Guerra e pace
Romanzo dello scrittore russo Lev Nikolaevič Tolstoj
(1829-1910), pubblicato in redazione definitiva nel 1869.
Si tratta di una delle opere più importanti della
letteratura universale, in cui l'autore ha mostrato tutta la
sua potenza di scrittore e di uomo. La storia della Russia è
intrecciata con la storia dei destini individuali dei
protagonisti e dei numerosi altri personaggi (che in tutto
sono circa 570). Opera di carattere "omerico", come ha
sottolineato Lukàcs, vera epopea, in cui vengono
rappresentati i momenti fondamentali della vita individuale
e sociale, in tutte le loro dimensioni, Guerra e pace
rappresenta una perfetta sintesi di "sentimenti e
avvenimenti". La genesi di questo romanzo-epopea è assai
complessa: il progetto iniziale era di scrivere un romanzo
dedicato a un decabrista tornato dall'esilio. Questa idea
venne a Tolstoj nel 1856, vale a dire l'anno in cui ancora
scottava ai Russi la ferita della sconfitta di Crimea. I
Russi si chiedevano le cause di questa sconfitta e pensavano
anche alla necessità di una trasformazione che permettesse
al Paese di mettersi alla pari degli altri. Per questo
occorreva liberarsi dagli aspetti più soffocanti della
classe dirigente. Fu certo anche la ricerca di una soluzione
che spinse Tolstoj a studiare il passato e il presente,
soffermandosi su quel moto decabrista che, nel 1825, aveva
cercato di dare alla Russia un regime costituzionale, senza
riuscirvi: il romanzo I decabristi fu in realtà abbozzato,
ma non terminato, nel 1860, dopo un'intensa elaborazione e
meditazione (questo romanzo venne ripreso anche in seguito e
indipendentemente da Guerra e pace e abbandonato
definitivamente solo nel 1870). Tuttavia il romanzo dei
decabristi fu il primo spunto, il germe da cui sarebbe nato
Guerra e pace: la storia del protagonista Pjotr Labazov si
riflette nella storia di uno dei protagonisti di Guerra e
pace, Pierre Bezuchov. Nel corso di questa ricerca, Tolstoj
si sentì spinto indietro nel tempo: ed ecco che provò il
bisogno di scrivere un romanzo dedicato alla grande pagina
della storia nazionale, al 1812: l'anno dell'invasione e
della disfatta di Napoleone Bonaparte nella campagna di
Russia. Va anche detto che nel 1860 iniziarono i preparativi
per la solenne manifestazione che, nel 1862, avrebbe
celebrato il cinquantesimo anniversario della battaglia di
Borodino e della "grande guerra patriottica" e tale
atmosfera dovette esercitare, anch'essa, una certa
suggestione sullo scrittore. Tuttavia Tolstoj sentì presto
che non era possibile scrivere un romanzostoricoepico
autentico limitandosi alla rievocazione della vittoria:
occorreva ricostruire gli antefatti, mostrare lo spessore
della storia in tutte le sue contraddizioni. Così decise di
spostare l'inizio del racconto al 1805. Nello stesso tempo
abbandonò l'idea di scrivere un'opera che abbracciasse la
storia russa fino alla guerra di Crimea, ma limitò il suo
lavoro al 1812 e nell'epilogo del romanzo mise solo alcune
pregnanti indicazioni di scorcio sul futuro della Russia e
sul futuro dei protagonisti del romanzo. Tolstoj iniziò la
stesura, in una forma assai vicina a quella definitiva, nel
1862 (subito dopo il suo matrimonio con Sofia Behrs) e
continuò a lavorarvi fino al 1869. Nel 1865-1866, sulla
rivista Russkij Vestnik (Il messaggero russo) , comparvero
le prime due parti del romanzo con il titolo Il 1805 (il
momento conclusivo era la battaglia di Schoengraben): si
trattava però non del romanzo definitivo: la prima redazione
di questo venne terminata tra il 1867 e il 1869 e pubblicata
con il titolo Tutto è bene quel che finisce bene: in questa
redazione l'autore non fa morire nè Andrej Bolkonskij nè
Petja Rostov e non introduce la figura del contadino Platon
Karataev. Questa redazione, rimaneggiata, uscì nello stesso
