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Vita nella tomba di Stratis Mirivilis


Stratis Myrivilis è nato a  Mitilene in 1892 dove ha finito il liceo. È scritto nella facoltà di filosofia dell'università di Atene, ma interrompe i studi per partecipare come volontario  nelle guerre balcaniche. Ha vissuto tutto l'orrore delle guerre come soldato e questo ha  influenzato in larga misura il suo lavoro letterario. In 1930 pubblichò il suo capolavoro La vita nella tomba. Lavora nella biblioteca nazionale, e scrive per i giornalli. Per un certo periodo è stato presidente della radiofonia greca. È diventato inoltre il membro dell'Accademia di lettere di Atene. È morto il 1969.


Vita nella tomba


Romanzo epistolare , edito nel 1923 e in edizione definitiva nel 1932. Si tratta di lettere che il sergente Costula invia dal fronte alla moglie: infatti come sfondo, nel romanzo, c'è la guerra sul fronte di Salonicco. Non si tratta solo di un diario sulle operazioni belliche; qui la guerra è vista nel suo crudo realismo, nel suo dramma individuale e collettivo, nei suoi pericoli quotidiani, nel suo disfacimento morale; nè mancano episodi comici, che all'autore danno lo spunto per mostrarsi satirico e pungente, specialmente contro i generali da parata. In questo spirito antimilitaristico si insinuano anche toni di idillio, che l'autore introduce negli intervalli della tragedia. Ma l'opera ha un sapore di attualità non indifferente e forse è quella che meglio rappresenta la letteratura neogreca. E' stata tradotta in francese con il titolo De profundis.



Quaderni di guerra del sergente Costula


Romanzo dello scrittore greco Stratis Myrivilis (pseud. di S. Stamatopulos, 1892-1969), pubblicato nel 1924. Si tratta di una delle più importanti opere narrative prodotte dalla letteratura greca del secolo XX. L'opera si situa nel filone antimilitarista della letteratura europea, che attraverso l'autenticità della testimonianza personale esprimeva tutta l'orribile realtà della guerra. A differenza di altri scrittori (si pensi a Remarque), M. non si interessa né alla rappresentazione epica della condizione umana al fronte, né alla descrizione dei campi avversi. Il romanzo si presenta sotto forma di diario di un soldato: i quaderni del sergente Antonis Costula (un personaggio inventato), indirizzati alla sua ragazza; dopo la sua morte l'A. - così afferma - trova il manoscritto e lo pubblica senza variazioni. La realtà della guerra è così riportata nella sua immediatezza. Non sono descritti avvenimenti di rilievo; la vita scorre quasi sempre triste e monotona nelle trincee; la guerra è priva di qualsiasi connotato eroico o ardimentoso. Non c'è il confronto virile sul campo di battaglia, ma l'attesa interminabile di una morte ingloriosa domina la loro "vita inverosimile, piena di infamia e di un falso spirito cavalleresco". In condizioni del genere anche le azioni umane diventano vili e meschine: il caporale Dimitràtos scrive alla moglie che dovrebbe procurarsi un quarto figlio in modo da poter essere rinviato al fronte. M. attacca tutti i falsi miti: i residui della "Grande Idea", i vuoti discorsi patriottici, la millanteria che disprezza l'infelicità umana. Ciò che resta è un profondo amore per l'uomo, per l'anonimo soldato della trincea, vittima della gigantesca macchina bellica. In efficace contrappunto sono inseriti nella narrazione rievocazioni della vita tranquilla sull'isola di Lesbo. L'inferno del presente è così mitigato dalla fuga in un passato felice, e la brutalità della narrazione cede a tratti alla poesia di una nostalgia struggente. In questo passaggio dialettico dal presente al passato, dal realismo alla poesia, risiede uno dei motivi di validità di questo libro. La pluridimensionalità del racconto e la testimonianza personale si combinano felicemente in questo romanzo di grande forza rappresentativa la cui vendita fu vietata durante i quattro anni di dittatura fascista del generale Metaxas prima e durante l'occupazione tedesca poi. Trad. di A. Manganaro, Milano, 1965.



