La dottrina
millenaristica
La credenza dell'imminente ritorno di Cristo sulla Terra per
stabilirvi un regno di beatitudine destinato a durare mille
anni e riservato ai giusti fu alla base della dottrina
millenaristica, sorta negli ambienti cristiani in Asia
Minore e diffusasi poi anche in Occidente, strettamente
legata ai miti apocalittici sulla fine del mondo. Nonostante
la sua derivazione biblica il millenarismo fu bandito come
dottrina eretica. Nel Medioevo assai copiosa fu la
produzione di testi di letteratura apocalittica: tra questi
vi furono le Cronache dell'anno mille del monaco benedettino
Rodolfo il Glabro (ca. 985-1047), nelle quali si prefigura,
attraverso il racconto di prodigi, calamità naturali, orrori
ed eventi catastrofici, la prossima fine del mondo. Tra
questi, il sorgere delle eresie, ritenute frutto di
sataniche contaminazioni dell'animo umano, attira
l'attenzione dell'immaginifico cronista.
Eresie
e apocalisse dell'Anno Mille
Sul finire dell'anno mille apparve in Gallia, presso il
villaggio di Vertus nel territorio di Châlons, un plebeo di
nome Leutardo, che, come provò l'esito di questa storia,
poteva ben dirsi un emissario di Satana. La sua inguaribile
follia si manifestò così. Una volta che si tratteneva da
solo nei campi per compiervi qualche lavoro agricolo, colto
dal sonno per la fatica, gli sembrò che un enorme sciame
d'api entrasse in lui per una parte risposta del suo corpo,
gli prorompesse fuori attraverso la bocca con grande
fragore, lo tormentasse intensamente e a lungo con fitte
punture, e infine gli parlasse, ordinandogli di eseguire
varie azioni impossibili ad un essere umano. Rialzatosi
tutto spossato, tornò a casa e si liberò della moglie,
adducendo le prescrizioni del Vangelo per giustificare il
divorzio. Poi uscì, e, entrato in chiesa come per pregare,
afferrò la croce e calpestò l'immagine del Salvatore. Presi
da terrore, gli astanti pensarono che fosse impazzito,
com'era in effetti; ma egli li convinse – tale è
l'incostanza mentale dei contadini – che faceva tutto ciò
per un'eccezionale rivelazione divina. Era dotato di grande
parlantina, priva per altro d'ogni senso di convenienza e di
verità; e pur atteggiandosi a insegnante, contraddiceva il
vero insegnamento della fede. Affermava che era del tutto
inutile e ozioso pagare le decime; e come le altre eresie,
per ingannare più sottilmente, si ammantano dell'autorità
delle Sacre Scritture con cui in realtà contrastano, così
anch'egli sosteneva che i profeti avevano detto cose in
parte giuste, in parte da non credersi. La sua reputazione
d'uomo in apparenza devoto e assennato gli guadagnò in breve
una parte non piccola della bassa plebe. Ma il vescovo
Geboino alla cui diocesi apparteneva, un vecchio di grande
dottrina, informato di tutto questo se lo fece condurre
davanti. Interrogato sulle parole e sulle azioni che di lui
si erano venute a sapere, l'uomo cercò di coprire il veleno
della sua perfidia facendo ricorso alla testimonianza delle
Sacre Scritture che non conosceva a fondo. Alla perspicacia
del vescovo queste idee apparvero inammissibili, anzi
disoneste e da condannarsi; e dimostrando che costui era
divenuto un pazzo eretico, richiamò quella parte del popolo
che era stata ingannata dalla sua follia e la ricondusse
alla piena osservanza del cattolicesimo. Riconoscendosi
ormai battuto e privo dell'appoggio popolare, Leutardo si
tolse la vita gettandosi in un pozzo.
In questo periodo un male non dissimile si manifestò a
Ravenna. Un certo Vilgardo, cultore diligente, anzi
appassionato, dello studio della grammatica – giacché è
sempre stata abitudine tipica degli Italiani coltivare
quest'arte tralasciando le altre – cominciò a insuperbire
per la conoscenza che aveva della sua arte, e a mostrarsi
sempre più insensato. Un giorno certi diavoli presero
l'aspetto dei poeti Virgilio, Orazio e Giovenale, e,
comparendogli innanzi, gli dimostrarono perfidamente grande
riconoscenza perché con tanto zelo e amore si dedicava ai
libri contenenti le loro opere e se ne faceva fortunato
annunziatore presso la posterità; gli promisero quindi che
lo avrebbero reso partecipe della loro gloria. Corrotto
dall'inganno dei diavoli, si mise allora presuntuosamente a
sostenere varie dottrine contrarie alla fede cattolica,
asserendo che bisognava credere in tutto e per tutto alle
parole dei poeti. Infine fu smascherato come eretico, e
venne condannato da Pietro, vescovo di quella città. Furono
scoperti in Italia altri sostenitori di queste perniciose
teorie; ed essi pure vennero giustiziati con la spada o sul
rogo. Anche dalla Sardegna, isola dove gli eretici sempre
abbondano, in quel tempo uscirono alcuni che andarono a
traviare in parte la popolazione della Spagna: e finirono
massacrati dai cattolici. Tutto ciò costituisce un presagio
che ben si accorda con la profezia di Giovanni, là dove dice
che Satana verrà liberato, e al termine di mille anni...
[...]
Rodolfo il Glabro, Cronache dell'Anno Mille, libro II,
parr. 22-23, traduzione di G. Cavallo e G. Orlando,
Fondazione Lorenzo Valla, Milano 1989.