anno 1869 con il titolo definitivo Guerra e pace. Nella
redazione finale (in realtà Tolstoj, sempre insoddisfatto,
apportò altre modifiche in edizioni successive) il centro
ideale e sentimentale dell'opera deriva da una sintesi tra
l'epopea nazionale russa di cui fu massima manifestazione la
battaglia di Borodino, e la coscienza che questa battaglia
era (proprio in quanto difensiva, in quanto "difesa della
patria" invasa dallo straniero, dall'anticristo Napoleone,
dal portatore del male) una tappa fondamentale del processo
in cui si era riformata l'unità del popolo autentico, cioè i
contadini e dei nobili autenticamente russi, come i
Bolkonskij e i Bezuchov, impersonati dal generalissimo
Kutuzov. La guerra era moralmente valida, era guerra di
popolo. Naturalmente la posizione di Tolstoj è partigiana:
lo scrittore ha una sua posizione e la difende fino in fondo.
Così non vede che probabilmente, Napoleone in quanto frutto
di una nuova concezione politico-sociale, avrebbe portato
forse maggior benessere e libertà ai contadini servi, che
non lo zar. In realtà Guerra e pace, che pure è un romanzo
contraddittorio nella sua complessità, vuol essere
l'esaltazione non solo e non tanto della Russia reale, ma di
una Russia ideale di cui erano i rappresentanti gli eroi
positivi, come appunto Andrej Bolkonskij, Natascia Rostova,
Pierre Bezuchov, il generale Kutuzov, il contadino Karataev
ecc. Il romanzo è diviso in quattro libri più un epilogo.
L'azione ha inizio nel mese di luglio del 1805, nel salotto
della signorina Serer: tra gli ospiti di questa nobildonna
assai vicina alla corte, troviamo il principe Vasilij
Kuragin (uno dei principali esponenti degli "eroi negativi"
del romanzo), sua figlia Hèlène e suo figlio Ippolit.
Inoltre la "piccola principessa" Liza Bolkonskaja (prima
moglie del principe Andrej, eroe principale del romanzo), e
altri personaggi. A un certo punto compare Pierre Bezuchov,
un tipo originale, figlio ille-gittimo del conte Bezuchov, e
poco dopo compare anche il principe Andrej Bolkonskij che
s'incontra e conversa con Pierre. Mentre Vasilij e la figlia
si allontanano per recarsi a un'altra serata, l'ambasciatore
inglese nel salotto si sviluppa una discussione su Napoleone
e sulla Rivoluzione francese che vengono difesi da Pierre,
appoggiato in questo dal principe Andrej. Pierre si reca in
seguito dai Bolkonskij e discute con il principe sulla
scelta di una carriera e Andrej parla di sè, del suo
matrimonio. Dopo di che Pierre si abbandona a una notte di
baldoria, insieme con Anatolij Dolochov, e scommette che
avrebbe bevuto un'intera bottiglia di liquore standosene in
piedi sul davanzale di una finestra all'ultimo piano: cosa
che fa. Poi lui e i suoi compari, ubriachi, legano insieme
un commissario e un orso. La scena si spo-sta quindi nella
casa dei Rostov: facciamo conoscenza con il conte e la
contessa, che offrono un ricevimento in occasione del-l'onomastico
della contessa e della figlia Natascia Rostova. Facciamo
pure conoscenza con tutta la generazione dei giovani:
Natascia, che sarà una delle eroine principali del romanzo e
una delle figure più belle della letteratura universale, i
suoi fratelli Nikolaj e Petja, la cugina Sof'ja (Sonja) e
Boris Drubeckoj. C'è anche Vera, la sorella maggiore di
Natascia. La scena si sposta ancora: siamo nella casa dei
Bezuchov. Il vecchio conte è morente e tutta una rete di
intrighi e interessi si svolge intorno a lui: la sua eredità
fa gola a tanta gente. L'unico che se ne disinteressa è il
goffo Pierre, il quale a dire il vero passa da una baldoria
all'altra. Boris Drubeckoj e sua madre Anna Michajlovna sono
nella casa del conte: anche Anna spera di ottenere qualcosa;
a lei, poi, stanno a cuore tutte le più alte protezioni,
perchè desidera che suo figlio faccia un'ottima carriera.
