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Alexis Clérel de Tocqueville - La democrazia in America
Alexis Clérel de Tocqueville nacque a Parigi il 29 luglio 1805, da famiglia di antica nobiltà, erede quindi di una tradizione aristocratica e terriera (come Montesquieu era barone di La Brède, egli era visconte di Tocqueville, situata nel Cotentino, in Bretagna). Dopo aver compiuto gli studi giuridici a Parigi (dal 1820 al 1826), tra il 1826 e il 1827 soggiornò per alcuni mesi in Italia, inaugurando la consuetudine di effettuare lunghi viaggi per conoscere i popoli, gli usi e i sistemi di governo dei paesi esteri; del suo viaggio in Italia scrisse un resoconto, intitolato Voyage en Sicile. Tornato in patria nello stesso 1827, fece il suo ingresso in magistratura, dove conobbe Gustave de Beaumont, di famiglia nobile, con cui intrecciò un saldo legame di amicizia destinato a durare tutta la vita. Del 1828, invece, è l'incontro con la giovane inglese Mary Mottley, con cui Tocqueville si unirà in matrimonio nel 1836. Il 1831 segna l'inizio di un importante viaggio in America, su incarico del governo francese e in compagnia dell'amico Beaumont, allo scopo di indagare sulle condizioni e sull'efficienza del sistema carcerario americano. Il viaggio – che durò nove mesi toccando New York, Boston, Filadelfia e Baltimora – assunse ben presto i caratteri di una meticolosa indagine sul sistema politico e sociale americano. Al loro ritorno, Tocqueville e Beaumont stesero un puntuale rapporto, che pubblicarono nel gennaio 1833 sotto il titolo Del sistema penitenziario negli Stati Uniti e della sua applicazione in Francia.

Ma l'opera più importante scritta da Tocqueville a seguito del soggiorno americano fu La democrazia in America, pubblicata in due parti, nel 1835 e nel 1840. La prima, in particolare, vide la luce dopo che lo stesso Tocqueville ebbe rassegnato le dimissioni da magistrato in segno di protesta per la sollevazione di Beaumont dall'incarico di sostituto presso il Tribunale per volontà del governo. L'opera, che si occupava dell'influenza della democrazia sulle istituzioni, conobbe in poco tempo un grande successo, e fu seguita, cinque anni dopo, da una seconda parte, più teorica, riguardante l'influenza delle istituzioni sui costumi.

Nel periodo compreso tra gli anni di pubblicazione delle due parti de La democrazia in America, il nobile parigino ebbe modo di viaggiare anche in Inghilterra e in Irlanda (1835), di candidarsi – senza successo – alle elezioni generali nel distretto di Valognes (1837), e infine di ritentare – questa volta con fortuna – la strada politica nell'appuntamento elettorale successivo (1839). Nel 1841 intraprese un nuovo viaggio, questa volta in Algeria, per poi dedicarsi, negli anni successivi, allo studio dei problemi riguardanti la colonia francese. Nel cruciale passaggio del 1848, Tocqueville venne eletto all'Assemblea costituente, schierandosi a favore del bicameralismo e dell'elezione diretta del presidente della Repubblica. Nel 1849 si colloca il decollo della carriera politica, seppur per poco tempo: eletto deputato dell'Assemblea legislativa, nel maggio dello stesso anno ricevette l'incarico di ministro degli Affari Esteri, carica cui però dovette rinunciare pochi mesi dopo per volontà di Luigi Napoleone. Manifestatisi gli stadi iniziali di una lunga malattia che lo avrebbe portato alla morte, Tocqueville uscì in breve tempo dalla partecipazione attiva alla vita politica per dedicarsi alla stesura del celebre L'antico regime e la rivoluzione, che vide la luce nel 1856, inizialmente come prima parte di un'opera più lunga. Dopo un breve soggiorno in Inghilterra, le condizioni di salute del nobile e intellettuale parigino andarono lentamente peggiorando. Stabilitosi a Cannes nell'ottobre 1858, vi morì nell'aprile dell'anno successivo.

Alla base delle idee di Tocqueville sulla democrazia sta sicuramente il viaggio compiuto in America nel 1831; lo stesso metodo di indagine che il nobile parigino applicò nel descrivere la società americana, infatti, fu usato nel rievocare la storia della società francese nell'opera L'antico regime e la rivoluzione. Nel sistema americano, agli occhi del pensatore parigino, si era resa possibile un'affermazione della democrazia sia nella società civile sia nella società politica, mentre in Francia tale affermazione aveva incontrato non poche difficoltà, anche a causa del carattere violento della Rivoluzione. Tutta l'opera di Tocqueville è una grande riflessione sulla libertà, e sulla possibilità di conciliare la libertà con l'egualitarismo. Nell'ottica dell'intellettuale parigino, infatti, l'uguaglianza era ormai un obiettivo verso il quale tendeva la maggioranza degli uomini, e l'affermazione di una società democratica costituiva un processo irreversibile. Di fronte a questo dato di fatto, e di fronte al rischio di un generale livellamento egualitario, si rendeva più che mai necessario ridefinire il concetto di libertà. Sul piano politico-sociale, quindi, Tocqueville avanzava una serie di articolate proposte. Per quanto riguarda l'organizzazione dei poteri, egli si diceva contrario al presidenzialismo e favorevole a un sistema bicamerale, pur nutrendo una certa diffidenza nei confronti delle istituzioni politiche come garanti delle libertà individuali. Maggiore importanza, nell'ottica di Tocqueville, avrebbe dovuto assumere il potenziamento del decentramento amministrativo, e quindi il ruolo delle autonomie comunali e provinciali. Accanto a quella di una nuova funzione dei poteri locali, si faceva poi strada l'idea di dare una nuova veste all'associazionismo, inteso come creazione e sviluppo di associazioni politiche, commerciali, scientifiche e letterarie, e in grado di costituire una nuova aristocrazia al posto di quella di sangue in via di dissolvimento. Ma, al di sopra di tutto, nel pensiero di Tocqueville – come in quello di Montesquieu – un'importanza decisiva veniva assegnata alla morale, e quindi alle doti morali e al senso di responsabilità di ciascun individuo, in grado di rimediare ad alcuni inconvenienti connessi con l'affermazione della società democratica.

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