Marc Léopold Benjamin Bloch (Lione, 6 luglio 1886 – Lione,
16 giugno 1944) è stato uno storico francese del Medioevo,
fondatore della Scuola delle Annales.
Nato a Lione, figlio di un professore di storia antica,
Gustave Bloch, Marc studiò alla École Normale Supérieure e
alla Fondazione Thiers a Parigi, poi a Berlino e a Lipsia.
Fu ufficiale di fanteria durante la Grande Guerra,
terminando il conflitto come capitano premiato con la Legion
d'onore. Dopo la guerra, insegnò all'università di
Strasburgo. Nel 1929 fondò, con Lucien Febvre, l'importante
rivista Annales d'histoire économique et sociale (dal 1994
chiamata Annales. Économies, Sociétés, Civilisations) dove
venivano presentati gli studi degli storici della Scuola
delle Annales. Gli studi di Bloch erano centrati soprattutto
sul feudalesimo. Inoltre fu uno dei primi storici francesi a
interessarsi allo studio comparato delle civiltà e alla
storia del pensiero (vista anche come storia antropologica).
Studiò a lungo (soprattutto nella prima parte della sua
vita) le campagne ed i rapporti di produzione (economici e
quindi anche sociali) che le caratterizzavano. nel 1936
successe a Henri Hauser alla cattedra di storia economica
alla Sorbona. Una parte dell'Università di Strasburgo è ora
intitolata a lui (Università Marc Bloch).
Non fece domanda per l'avanzamento di grado e partecipò alla
seconda guerra mondiale (dal 1939 al 1940) come capitano
addetto ai rifornimenti. Partecipò poi (dopo il 1942) alla
resistenza francese a Lione. Grandissimo fu il suo sconforto
verso la borghesia francese, che a suo avviso aveva
contribuito in maniera determinante alla sconfitta, e si era
poi alleata al fascismo, collaborando attivamente con i
tedeschi; inoltre le sue origini ebraiche lo rendevano
inviso ad un regime che si era, autonomamente, allineato
alle leggi razziali italiane e tedesche. Per la sua enorme
fama europea il governo di Vichy non lo allontanò
inizialmente dall'insegnamento, malgrado le sue origini
ebraiche, anche se lo trasferì in un'università meno
"prestigiosa". La sua biblioteca privata Parigina, ricca
anche di libri rari e antichi, fu razziata dalle SS e in
buona parte è andata dispersa. Bloch, dopo un periodo di
prigionia durato qualche mese (durante il quale fu
sottoposto a torture), fu fucilato presso Lione dalla
Gestapo durante l'occupazione tedesca della Francia per le
sue azioni nella resistenza.
Bloch ha lasciato una grandissima influenza nel campo della
storiografia attraverso la sua opera incompleta Apologia
della storia (o Mestiere di Storico), dedicata all'amico e
collega Lucien Febvre, alla quale stava ancora lavorando
quando fu ucciso dai tedeschi. Il libro di Bloch e Che cos'è
la Storia? di Edward Carr sono considerate oggi tra le più
importanti opere di teoria storiografica del XX secolo.
L'ultimo libro di Bloch (pubblicato postumo), La strana
disfatta, era una breve valutazione del rapido fallimento
del tentativo dell'esercito francese di contrastare la
Blitzkrieg dei tedeschi nel 1940. Nelle pagine è possibile
rilevare l'invettiva contro la classe dirigente francese.
L'accusa è quella di combattere una guerra sostanzialmente
nuova con strategie e mezzi (che nel 1914-18 assicurarono la
vittoria alla Francia) ormai superati dai progressi
tecnologici, mentre "i tedeschi facevano la guerra del
1940".
I re taumaturghi
Saggio dello storico francese Marc Bloch pubblicato nel
1924. L'autore cerca di far chiarezza su una tradizione nata
durante il medioevo che attribuiva poteri miracolosi
(taumaturgici appunto) ai sovrani francesi, in particolare
la capacità di guarire dalle scrofole mediante la semplice
imposizione delle mani e la seguente ingiunzione: "il re ti
tocca, Dio ti guarisca".
Un'analisi della figura regale del Medioevo, di tutti i
simboli, i valori e le espressioni ideali e materiali del
potere di cui i regnanti si avvalsero per poter non solo
regalare prestigio all'immagine del monarca, ma darne anche
una sorta di giustificazione del proprio potere temporale.