Vasilis l'albanese


Racconto dello scrittore greco Stratis Myrivilis (pseud. di S. Stamatopulos, 1892-1969), pubblicato nel 1943. Teatro della vicenda è un villaggio dell'isola di Lesbo nei primi anni di questo secolo. Attingendo ai primi propri ricordi d'infanzia, l'A. racconta in prima persona le vicissitudini e la morte del protagonista che dà il titolo al volume. Fin dall'infanzia Vasilis si distingue, nel villaggio di Lesbo in cui convivono greci e turchi, per il suo coraggio. Prende parte alla lotta macedone contro i bulgari e in seguito, durante la sollevazione dei Giovani Turchi, combatte a fianco dei ribelli contro il sultano. Tornato a Lesbo, non esita a passare dalle file dei gendarmi a quelle dei contrabbandieri, diventando così il più temibile bandito dell'isola. Infine, inseguito dalla polizia e casualmente ferito, si conficca il pugnale nel petto per mostrare a Dio "come si battono i coraggiosi". Riceve una sepoltura pagana: è sotterrato in piedi e senza rito religioso, con l'unico accompagnamento della musica popolare. M. ha tentato con pieno successo di descrivere un modello di assoluto e illimitato ardimento. Questo "assoluto" si esprime nei conflitti che lo contrappongono alle varie "opportunità", morali o di altro tipo; l'ardimento non si lascia subordinare a nessun fine, è fine a se stesso, e così Vasilis, una specie di forza della natura, è al di là del bene e del male. Ciò che gli interessa è la lotta, la realizzazione della sua forza virile. Quando per esempio gli viene chiesto perché ha abbandonato il campo macedone e si è unito ai Giovani Turchi, risponde: "Era la stessa cosa in Macedonia e a Costantinopoli col comitato rivoluzionario: guerra qui, guerra là. Solo che a Costantinopoli lottavamo contro un sultano, e questo è tutto un altro divertimento". C'è un'evidente parentela con il pensiero di fondo di Nietzsche: con la sua irreligiosità e il suo porsi al di fuori delle leggi, il protagonista esprime la liberazione degli istinti, la loro rivolta contro una civiltà che mira a soffocarli. La rievocazione al passato in prima persona, il concreto inquadramento del racconto in un luogo e in un'epoca, infine la comparsa di personaggi storici reali (per esempio il pittore popolare Theofilos) conferiscono al libro - scritto in una lingua immaginosa ricca di invenzioni - una autenticità, che a sua volta conferisce apparenza di realtà alla dimensione soprannaturale del protagonista.



 

Vita segreta di Angelo Terzakis

Vita segreta romanzo dello scrittore greco Angelo Terzakis (1907-1979), pubblicato nel 1957. Il protagonista è rappresentato come un individuo solitario per elezione, che sa resistere alle tentazioni della felicita, alla quale pur tutti ambiscono: anzi nemmeno la cerca, rendendo così più lacerante e dolorosa la sua solitudine. Anche la donna, che l'autore pone accanto al protagonista. è uguale a lui: potrebbe essere amata e non lo è, potrebbe amare e non lo fa o non sente di farlo. Il problema, che è profondamente psicologico, viene risolto cosi: lei trova l'evasione nel sacrificio, l'altro avverte l'amarezza del ricordo, che uccide. Romanzo introspettivo, in cui la figura del protagonista è delineata a forti tinte, con tocchi di esasperante realismo.





 

Il sole della morte
romanzo dello scrittore greco Pandelis Prevelakis (1909-1986), pubblicato nel 1959



kazantzakis (a sinistra)
con prevelakis

 

Dopo essersi discostato dai consueti temi cretesi con la tragedia storica La sacra vittima, che si ispira alla Firenze medicea e al Rinascimento italiano e con il romanzo storico La morte dei Medici, l'autore ritorna di nuovo al tema della sua terra, narrando la storia di una vendetta temuta, presentita, attesa e seguita dall'intera comunità: il protagonista un eroe appena adolescente, che nella successione degli avvenimenti anche la vittima designata; con l'effetto che tutto ciò che costituisce vita o lusinga di vita visto alla luce della morte, la quale ha una funzione illuminatrice, come il sole.