Per questo chiede anche la protezione del principe Vasilij
Kuragin. La buona contessa Rostova le regala, intanto, 500
rubli, perchè faccia fare una bella divisa al figlio, che
inizia la carriera di ufficiale. Nella casa dei Rostov si
attende nel frattempo l'arrivo di un nuovo personaggio: la
madrina di Natascia, l'energica Mar'ja Dmitrievna
Achrosimova, la quale arriva quasi nello stesso momento di
Pierre. Dopo il pranzo, i giovani cantano e danzano: è
questa una delle scene più note del romanzo, l'evocazione,
nostalgica e idealizzata, di una famiglia russa nobile,
esemplare, una famiglia che riesce a vivere in armonia: il
vecchio conte Rostov non è un uomo molto energico, ma è
buono, e la madre di Natascia è pure assai buona e pia. I
caratteri dei figli si riveleranno nel corso del romanzo:
intanto la maggiore, Vera, ha già mostrato di essere diversa
da Natascia che è, ora, un "incanto della natura", un segno
dell'armonia del mondo. Vera è, invece una nobile di
sentimenti "piccolo-borghesi", e giustamente sposerà Berg,
un ufficiale onesto ma di idee limitate. Siamo di nuovo in
casa dei Bezuchov: il principe Vasilij intesse i suoi
intrighi insieme con le tre sorelle Mamontov per avere
l'eredità del con-te ormai in agonia: difatti tanto la
moglie del principe Vasilij, quanto le tre Mamontov,
principesse e cugine dei Kuragin, erano eredi dirette del
conte, già favorito dell'imperatrice Caterina II. Sapevano
che aveva scritto un testamento in favore di Pierre e
volevano impossessarsene per distruggerlo. Occorreva
impedire che una certa supplica del vecchio conte
all'imperatore (perchè riconoscesse Pierre come erede
legittimo) arrivasse a destinazione. Ma dopo la morte del
vecchio conte Bezuchov, il tentativo delle Mamontov fallisce
anche grazie all'intervento di Anna Michajlovna Drubeckaja.
Nuovo cambiamento di luogo: siamo ora a Lysye Gory, dominio
dei Bolkonski; incontriamo qui il vecchio principe Nikolaj
Andreevič Bolkonskij, padre di Andrej, con Mar'ja, sorella
di Andrej, il quale arriva in tempo per pranzare e discutere
di politica e di guerra con il vecchio padre. Viene così
idealizzata la vecchia nobiltà guerriera del tempo di
Caterina: il principe Nikolaj, figura minore ma non meno
significativa, è sì un po' testardo, ma profondamente onesto
e di un'acutezza notevole nel capire il prossimo. Con il
saluto di Andrej al padre, alla moglie e alla sorella si
chiude la prima parte del primo libro, in cui come temi
centrali preval-gono la "pace" e la "famiglia", mentre la
politica, la guerra, lo zar e Napoleone sono visti
attraverso i commenti e le opinioni dei personaggi.
Seconda parte: ottobre 1805. Siamo al campo russo in
Austria, presso Braunau. Il generalissimo Kutuzov passa in
rassegna il reggimento. Dello stato maggiore di Kutuzov fa
parte il principe Andrej. Nel reggimento degli ussari di
Pavlograd presta servizio il volontario ed entusiasta
Nikolaj Rostov. Le truppe russe intanto devono
indietreggiare verso Vienna, e attraversano il fiume Enns.
