Nato nel 1955, laureato in lettere, dottore di ricerca in
Scienze Storiche e Politiche, è autore di La
Chapelle-Basse-Mer, village vendéen. Révolution et
Contro-révolution, Il genocidio vandeano e presentatore e
curatore de La guerra della Vandea e il Sistema di
Spopolamento.
Dibattito sul "genocidio vandeano"
Dopo Babeuf e la sua tesi sul "populicidio", non vennero
formulati altri studi in tal senso per quasi due secoli: nel
1983 Reynald Secher termina il dottorato di terzo ciclo in
scienze storiche e politiche alla Sorbona di Parigi, con una
tesi dal titolo "La Chapelle-Basse-Mer, village vendéen.
Révolution et contre-révolution". Lo studio analizzava la
situazione prima e dopo l'insurrezione, a livello culturale,
politico, sociale, economico e religioso, di questo piccolo
comune vandeano, La Chapelle-Basse-Mer, che durante le
guerre di Vandea giocò un ruolo importante in quanto faceva
da crocevia tra la "Vandea Militare" e la Bretagna.
I professori con i quali discusse la sua tesi, in
particolare Jean Meyer (relatore della tesi) e Pierre
Chaunu, gli consigliarono di estendere i suoi studi dal
piccolo villaggio a tutta la prima e seconda guerra di
Vandea. Così nel 1985, per il suo "dottorato di Stato" in
scienze umanistiche, discusse, con gli stessi professori,
una tesi dal titolo "Contribution à l'étude du génocide
franco-français: la Vendée-Vengé", che l'anno successivo
verrà pubblicata con il titolo: "Le génocide
franco-français: la Vendée-Vengé.
Per formulare la sua tesi, Secher analizzò sia documenti
privati, quindi archivi diocesani e parrocchiali, le memorie
e le lettere private dei protagonisti della guerra; che
documenti pubblici, sia militari che civili, nel primo caso
analizzò gli archivi della fortezza di Vincennes (vicino
Parigi), nel secondo caso cercò nei municipi, negli archivi
dipartimentali e nazionali. A queste fonti va aggiunto il
libro di Babeuf, che sta alla base della tesi del genocidio:
nonostante la Convenzione avesse ordinato di distruggere
tutte le copie del libro, Secher affermò di averne trovata
una delle otto ancora esistenti nell'ex-Urss (dove i libri
di Babeuf erano abbastanza diffusi essendo stato considerato
il "padre del comunismo") e dopo la pubblicazione della sua
tesi, decise di ripubblicare anche il libro di Babeuf, che
riteneva una delle fonti più importanti del suo lavoro.
Per "genocidio vandeano" si intende quindi quel periodo che
va dal novembre 1793 all'aprile 1794: durante il quale non
ci furono scontri tra i due eserciti in quanto l'armata
vandeana venne sconfitta in seguito al Virée de Galerne; le
persone che furono oggetto della repressione non furono solo
i militari superstiti ma principalmente i civili che
abitavano nella "Vandea Militare"; infine la Convenzione
stabilì esplicitamente, in diversi atti e decreti, di voler
sterminare gli abitanti della Vandea, indipendentemente
dalla loro partecipazione all'insurrezione quindi senza
distinguere tra uomini, donne e bambini, civili e militari,
ma anche contro-rivoluzionari e rivoluzionari.