Quando sembra che le cose ormai seguano il loro corso regolare e che la vittima designata sia giunta al sacrificio, interviene la zia del ragazzo, Rusaki, che fa scudo di sè al nipote e muore al posto suo. La narrazione ha spunti notevolmente drammatici e presenta pagine di alto lirismo; il romanzo, assieme alla Testa di Medusa (1963) e a Il pane degli angeli (1966) costituisce una trilogia; nel primo c'è l'attrazione che il marxismo esercita sugli intellettuali del nostro tempo, nel secondo c'è la descrizione dell'iter spirituale dello scrittore alla scoperta di se stesso: queste due opere servono per meglio inquadrare Il sole della morte. Con Prevelakis la letteratura entra nelle abitudini quotidiane e diviene cultura.




Ricchi e poveri
romanzo dello scrittore greco Grigorios Xenopulos (1867-1951), pubblicato nel 1919




Le migliori qualità dell'uomo sono spesso sopraffatte da forme egoistiche o dall'arrivismo di altri uomini, mentre la possibilità per rendere veramente migliore la società ci viene offerta dal socialismo o più precisamente dall'idea socialista. Avviene così che ricchi e poveri costituiscano due "razze", per così dire, in lotta tra loro; così anche il protagonista del romanzo, Popos Dagtoras, che appartiene alla seconda categoria, quella dei poveri, ha tutte le carte in regola per giungere al successo, l'intelligenza, la cultura, l'amore per il lavoro, l'integrità del carattere, tuttavia rimane un vinto, non essendo capace di rinunciare ai propri principi per cercare il denaro: così i poveri, più onesti dei ricchi, continueranno a essere poveri. Il romanzo a sfondo sociale ricco di vicende e di personaggi disegnati con vigore.

Laura

Romanzo zantiota del narratore neogreco Gregorio Xenopulos (1867-1951), pubblicato nel 1915. Lineare l'intreccio: la contessina Laura Contarís, giovane, bella e ricca, ha una relazione col suo primo cugino, Fredo Cozali, tipo superficiale che dopo averla compromessa dinanzi alla società dell'isola, la abbandona e fugge ad Atene con un'altra ragazza. Con estrema decisione, Laura va a cercarlo ad Atene e, ritrovatolo, gli propone di seguirla; in seguito al suo deciso rifiuto, lo uccide con la stessa pistola che egli le aveva un giorno donato. Nell'epilogo, il lettore apprende che Laura, dopo essere stata assolta dal tribunale, si è chiusa in un monastero per espiare la sua colpa. Il romanzo è animato da un ardore meridiano e da una passionalità ignota ai precedenti romanzi dello stesso A. Questo amore giovanile fra due cugini, che comincia con toni lieti e spensierati, si svolge nei giardini e nei boschi dell'isola, e si conclude tragicamente, trascina il lettore: la prima parte di Laura è piena di quella freschezza spontanea, di quella grazia leggera in cui X. trova i suoi momenti più felici. Parallelamente alla storia d'amore il romanzo presenta in attraenti quadri la pittoresca vita di Zante, con i suoi balli, i caffè, i casini e le residenze dei nobili, le costumanze degli abitanti e le piccole gioie della vita quotidiana. Senza dubbio il finale non è esente da una certa esagerazione romantica; del resto la soluzione melodrammatica è costante nei romanzi di argomento zantiota di X. (come per esempio Lo scoglio rosso, e ne costituisce forse l'unico difetto.

Margherita stefa

Romanzo del narratore neogreco Grigorios Xenópulos (1867-1951), pubblicato nel 1893. È la storia di un amore felice e insieme l'immagine dell'isola natale di X. Più ancora che l'eroina, Margarita Stefa, la stessa Zante è in primo piano nelle pagine del romanzo. X. descrive nei minuti particolari, con quello spirito di osservazione che lo distingue, la vita idilliaca e pacifica della cittadina, i suoi aspetti pittoreschi, i suoi tipi caratteristici, la composizione sociale, la politica e i partiti, e ci presenta un grazioso quadro dell'isola. Ma questo quadro è concepito come sfondo all'amore costante e reciproco di Toni Tocadello e Margherita Stefa. Toni è di famiglia nobile, Margarita proviene dal popolo, tuttavia il loro idillio, dopo un tentativo di ratto, finisce con un matrimonio riconosciuto dalle due famiglie secondo la predilezione dell'A. per le soluzioni non drammatiche e per l'appianamento dei contrasti. X. non mostra fretta di arrivare al termine felice del racconto: tutta la circostante vita dell'isola gli offre temi o pretesti per le sue descrizioni di ambiente. Sono appunto queste descrizioni piene di evidenza, insieme con la vivace rappresentazione dei personaggi, che creano con vivezza l'atmosfera di Zante e costituiscono il principale pregio del libro.


