origini occorre avere anzitutto una buona informazione sui catari: non si
trattava di un movimento di pacifisti innocui, ma di bande di fanatici che
predicavano l'assassinio dei nemici e il suicidio di massa - la famosa endura,
una sorta di auto-genocidio -, quindi di un pericolo mortale per l'Europa, che
l'Inquisizione francese ha definitivamente sconfitto, peraltro spesso con la
mitezza e la tolleranza e solo raramente con la forza. A partire da Filippo il
Bello l'Inquisizione francese diventa una sigla di cui si appropria il potere
politico «laico» e su cui la Chiesa non ha più alcun controllo effettivo. I
tribunali «inquisitoriali» che processano i templari e poi Giovanna d'Arco non
sono più la vera Inquisizione, ma manifestazioni del potere "laico".
Quanto all'Inquislzione romana - su cui molti studi restano da fare - la mia
impressione, come specialista dell'Inquisizione spagnola, e di trovarmi di
fronte a una realtà per certi versi dilettantesca, priva della competenza e
della sapienza giuridica che si manifestano in Spagna. Spesso gli inquisitori
romani non sono inquisitori di professione, ma personaggi di curia, impegnati in
mille altre cose e che, occasionalmente, esercitano questa funzione giudiziale:
Questa circostanza - mi pare - potrebbe spiegare certi errori evidenti e certe
severità eccessive che talora appaiono frettolose. Quando parlo di severità
eccessive non dimentico, naturalmente, che anche l'Inquisizione romana, nei suoi
periodi più duri, era pur sempre più tollerante dei tribunali «laici» delle
stesse epoche; e delle Inquisizioni protestanti, che erano davvero durissime
come hanno mostrato gli studi recenti di Jean-Marc Brissaud che - come direttore
di collane editoriali - ho contribuito a far pubblicare.
All'origine dell'Inquisizione spagnola
D. La sua tesi centrale sull'Inquisizione spagnola - come emerge dai suoi libri
- e che si e trattato di un'istituzione necessaria, indispensabile e che ha
evitato guai peggiori ...
R. Raramente chi parla dell'Inquisizione spagnola adotta il punto di partenza
corretto, che e la questione ebraica in Spagna. II problema era antico: già in
epoca romana l'Andalusia veniva chiamata «la seconda Palestina» per il gran
numero di ebrei che vi si erano stabiliti fin da tempi antichissimi, seguendo i
fenici. Si calcola che in epoca imperiale il venticinque per cento della
popolazione andalusa fosse ebrea, con punte del trentatré per cento nelle grandi
città come Siviglia e Cadice. Certi studiosi sostengono che una intera tribù
d'Israele, la tribù di Giuda, si era trasferita in Andalusia. Con il
cristianesimo questi ebrei non si convertono; recentemente sono stati pubblicati
i documenti completi del primo concilio nazionale nella storia della Chiesa, il
concilio di Elvira agli inizi del IV secolo; dove si può dire che non si e
parlato altro che degli ebrei andalusi. Mille anni dopo, nel secolo XV, il
problema si poneva in modo diverso. Molti ebrei si erano convertiti al
cattolicesimo formando una classe di conversos che dominava l'economia, la
cultura e talora anche le cariche ecclesiastiche, suscitando il rancore dei
cattolici di origine non ebraica, che a poco a poco si vedevano sfuggire tutte
le posizioni di potere. II rancore diventa violenza quando, in alcuni casi
evidenti, gruppi di conversos rivelano chiaramente che la loro adesione al
cattolicesimo e stata puramente formale e mossa dal desiderio di occupare
cariche pubbliche - riservate ai cattolici - celebrando in pubblico riti
inequivocabilmente giudaici o «giudaizzando» i riti cattolici. È un fatto noto
agli storici e largamente provato che, a un certo punto, nella cattedrale di
Cordoba si celebrava un ufficio che aveva ben poco di cattolico e dove tutti i
riferimenti culturali erano giudaici. A partire dal 1391 esplodono in Spagna
episodi di violenza popolare contro gli ebrei, sia di religione giudaica che
conversos, che fa molti morti: e sarebbe stato un bagno di sangue senza il
ricorso all'Inquisizione, richiesto insistentemente al re da molti autorevoli
conversos. Qual e dunque lo scopo primo dell'Inquisizione? Colpire i falsi
conversos che hanno finto la conversione per ragioni di convenienza e che «giudaizzano»
i riti cattolici. Ma qual è il rovescio della medaglia? L'Inquisizione, colpendo
una ridotta percentuale di conversos, certifica che tutti gli altri conversos –
la stragrande maggioranza, quella che non viene colpita - e composta da veri
cattolici e da veri spagnoli, che nessuno ha il diritto di discriminare e meno
ancora di attaccare con la violenza. Dal momento in cui nasce l'Inquisizione
spagnola i promotori di tumulti anti-giudaici perdono qualunque giustificazione,
vengono colpiti dal potere reale e in pochi anni i tumulti spariscono. Colpendo
una minima percentuale di conversos fittizi l'Inquisizione ha salvato gli ebrei