La tesi di Secher fece molto discutere sia all'interno
dell'università che fuori, soprattutto perché è stata
pubblicata alla vigilia del bicentenario della Rivoluzione
francese. Secher disse che già prima di discutere la sua
tesi ebbe alcune difficoltà, ad esempio, a volte, gli venne
negato l'accesso ad alcuni documenti e archivi statali; ma i
problemi maggiori, li ebbe una settimana prima della
discussione della tesi: uno dei professore della commissione
di esame, Pierre Chaunu, aveva diffuso ai giornali la
notizia che un dottorando era riuscito a dimostrare
scientificamente che in Vandea si era compiuto un genocidio,
in quella stessa settimana subì un furto nel suo
appartamento di Rennes, dove gli vennero rubate tutte le
copie della sua tesi, tranne gli originali he aveva già
depositato all'università, poi un funzionario del ministero
dell'educazione gli chiese di non discutere la tesi che
altrimenti avrebbe infangato la storia della Francia. La
conseguenza di ciò, fu che Secher venne sollevato
dall'insegnamento pubblico, sia nelle scuole superiori che
nelle università e gli venne impedito di presentarsi in
altri concorsi pubblici, quindi rimasto disoccupato per
quasi due anni, venne poi assunto da scuole private.
Critiche alla tesi del genocidio
Tra gli storici che contestarono il lavoro di Secher,
sicuramente quello che gli dedicò maggiore attenzione fu
Jean-Clément Martin che tra il 1986 e il 1987 pubblicò due
libri sull'argomento: "La Vendée et la France" e "Blancs et
Bleus dans la Vendée déchirée". Martin fece quindi alcune
considerazioni sulla tesi di Secher: nel bilancio delle
vittime scelse un arco di tempo troppo ampio (1970-1789 e
poi 1802-1811); non considerò i cambiamenti demografici
negli anni della guerra; non fece distinzione tra le persone
morte direttamente a causa della guerra e quelle morte per
cause indirette; non tenne conto dei vandeani che si
nascosero fuori dalla Vandea; non considerò l'opinione
politica delle vittime (ovvero tra vandeani monarchici e
repubblicani); e infine non tenne conto delle morti non
vandeane. Tuttavia alcune di queste accuse risultarono
inesatte, in quanto le risposte si possono ritrovare nella
stessa tesi: ad esempio nell'ultima parte della sua tesi,
Secher riporta schematicamente i dati raccolti nel periodo
precedente e successivo alla guerra di Vandea e Jean Meyer
ha precisato nella prefazione del libro, che nel bilancio
delle vittime si tenne conto anche delle morti repubblicane,
ricordando però che il lavoro di Secher non fu rivolto alle
guerre di Vandea, ma al voler dimostrare che dopo la prima
guerra di Vandea si compì un genocidio, quindi il periodo da
considerare va dagli inizi del 1793 alla fine del 1794.
Martin affermò anche che il lavoro di Secher è "uno scritto
autorevole, che condanna la storia che non si occupa di
verità assoluta". Inoltre sulla questione del termine
"genocidio" disse che "senza l'intenzione ideologica
applicata ad un gruppo ben delimitato, la nozione di
genocidio non ha senso. E non è possibile né trovare
un'identità "vandeana" preesistente alla guerra, né si può
affermare che si è andati contro una specifica entità (che
sia religiosa, sociale, razziale etc.)".
Ma il dibattito non si estese ai soli atenei francesi, un
altro storico molto critico della tesi di Secher, fu Peter
McPhee dell'università di Melbourne. Lo storico australiano
ritenne che il "genocidio vandeano", non rispecchia la
definizione di genocidio coniata da Lemkin cioè "atti
commessi con l'intenzione di distruggere, in tutto o in
parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso" e
neanche quella di Frank Chalk and Kurt Jonassohn cioè: "una
forma di massacro di massa unilaterale con cui uno stato o
un'altra autorità ha intenzione di distruggere un gruppo,
gruppo che è definito, così come i suoi membri,
dall'aggressore", ciò significa che secondo McPhee, non ci
fu l'intenzione, da parte della Convenzione, di sterminare i
vandeani.
Molti altri storici criticarono la tesi di Secher, ma
principalmente per l'uso del termine "genocidio", infatti
tutti concordano sul fatto che le guerre di Vandea siano
state una tragedia e che abbiano messo in risalto degli
atteggiamenti piuttosto inaspettati nella Francia
rivoluzionaria.