Onesti e disonesti

Romanzo sociale dello scrittore neogreco Grigorios Xenòpulos (1867-1951), pubblicato ad Atene nel 1921. È la storia di un uomo sfortunato, Demos Spathis, narrata con commossa partecipazione alla sofferenza del protagonista. Demos è un giovane di Zante, integro e schietto, che abbandona l'isola natale e si reca ad Atene con la speranza di costruirsi un migliore avvenire, ma fallisce senza sua colpa, vittima dell'oppressione di una società fondamentalmente ingiusta. Il romanzo, scritto in uno stile serrato ed essenziale, è in prima persona (procedimento insolito nella produzione dell'A.) e acquista perciò un tono di particolare passione e immediatezza. Benché X. tragga dalla vicenda la conclusione che nel mondo esistono onesti e disonesti convenzionali, e onesti e disonesti veri, e che un uomo convenzionalmente onesto può essere di fatto un disonesto, e viceversa, questa amara constatazione delle ipocrisie sociali non fa del romanzo un'opera a tesi. Molto maggior peso ha il dramma di Demos Spathis, di sua moglie Angela, della sua famiglia perseguitata senza che gli ingiusti siano in qualche modo puniti. Demos e Angela sono sempre al centro della partecipazione di chi legge, con la loro bontà, pazienza, giustizia e audacia: "eroi positivi", senza dubbio, ma resi vivi e plausibili dal loro doloroso confronto con la negatività che li circonda.


Lo scoglio rosso

Romanzo dello scrittore neogreco Grigorios Xenòpulos (1867-1951), pubblicato ad Atene nel 1905. Come il precedente Margherita Stefa, anche questo racconta una storia d'amore nell'ambiente caratteristico di Zante. Sullo sfondo del paesaggio agreste e marino dell'isola, una giovane donna sensibile, Fotiní Sandri, vive la sua passione ardente e infelice per il cugino Ànghelos Marini, e la vicenda sentimentale è ritmata e sottolineata dal trascorrere delle stagioni. La prima parte del libro è dedicata ai giochi spensierati dell'adolescenza. Fotiní vive felice con il fratello Mimis e con Ànghelos tra il verde dei giardini e degli oliveti. Ma il suo è un amore sfortunato: il cugino sposa un'altra donna e la ragazza si uccide. Il dramma esplode bruscamente, ma non coglie impreparato il lettore, poiché l'A. ne ha posto le premesse nel carattere - acutamente analizzato - della fanciulla, ignara e inesperta della vita. Dal romanzo lo stesso X. trasse il dramma Fotiní Sandri rappresentato per la prima volta ad Atene l'11 agosto 1908 e rimasto a lungo in repertorio.



 

Lume di stelle (Aστροφεγγια)
romanzo dello scrittore greco Ioannis Panagiotòpulos (1901), pubblicato nel 1945




 

Opera piena di malinconia, di grazia, di delicatezza, in cui viene rievocata l'adolescenza sempre fantasiosa, vivace, ma piena di tormenti. Come sfondo c'è il primo dopoguerra con i suoi difficili problemi, specialmente per un gruppo di compagni di scuola che si affacciano con un grosso bagaglio di illusioni e di speranze alla vita: ma quale vita dopo una guerra disastrosa? Il protagonista Angelo continuamente tormentato, tutto assorto nella sua vita interiore: la sua fine sarà precoce. Con lui si muovono personaggi vivaci, come la giovane Danae, bella e spensierata, che si accontenta dell'attimo fuggente, o Erse, ragazza dolce e materna, o Nikos, il giovane forte e ricco, cui la vita sembra sorridere. Ciascuno ha il suo destino e ciascuno lo affronta con decisione e coraggio; così lo scrittore rivive il dramma della gioventù greca, che si affaccia alla vita, dopo i disastri della Prima guerra mondiale.