convertiti di Spagna dalle invidie e dai tumulti e ne ha garantito la prosperità:
sono di origine ebraica Diego Lainez, il grande protagonista del Concilio di
Trento, molti gesuiti, grandi famiglie come gli Acosta di Medina del Campo - che
daranno cinque fratelli, i famosi padri Acosta, alla Compagnia di Gesù - e i
marchesi di Cadice, poi noti come duchi di Arcos. Ma ancora: a chi la Chiesa
mette in mano l'Inquisizione? A conversos, a cattolici di origine ebraica come
Tomas de Torquemada e come il suo successore Diego Deza. Garanzia di un
trattamento senza pregiudizi anti-giudaici; e forse ragione occulta delle
incredibili menzogne che tutta una letteratura di propaganda ha diffuso su
questi personaggi. Pochi sanno che lo stesso Torquemada e uno dei maggiori
mecenati e protettori di artisti della sua epoca: tutto il magnifico complesso
di San Tommaso d'Avila, il vertice del gotico spagnolo, e il frutto del
mecenatismo di Tomas de Torquemada, a cui deve molto anche la grande pittura di
Pedro de Berruguete. Ma desterà ancora maggiore stupore sapere che Tomas de
Torquemada e stato un inquisitore generale relativamente mite e liberale, che si
e battuto per ottenere ampie amnistie come quella del 1484, di cui ha
beneficiato il nonno di santa Teresa d'Avila, un ebreo converso sorpreso a «giudaizzare»
che con l'amnistia si ritrova libero e riabilitato fino a potere diventare
direttore delle finanze reali ad Avila. Tra l'altro, la, pena a cui era stato
condannato non era poi terribile: doveva visitare in abito da penitente un certo
numero di chiese tutti i venerdì.
I fatti e le cifre
D. L'obiezione che le è stata talora rivolta e che - se anche le dimensioni
quantitative delle condanne dell'Inquisizione sono state esagerate e vanno
riviste - resta pur sempre vero che un certo numero di uomini ha perso la vita
per le proprie idee, un fatto a cui la coscienza moderna afferma di ribellarsi
...
R. Anzitutto l'esagerazione relativa alle cifre e stata talmente clamorosa da
far concludere alla falsificazione deliberata. Vi sono ancora in circolazione
libri che parlano di centinaia di migliaia di vittime dell'Inquisizione spagnola:
libri scritti da persone che ricopiano fonti propagandistiche dell'Ottocento e
che non sanno neppure che dagli archivi possono essere ottenere informazioni
quasi complete. Uno studio quantitativo, condotto anche con l'aiuto del
computer, dei processi dell'Inquisizione spagnola e in corso, ma vi sono già dei
risultati parziali. Uno specialista danese, Gustav Henningsen, completato lo
spoglio di cinquantamila processi che coprono l'arco di centoquarant'anni, ha
reperito circa cinquecento casi di condanne a morte eseguite, cioè l'uno per
cento. Altri studiosi hanno confermato questi dati. L'Inquisizione spagnola è
figlia della sua epoca, e va paragonata a fenomeni analoghi in altri paesi, per
esempio alle decine di migliaia di morti della repressione anticattolica in
Irlanda e in Inghilterra. Quanto alla coscienza moderna, e poi così certa di
essere più tollerante di ieri? La repressione ideologica. religiosa, razziale
comunista o nazionalsocialista ha fatto milioni di morti, mille e più volte
dell'Inquisizione spagnola, E l'alternativa all'Inquisizione spagnola - come ho
accennato - sarebbe stata la furia cieca e sanguinaria dei tumulti anti-ebraici
e della guerra civile. Non è poi del tutto esatto dire che le vittime
dell'Inquisizione spagnola sono morte «per le loro idee»: nessun ebreo
dichiarato è stato condannato perché tale, mentre sono stati condannati coloro
che si fingevano cattolici per ricavarne vantaggi. Come tutti i tribunali
l'Inquisizione ha commesso errori; ma doveva essere un tribunale prudente, se lo
spoglio degli archivi sta rivelando che un processo su cento portava il
condannato alla pena capitale. Degli altri novantanove si penserà forse che
esponessero il reo ai famosi orrori delle «prigioni dell'Inquisizione». In
realtà, solo recentemente gli storici hanno scoperto - è ormai un fatto
indiscusso - che le formule «prigione perpetua» e «prigione irremissibile» non
significano affatto l'ergastolo, ignoto in Spagna. La «prigione perpetua» durava
in genere cinque anni e quella «irremissibile» otto. Le prigioni
dell'Inquisizione erano fra le migliori dell'epoca e molti istituti moderni a
favore dei detenuti risalgono all'Inquisizione spagnola: il trasferimento in
casa o in convento dei detenuti anziani e ammalati, per esempio, così come la
semi-liberta. Tutto questo in un'epoca in cui il carcere «laico» era - quello si
- spesso spaventoso. Vale la pena, forse, di aggiungere una parola sulla tortura:
era comune all'epoca nella procedura «laica», mentre le istruzioni degli
inquisitori generali raccomandano di farvi ricorso con la più grande parsimonia.