Tra gli ufficiali particolare rilievo hanno, nell'economia
del romanzo, Dolochov e Denisov, innamorato di Natascia.
Durante uno scontro con i Francesi presso Krems, i Russi di
Kutuzov vincono: il generalissimo manda Andrej alla corte di
Vienna con il messaggio della vittoria: Bolkonskij è stupito
dall'indifferenza con cui il ministro della Guerra austriaco
accoglie l'annuncio e comincia a meditare su questo fatto:
il suo umore cambia, l'entusiasmo si è un po' raffreddato.
Comunque l'imperatore Francesco I invita a un ricevimento il
principe Andrej e gli conferisce l'ordine di Maria Teresa:
ma l'ambiente della corte, i discorsi dei diplomatici
austriaci, prussiani e russi disgustano Andrej, il quale
decide di far ritorno immediatamente all'armata. Ormai i
Francesi avanzano e il corpo di spedizione russo non può
resistere alla pressione e deve ritirarsi; per proteggere la
ritirata Kutuzov manda un'avanguardia di 4000 uomini,
comandata da Bagration. Si svolge la grande battaglia di
Schoengraben: Bolkonskij, nella batteria del bravo, eroico e
modesto capitano Tuin, ascolta involonta-riamente un
discorso di ufficiali sulla paura della morte. Tolstoj
descrive minutamente e magistralmente la battaglia, durante
la quale Nikolaj Rostov rimane ferito e Tuin, con i suoi
artiglieri, si comporta con grande coraggio (poi sarà
ingiustamente rimproverato da Bagration, ma difeso da Andrej
Bolkonskij). Il ferito Nikolaj trascorre la notte presso un
fuoco. Termina così la seconda parte del primo libro.
Gli avvenimenti più importanti della terza parte sono:
l'arrivo a Lysye Gory del principe Vasilij il quale tenta
(per fini di prestigio ed economici) di chiedere in moglie
la brutta principessa Mar'ja Bolkonskaja per il figlio
Anatol': questi, naturalmente, si interessa di più alla
graziosa mademoiselle Bourienne, una francesina dama di
compagnia di Mar'ja: Mar'ja spera, naturalmente, di sposare
Anatol', che, sebbene scapestrato, è un gran bel giovanotto.
La richiesta viene aspramente respinta dal vecchio principe,
che sa con chi ha a che fare e la stessa Mar'ja,
sorprendendo in tenero colloquio la Bourienne e Anatol',
rinuncia al suo sogno. Intanto i Rostov ricevono una lettera
in cui Nikolaj comunica di essere stato ferito non
gravemente e promosso ufficiale. Nikolaj Rostov, esaltato
dall'incontro con lo zar, sogna la gloria, ottenuta
combattendo per l'imperatore. Si prepara la grande battaglia
di Austerlitz. I due campi (i Francesi e gli Austro-Russi)
vengono anche questa volta descritti con grande potenza da
Tolstoj, che sottolinea la confu-sione, l'impreparazione,
nonchè i contrasti tra i generali austriaci e russi. La
battaglia vede la vittoria dei Francesi: l'imperatore
Napoleone in persona attraversa il campo di battaglia: in un
gruppo di morti e feriti vede il principe Andrej e lo crede
morto. Accortosi dell'errore, ordina che il principe, che
era solo ferito, venga trasportato all'infermeria. Andrej
comincia così a meditare su Napoleone in modo nuovo: pensa
alla sua meschinità, alla miseria della sua gloria, alla
nullità della vita e della morte.
