Alce Nero (Black Elk o Hehaka Sapa) (dicembre 1863 – agosto
1950) è stato uno sciamano (Wichasha Wakan) e figura
messianica presso gli Oglala, una tribù delle praterie della
famiglia Lakota Sioux nell'America del Nord.
Nella primavera del 1931 lo scrittore John G. Neihardt
raccolse da Alce Nero un lunghissimo racconto, che
trent'anni più tardi, nel 1960, pubblicò con il titolo di
Alce Nero parla. Vita di uno stregone dei sioux Oglala. La
narrazione di Alce Nero non riguardava solo le sue vicende
personali, ma si intrecciava con la storia del suo popolo in
guerra con i bianchi e con le sue visioni, che lo
accompagnavano fin dall'età di nove anni. Come egli stesso
affermava, non è la vicenda di un uomo che merita di essere
raccontata, ma "è la storia di tutta la vita che è santa e
buona da raccontare, e di noi bipedi che la condividiamo con
i quadrupedi e gli alati dell'aria e tutte le cose verdi".
Il libro divenne un caso editoriale, il caso dello sciamano
indiano in lotta contro l'invasore bianco. In realtà Alce
Nero non era affatto come era stato presentato. Al contrario,
lo sciamano Lakota si era convertito ancor giovane alla fede
cristiana e, al momento della lunga intervista di Neihardt,
era diventato un catechista, un evangelizzatore a tempo
pieno.
Un reale profilo di Alce Nero fu tratteggiato da Michael
Steltenkamp (1989), che dimostrò come, al tempo
dell'intervista con Neihardt, Alce Nero era da 25 anni un
catechista Lakota, e lo sarebbe stato fino alla morte, nel
1950. Steltenkamp sostiene che Neihardt manipolò i testi
originali per far passare la sua tesi sugli indiani "ribelli"
al dominio dei bianchi.
Neihardt aveva nascosto che nel 1934 Alce Nero aveva
sconfessato l'intervista concessa allo scrittore: "Ascoltate,
dico parole vere. Un uomo bianco ha scritto un libro e ha
raccontato quello che io avevo detto dei vecchi tempi, ma ha
tralasciato i tempi nuovi. Perciò parlo nuovamente. Da
trent'anni a questa parte sono un uomo diverso da quello che
l'uomo bianco ha descritto. Io sono un cristiano. Sono stato
battezzato trent'anni fa da un tonaca-nera chiamato Piccolo
Padre. Trent'anni fa io ero un indiano tradizionale e avevo
qualche conoscenza del Grande Spirito, Wakan Tanka. Ero
orgoglioso, forse ero coraggioso, forse ero un buon indiano,
ma adesso sono migliore. Anche San Paolo diventò migliore
quando si convertì. Adesso so che la preghiera della Chiesa
cattolica è migliore della preghiera della Danza degli
Spiriti".
Steltenkamp raccolse anche la testimonianza della figlia di
Alce Nero, Lucy Looks Twice, che gli confermò che il padre:
non parlava mai delle vecchie usanze. Era convinto che la
sua grande visione, la Danza del Sole e tutte le cerimonia
indiane, fossero connesse con il cristianesimo. Diceva che i
Lakota erano come gli israeliti, come gli ebrei, che
aspettavano Cristo.