Caprara racconta in un libro gli anni passati nel Pci
accanto a Togliatti. E svela retroscena sul "tesoro di
Mussolini" Il palazzo delle Botteghe Oscure? Vedi alla voce:
oro di Dongo Un raggio di verita', dopo tanti anni, illumina
i corridoi piu' inaccessibili di Botteghe Oscure: ovvero,
del palazzo che il Partito comunista acquisto' nel primo
dopoguerra, e che poi divenne simbolo vagamente tenebroso
del contropotere togliattiano. Nessuno come Massimo Caprara,
allora giovane segretario del leader comunista, avrebbe
potuto riportare alla luce con tale spietata sincerita' i
molti scheletri giacenti negli armadi. Perche' "Quando le
Botteghe erano Oscure", ripercorre con spirito oggettivo e
sereno, senza revanchismi da ex, le circostanze piu'
significative, le confessioni piu' segrete, le testimonianze
piu' importanti ed esclusive legate a quegli anni di
militanza. Nemmeno e' da trascurare il fatto che Caprara,
nel '69 lascio' il partito "da sinistra", aderendo al
Manifesto, e dunque la sua testimonianza non puo' essere
ridimensionata utilizzando la vecchia etichetta
dell'anticomunismo viscerale. Quando le Botteghe erano
Oscure e' una miniera di rivelazioni che l'autore, fino ad
oggi, aveva gelosamente custodito. Riassumerle tutte in
poche battute e' impossibile: altrimenti si finirebbe col
banalizzare l'inedito racconto dell'amore segreto di Lenin,
che da solo giustificherebbe un filmone kolossal alla "Dottor
Zivago"; o si liquiderebbe con qualche pennellata di colore
lo straordinario ritratto inedito del Che Guevara in visita
a Togliatti; o si dovrebbe lavorare di fantasia per
ricostruire l'incontro top secret fra il segretario
comunista e Pio XII, con la mediazione di Montini.
Limitiamoci, allora, ad elencare le piu' clamorose fra le
rivelazioni contenute nel libro.
L'ORO DI DONGO
Il famoso
tesoro sottratto a Mussolini in fuga consisteva esattamente
in oltre un miliardo di lire, 150 mila franchi svizzeri,
sedici milioni di franchi francesi, e ancora dollari,
sterline, pesetas e cento chili d'oro. Questo tesoro fini'
ai comunisti come "bottino di guerra", e venne trasferito da
un uomo fidato nelle banche svizzere, dove venne riciclato e
reso spendibile con operazioni "estero su estero". Servi'
tra l'altro ad acquistare il famoso palazzo romano delle
Botteghe Oscure, situato proprio di fronte alla Compagnia di
Gesu' e alle spalle della sede storica democristiana di
Palazzo Bolognini: un luogo che gia' prefigurava
simbolicamente e metaforicamente il ruolo centrale che il
Pci avrebbe poi ricoperto nel Paese. Da notare, rileva
Caprara, che nessun proprietario immobiliare nel '44 avrebbe
concesso ai comunisti una sede di quella portata, nel cuore
della Roma cattolica.
L'UCCISIONE DI MUSSOLINI
L'esecutore
materiale non fu il famoso Audisio, alias colonnello Valerio,
bensi' Aldo Lampredi. Fu Secchia il mandante, ma Togliatti
intervenne per nascondere il vero autore dell'esecuzione.
Motivo: Lampredi venne scelto perche' addestrato dalla Ceka
sovietica. In altre parole, i colpi sparati contro il duce
partirono dall'arma di un uomo che era di fatto il braccio
armato di Feliks Dzerzinskij, il sanguinario "cavaliere
della rivoluzione" russa.
IL COMPROMESSO SU TRIESTE Togliatti discusse personalmente con Molotov il destino
della citta'. In ogni caso era del parere che la questione
della sovranita' potesse essere risolta con un condominio
italo - jugoslavo: lo considerava "compromesso accettabile".
IL SILENZIO SULLE PURGHE
Nonostante gli appelli anche
pubblici, come quello apparso nel 1944 sulla rivista The New
Leader, il segretario comunista rifiuto' di prendere una
qualsiasi posizione sugli emigrati antifascisti italiani
emigrati in Unione Sovietica e fatti sparire dal regime.
"Non e' mai stato mio compito occuparmi di questioni di
polizia", commento' una volta Togliatti alla presenza di
Caprara.
L'EPURAZIONE DEI TESTI DI GRAMSCI
Venne condotta
con spietata efficienza a Mosca, su ordine di Togliatti,
dalla moglie Rita Montagnana e dalla cognata Elena. Entrambe
funzionarie comuniste, vennero inserite d'autorita' nella
commissione di revisione dei testi gramsciani e si
adoperarono per eliminare tutti gli spunti antistaliniani.