Anche qui parlano i verbali e gli archivi: nell'epoca di maggiore voga della
tortura, in Spagna, a Valenza, su duemila processi dell'Inquisizione, nell'arco
che va dal 1480 al 1530, sono. stati ritrovati dodici casi di tortura. La
proporzione in altre epoche e altre città in genere non e la stessa: è minore.
Ho insistito sui processi conto i giudaizzanti e i falsi conversos perché
statisticamente rappresentano la grande maggioranza dei processi
dell'Inquisizione spagnola; sono molti meno i casi in cui sono stati presi in
considerazione musulmani falsamente convertiti, e pochissimi i casi di
repressione di umanisti o di illuministi. I seguaci spagnoli di Erasmo, che ho
particolarmente studiato, tra cui i Valdés - di cui ho ritrovato gli archivi -
sono stati disturbati; ma mai seriamente perseguiti. E chi viene presentato come
grande martire illuminista degli ultimi anni dell'Inquisizione? Pablo de Olavide.
Per dare un esempio ai lettori e diffusori dei filosofi francesi - i cui libri,
teoricamente vietati, sono stati ritrovati in gran copia nelle biblioteche
spagnole del Settecento - Pablo de Olavide viene condannato dall'Inquisizione,
nel 1778, alla prigione «irremissibile», dunque - come sappiamo - a otto anni,
da scontare in con vento anziché in prigione a causa della sua malattia. Appena
in convento, Pablo de Olavide protesta di aver bisogno di cure termali, e viene
mandato alle terme in Castiglia. Poiché queste non gli giovano, protesta di
nuovo chiedendo di essere mandato ad altre terme in Catalogna. Anche stavolta
l'Inquisizione lo accontenta, e cosi da una stazione termale vicina al confine
può facilmente rifugiarsi in Francia dove viene accolto come martire
dell'Inquisizione destinato ad una lunga carriera sui libri di testo; i quali
tra l'altro - dimenticano di dire che Olavide, anni dopo, sarà convertito dal
terrore rivoluzionario e, da illuminista che era, chiuderà la sua vita scrivendo
in difesa della religione.
II futuro del mito
D. Il mito relativo all'Inquisizione e stato in parte demolito: ma le ricerche
degli specialisti non sono affatto conosciute dal grande pubblico. Prevede
qualche modifica a questa situazione nel prossimo futuro?
R. Circa la Francia sono scettico. In Spagna passo gran parte del mio tempo, e
mi sembra che sia rimasto almeno qualcosa di quello spirito che spingeva il
popolo a firmare in massa, nel tardo Settecento, petizioni di protesta contro
l'abolizione dell'Inquisizione. Le voglio raccontare una delle esperienze più
interessanti della mia vita. Dopo la pubblicazione del mio volume
sull'Inquisizione spagnola, la Gran Loggia della massoneria francese - e
sappiamo che importanza ha l'Inquisizione nella propaganda massonica - mi ha
invitato, nell'ottobre del 1983, a tenere una conferenza a porte chiuse, con
successivo dibattito, ai massoni di venti diverse logge francesi e a una
delegazione di massoni spagnoli. Una conferenza bizzarra; come oratore ero messo
in una posizione quasi laterale al pubblico, che rimaneva in ombra in modo che
non potessi distinguere bene le persone. Ho riassunto il mio libro senza
omettere nulla, e alla fine il gran maestro ha introdotto il dibattito con un
attacco durissimo, dicendo che il mio intervento era stato provocatorio. Da
parte mia, non avevo promesso niente di diverso. Ebbene, uno dei massoni
spagnoli si e alzato e ha detto che le critiche del gran maestro erano fuori
posto, e che la lezione da trarre dalla mia conferenza era che bisogna smettere
di attaccare la Chiesa con argomenti ormai storicamente inaccettabili e che
rischiano di essere confutati. Qualche tempo dopo questo signore – un avvocato
molto noto a Malaga - è venuto a trovarmi in Spagna e mi ha raccontato un
episodio che mostra come il popolo spagnolo - che può avere punte di
anticlericalismo feroce conserva un certo rispetto per la sua storia. Raccontava
questo massone spagnolo di essersi fermato in un caffè di periferia pieno di
operai in tuta arringati da un pastore protestante - vi è una vera offensiva
protestante in Spagna - che li invitava a una riunione. A un certo punto, di
fronte alle insistenze del pastore, un operaio aveva dato questa risposta, in
cui vi e tutta una certa Spagna: «Senti, amico, io sono ateo. Non credo neppure
al Dio cattolico, che e il vero Dio. Figuriamoci se credo al tuo ...».