 

Infermi e viandanti di
Giorgio Theotokas


Infermi e viandanti romanzo dello scrittore greco Giorgio Theotokas (1905-1966). pubblicato nel 1964. E' la rielaborazione e continuazione del romanzo Via sacra del 1950. Dopo aver descritto la situazione della Grecia durante l'occupazione nemica dal 1941 al dicembre del 1944, e narrato il tragico destino dell'attrice Elena Papadakis adombrato nella dolorosa vicenda di Teanò Galati, la quale per salvare alcuni compatrioti greci fa amicizia con un ufficiale tedesco e viene successivamente giustiziata per tradimento, lo scrittore si soffritta sulla triste condizione dei Greci, sulle inquietudini e il disorientamento in cui si trovò la gioventù greca subito dopo il primo dopoguerra. in seguito al fallimento delle trattative legale alla catastrofe dell'Asia Minore. Il romanzo, con il suo realismo, risente della partecipazione diretta dello scrittore agli avvenimenti.


Argo

Romanzo dello scrittore greco Ghiorghios Theotokàs (1906-1966), pubblicato integralmente nel 1936, dopo che la prima parte del libro era già stata pubblicata nel 1933; nel 1939 apparve una seconda edizione, predatata al 1936 per non incorrere nelle disposizioni della censura. È uno dei libri più significativi attraverso cui la cosiddetta "generazione del 1930" influenzò lo sviluppo del romanzo greco. T., uno dei pionieri di questo movimento, ne aveva esposto la problematica a livello di ideologia e di prassi nel saggio Spirito libero (1929), una specie di manifesto. I rappresentanti di questa corrente - soprattutto prosatori - si battevano in particolare per un rinnovamento del romanzo, che lo liberasse dai limiti angusti delle descrizioni di caratteri, e attraverso un allargamento di prospettiva miravano a fissare in opere di ampio respiro la vita della Grecia dopo la guerra contro la Turchia (1922). T. si propone appunto di descrivere in questa ottica la realtà greca del primo trentennio del secolo. Al centro della narrazione è un gruppo di studenti che si è battezzato "Argo", una reminiscenza del vascello degli argonauti. Il viaggio nella vita di questi argonauti inizia negli anni successivi alla prima guerra mondiale, caratterizzati in Grecia da sommosse rivoluzionarie e dalla contrapposizione di varie ideologie. Per quanto i singoli personaggi appaiano in larga misura portatori di un'idea, ognuno degli amici vive i suoi personalissimi dolori, delusioni e successi. Spesso appaiono vittime di un destino incomprensibile, che gratifica abbondantemente l'uno di ciò che l'altro insegue vanamente. E così quello che inizialmente s'interessava alla teologia diventa un dirigente degli studenti comunisti, attraversa una crisi ideologica e muore nella preparazione di un attentato contro Mussolini a Firenze. Un altro, che aveva dinanzi a sé una brillante carriera accademica, diventa un importante scrittore, mentre quello che aspirava a diventarlo non ci riuscirà mai. Osservati con acutezza e annotati in una lingua chiara e razionale, si rispecchiano in colloqui, riflessioni e vicende esistenziali tipiche i problemi delle giovani generazioni, ma non solo i loro. Contrapponendo al declino di una vecchia e prestigiosa famiglia di notai l'ascesa a ministro di un umile insegnante macedone, T. mostra che i nuovi capi provengono da uno strato sociale nuovo della Grecia in trasformazione, e indica le forze in cui si incarnerà la Grecia del futuro.



 

Vita e morte del Caravelas
romanzo dello scrittore greco Costantino Theotokis (1872-1923)


Il capolavoro di Theotokis, lo scrittore corcirese, che nel ritrarre uomini e cose della sua terra ha toni di realismo verghiano. Sullo sfondo di vita agreste, ritratta senza alcuna idealizzazione, lo scrittore ci presenta la drammatica esistenza di un vecchio contadino, Caravelas, vedovo, che viene lusingato da una donna sposata: uno dei tanti fatti quotidiani della vita, sennonchè qui, in un mondo pieno di passioni, in cui albergano avarizia, interessi e torbidi amori, Caravelas non capace di risolvere una sua difficile posizione e, spogliato di ogni bene per la malizia della donna, preferisce suicidarsi, impiccandosi a una trave. La narrazione sempre rapida e robusta, l'ambiente agreste non ha nulla dell'idillio pastorale, le tinte psicologiche sono notevoli, il contenuto alquanto violento: non senza ragione stato detto che il suo mondo come "un inferno agreste".