GUERRA DI SPAGNA
Una testimonianza di Alexandr Orlov elimina
i restanti dubbi sul fatto che Togliatti fosse a conoscenza
della liquidazione degli anarchici a opera dei comunisti
stalinisti. Ecco le parole testuali del funzionario
sovietico: "Palmiro Togliatti si trovava in Spagna con me,
durante quel periodo, ed eravamo legati da profonda amicizia".
KRUSCIOV
Il segretario del Pci, quando fu chiaro che la
denuncia del capo del Cremlino riguardava i passati crimini
di Stalin, avvio' subito una battaglia per "raddrizzare la
portata del rapporto". La terminologia burocratica alludeva
naturalmente alla diffusione di una versione addomesticata:
abilmente, Togliatti la sfrutto' a suo uso e consumo per
liquidare gli oppositori interni, raccolti attorno a Secchia.
IL MANIFESTO
Fu Amendola a rivelare a Caprara il vero motivo
della decisione di espellere i ribelli. "Voi del Manifesto -
dichiaro' - ci costate almeno due miliardi di dollari l'anno.
Se vi teniamo nel partito, questa e' la somma che non ci
arrivera' piu' dall'Urss". Insomma, l'autentica posta in
gioco non fu ideale, ma contabile. Caprara conclude il suo
libro con una significativa citazione di Rossana Rossanda: "Apparteniamo
a una generazione che non si ritira. Siamo di quelli che si
battono". Nessuno potra' negare che la frase si attaglia
perfettamente sia a lei, sia all'autore del libro: benche'
le strade della coerenza li abbiano condotti alla fine in
direzioni opposte.
Massimo Caprara
Nato
a Portici (Napoli) il 7 aprile 1922, primo di quattro
fratelli, da Carmine e Rosa Pallini (originari di Atri,
prov. di Teramo), si laurea in giurisprudenza a Napoli negli
ultimi anni di guerra. Iscritto al GUF, nel cui ambito si
formò la fronda del gruppo di intellettuali antifascisti
composto, tra gli altri, da Antonio Ghirelli, Maurizio
Barendson, Raffaele La Capria e Giorgio Napolitano, aderì
giovanissimo al Partito Comunista Italiano.
Nel 1944 fu scelto da Palmiro Togliatti, al suo rientro in
Italia, come segretario particolare e lo è rimasto negli
anni della ricostruzione civile, comprendenti la breve
esperienza del segretario comunista al governo di coalizione
come ministro di Grazia e Giustizia. Sposatosi a Roma con
Elena Ambrosi de Magistris (scomparsa nel 2004), ha avuto
due figli: Valerio (1946), critico cinematografico e docente
universitario e Fulvia (1954), giornalista de "La Stampa".
Dal 1953 fu deputato, eletto con migliaia di preferenze
nella circoscrizione Napoli-Caserta, per quattro legislature
consecutive, presidente del gruppo comunista, membro del
Comitato Centrale e segretario cittadino del PCI napoletano.
Ebbe anche cariche locali: nei primi anni Cinquanta fu
popolarissimo Sindaco di Portici e più volte, sino al 1997,
consigliere comunale di Napoli.
Come giornalista fu redattore-capo di Rinascita sotto la
direzione di Togliatti. Collaborò inoltre al Mondo, a
l'Espresso, a Il Tempo Illustrato, a Il Giornale.
Fu uno dei cinque fondatori della rivista eretica Il
Manifesto e fu radiato dal PCI nel 1969 con gli altri
aderenti al gruppo per la posizione critica assunta a
riguardo della invasione sovietica della Cecoslovacchia.
Abbandonata la militanza di sinistra, inizia a rievocare i
cruciali avvenimenti della storia italiana, di cui era stato
non di rado protagonista, in un gran numero di articoli,
saggi e libri che sottopongono a una severa disamina
quell’ideologia che aveva sostenuto con passione e
autorevolezza, denunciandone in particolare i limiti, come
lui stesso li ha definiti, di “mancanza di umanità”.
Sulla propria progressiva adesione al cattolicesimo scrive:
“La Verità è una cosa povera, umile, il Vangelo è stato
scritto con pochissime parole, ma dal grande significato, è
la storia dell’uomo e dell’umanità intera: “perché mi hai
abbandonato?”. È Dio che vive la povertà dell’uomo: la mia
povertà è la verità, la mia verità è povera, non posso
raccontare null’altro che questo. E tutto quello che ti
accade nella vita, il lavoro, gli amori, diventa secondario
rispetto all’avvenimento che ti è capitato, necessario ma
secondario. Adesso mi sento di essere veramente
rivoluzionario, adesso che non sono più comunista sono
veramente rivoluzionario”. (Riscoprirsi uomo. Storia di una
coscienza)
Muore a Milano il 16 giugno 2009 e viene tumulato nella
natia Portici, dopo gli onori pubblici resigli dal Sindaco
Vincenzo Cuomo e dall'amministrazione in carica.