Caricare il re di sacralità fu uno strumento di
consolidazione del controllo monarchico sulle genti, in un
sistema feudale ove la Grazia divina era (in teoria) il
requisito fondamentale per un uomo di salire sul trono
secolare. A differenza del Pontefice Romano o
dell'Imperatore Bizantino, che erano eredi della Chiesa di
Cristo e capi della Spiritualità e portavoci della volontà
stessa del Creatore, i sovrani temporali dovevano
costantemente "reinventare" il concetto del proprio diritto
sacro, cioè voluto da Dio, di governare i Regni cristiani.
Viene così creata nel tempo l'idea del sovrano come uomo
nobile, al di sopra dei "semplici", toccato dalla Grazia
divina. Come tale, esso manifesta delle capacità, poteri che
nell'immaginario collettivo appaiono quale vero segno della
benevolenza di Dio.
Tra gli esempi che cita Marc Bloch non vi è esclusivamente
il potere di guarire appestati e scrofolosi. Riporta
nell'introduzione del saggio un comunicato del Re
d'Inghilterra, Edoardo III, al re Filippo VI, ove gli intima
di abdicare dal trono di Francia, poiché indegno del titolo,
in quanto non discendente diretto della linea di sangue
legittima (la dinastia Valois) e quindi non meritevole della
consacrazione a regnante. Se desiderava evitare una guerra
(quella che sarà detta dei Cent'anni), doveva mostrare le
qualità che erano proprie di un sovrano: combattere in un
leale duello con il contendente, ove Dio avrebbe giudicato
il meritevole, oppure esporsi alla fame dei leoni
all'interno di una gabbia, giacché il leone, animale fiero e
nobile, mai e poi mai avrebbe attaccato un legittimo
sovrano. Ecco dunque che l'idea del Re al di sopra degli
altri uomini si manifesta nuovamente, in forme diverse.
Potere temporale e spirituale trovavano in queste
manifestazioni di capacità e qualità ultraterrene cemento
comune per l'alleanza tra i due poteri. Difatti i regnanti
erano soliti concedere le proprie cure ai malati in
occasione di messe solenni, officiate dalle massime cariche
ecclesiastiche di Francia (il vescovo di Chartres, di Reims
o Le Puy); poiché sotto gli occhi di Dio e dei suoi
ministri, nel mistero sacro della comunione sotto le due
specie, i poteri taumaturgici dei regnanti acquisivano reale
forma e si palesavano come vere emanazioni della volontà
divina, assumendo una connotazione del tutto sacra, esule da
ogni sospetto di paganesimo o eresia.
Alla base di queste consacrazioni stavano le aspre lotte tra
l'emergente Chiesa gallicana, più improntata sul riconoscere
nel Re di Francia il proprio protettore, e il Pontefice
Romano, che voleva impedire ogni forma di autocefalia
ecclesiastica all'interno della Cristianità e affermare il
proprio esclusivo privilegio di officiare simili prodigi e
di governare i Cristiani per volontà del Redentore. I re
taumaturghi analizza così un altro aspetto della cosiddetta
"Lotta per le investiture", una profonda crisi originata
dall'antagonismo delle varie istituzioni sopra la
legittimità del proprio potere sulla Terra e sulla
possibilità di amministrare la vita del popolo Cristiano (il
che si traduceva spesso nel diritto di eleggere da sé i
vescovi e le altre cariche ecclesiastiche, la cui
amministrazione demaniale garantiva una grande possibilità
di arricchimento).
All'origine di questa alleanza tra sovrano e vescovo
(scettro e pastorale) stava la conversione e la
consacrazione del primo grande sovrano Cattolico dei
Franchi: Clodoveo I, fondatore della dinastia merovingia,
battezzato con l'olio sacro donato dallo Spirito Santo al
vescovo Remigio e proclamato sovrano per volontà di Dio. In
questo episodio di sovrani di Francia (tra i cui titoli vi
era quello di "Re Cristianissimo") videro l'origine delle
proprie capacità miracolose, un'esemplificazione del
costante rinnovo dell'alleanza tra Chiesa di Cristo e
Corona.
Uno dei problemi che Bloch dovette affrontare nella stesura
del saggio fu la natura diversificata delle fonti cui
dovette attingere, non esistendo un corpo storiografico
organico che trattasse la materia. Dovette consultare fonti
ufficiali, editti, dichiarazioni (come il sopracitato
ultimatum del re d'Inghilterra), cronache di viaggio,
registri demaniali, archivi agrari, resoconti degli
ambasciatori presso le corti (ove si omaggiava il re della
propria nobiltà e le sue abilità taumaturgiche), resoconti
di viaggio (come tre veneziani che fecero visita a Filippo
IV il Bello per farsi guarire dalle sue capacità).