Il condannato

Lungo racconto del prosatore neogreco Konstandinos Theotókis (1872-1923), pubblicato nel 1919. L'interesse dell'opera si concentra intorno alla figura di Turkojannis, un semplice contadino che si sforza di rendere migliori gli uomini con la sua bontà e con la sua pazienza, e di riscattare e salvare il mondo dal peccato con il proprio sacrificio facendosi capro espiatorio di colpe altrui. In questi atteggiamenti è evidente l'influenza del romanzo russo: si possono infatti riconoscere, nella figura del protagonista, tratti del principe Myskin, dall'Idiota (v. O.), e di Alësa, dai Fratelli Karamazov (v. O.) di Dostoevskij, mentre la predicazione contro la violenza si riallaccia all'ultimo Tolstoj. Turkojannis e gli altri personaggi del racconto sono delineati soprattutto nella loro vita interiore, attraverso una analisi minuta dei loro pensieri e dei loro sentimenti. E, in mancanza di un vero e proprio intreccio, si susseguono belle scene agresti e descrizioni di paesaggio che si alternano a sottili introspezioni: mirabile è la rappresentazione del procedere dell'amore. Non sempre, tuttavia, la figura del protagonista riesce a divenire interamente persuasiva e vitale, a giustificare con una piena individualità la propria parte di creatura stramba e originale. D'altro lato la tendenza melodrammatica e il tono moraleggiante raffreddano talora il calore umano che ispira le parti migliori dell'opera.



 

Giuramento "Orko"
novella in versi decapentasillabi dello scrittore greco Gerasimos Markoras (1826-1911)


 Novella in versi, pubblicata nel 1875 del neogreco Gerasimo Markorás (1826-1911), discepolo e continuatore di Solomós. Il poemetto glorifica la insurrezione cretese del 1866, attraverso la esaltazione del fulgido episodio di Arkadi, "l'eroico monastero che lottò come una fortezza e finì come un vulcano", secondo la espressione di Hugo. Nel monastero, anima della resistenza, si erano rifugiati donne e bambini. La difesa si protrasse fino all'estremo limite umano. Quando la fine apparve inevitabile, e già la marea degli assalitori turchi aveva straripato entro il cortile del chiostro, l'igúmeno Gabriele (il capo) diede fuoco alle polveri. Vinti e vincitori saltarono in aria. In questo sfondo eroico campeggia una vicenda d'amore, dove il sentimento umano appare sacrificato alla Patria, sublimato dalla immolazione. Cessata la lotta, le donne e i bambini ritornarono nella loro terra martoriata, dopo tre anni di assenza. Sulla triste nave dei profughi è una fanciulla, Eudocia, rimasta orfana in seguito alla insurrezione. Essa non ha più nessuno che la attenda, ma il suo cuore palpita al pensiero di ritrovare il giovane amato, Manthos, il quale nel salutarla, quasi presago e giurando, le aveva infuso la certezza che egli sarebbe sopravvissuto alla lotta. Il presentimento si è rivelato però fallace: anche il giovane Manthos è caduto coi prodi nella difesa del monastero. La sventurata fanciulla abbandona la deserta casa paterna e si avvia alle pendici dell'Ida, si inerpica verso le rovine di Arkadi, per baciare la terra dove giacciono le ossa del suo diletto. Nella notte, l'ombra di Manthos le appare e in una lunga narrazione, che riempie tutta la seconda parte, rievoca la strenua difesa del monastero, la ispirata figura dell'igúmeno, la gloriosa fine. Quindi prende con sé l'anima della sua diletta e la conduce verso la luce del paradiso. Egli ha tenuto fede al suo giuramento. La chiusa del poemetto è ispirata al motivo del morto che ritorna per assolvere un impegno giurato, reso noto e popolare dalla famosa ballata detta del Fratello morto. La narrazione raggiunge momenti di nobile pathos nella esaltazione del sacrificio. Le figure di Eudocia, di Manthos, del monaco Gabriele, splendono di vivissima luce ideale. Il verso è scorrevole, vario, armonioso. L'opera è tra le più notevoli della moderna letteratura greca. Tradd. di Eliseo Brighenti (Milano, 1903) e di Giovanni Canna ("Rassegna Nazionale", 1899).








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