Il libro secondo ha inizio nell'anno 1806. Siamo a Mosca. Il
principe Vasilij Kuragin è riuscito a far sposare la figlia,
la bellissima e immorale Hèlène, a Pierre Bezuchov: il baldo
ufficiale Dolochov fa una corte spietata a Hèlène che non
è certo insensibile: preferisce l'elegante Dolochov al goffo
marito. A Lysye Gory, intanto, arriva la falsa notizia della
morte del principe Andrej, che viene però smentita dal suo
stesso arrivo: il principe riesce a giungere in tempo prima
della scomparsa della moglie Liza, la quale muore dando alla
luce un figlio (questi porterà il nome del nonno, Nikolaj).
Tolstoj continua intanto a scavare nell'anima di Pierre, che
è
un suo alter ego. Venuto a contatto con il massone Bazdeev,
Pierre spera di trovare la verità nella massoneria, ma viene
deluso. E' anche preoccupato della sorte dei contadini: fa
piani su piani per il loro riscatto, vuol affrancare i
contadini di Kiev: ma con risultati negativi, anche per la
sua ingenuità.
Con l'incontro dell'imperatore Napoleone e
dell'imperatore Alessandro I a Tilsit si conclude la seconda
parte del libro. A questo incontro ne segue un altro, nel
1809 a Erfurt. Intanto Andrej vive nel suo possedimento di
Bogučarovo e cerca, con provvedimenti concreti, di
migliorare la vita dei suoi contadini; durante un viaggio
nei possedimenti di Rjazan' si ferma nel dominio dei Rostov
a Otradnoe e viene colpito dalla personalità di Natascia.
Ascolta, commosso e turbato, la conversazione notturna di
Natascia e Sonja: nella sua vita avviene un mutamento, gli
sembra di rinascere: questa rinascita simboleggiata dalla
vista di una magnifica quercia. Andrej decide di
trasferirsi a Pietroburgo e prestare servizio nelle alte
cariche dello Stato, per poter essere utile al suo Paese: a
Pietroburgo ha rapporti con i "riformatori moderati", fra
cui Speranskij: ma anche il lavoro di Pietroburgo, a causa
dell'ambiente, lo delude. Sente di amare Natascia e la
chiede in sposa alla madre di lei: tuttavia per consiglio
del vecchio principe, il quale vuol provare il carattere di
Natascia, decide di rimandare di un anno il matrimonio:
Andrej parte per l'estero. E' ora l'anno 1810 (parte quarta).
Nikolaj ritorna in licenza e tutta la famiglia Rostov passa
le vacanze feste natalizie in campagna: c'è la gioia della
caccia, la gioia delle corse in slitta, l'incontro con uno
zio dei giovani Rostov che vive isolato e contento in una
sua casa di campagna, insieme con Anisja Fjodorovna, sua
governante e amica: lo zio suona la chitarra e canta,
Natascia si lancia in un ballo russo tradizionale (anche
questa pagina è fra le moltissime celebri del romanzo) da cui
vien fuori tutta la giovanile freschezza e poesia
dell'incantevole ragazza, ma anche il suo profondo legame
con la madre terra. Al ritorno a Mosca, però, accadono fatti
spiacevoli: Natascia aveva tentato di andare a trovare il
padre del principe Andrej, il vecchio principe Nikolaj, ma
questi non l'aveva voluta ricevere: continuava a pensare che
non era una moglie degna di suo figlio e del suo rango.
Natascia, per di più, va all'opera con il padre e nel palco
incontra Hèlène Bezuchova accompagnata dal fratello, il
bellimbusto Anatolij. Hèlène, vuole corrompere Natascia e fa
in modo che la ragazza e Anatolij si parlino: lei fa presto
a perdere la testa per il bell' Anatolij, che la bacia.
Segue un vortice di avvenimenti: Anatolij scrive a Natascia
proponendole di fuggire con lui, lei scrive una lettera alla
principessa Mar'ja in cui le comunica di non sentirsi più degna di diventare moglie di Andrej; Anatolij con il suo
compare Dolochov preparano il ratto della fanciulla. Ma la
cosa viene sventata, grazie all'intervento di Sonja e della
madrina di Natascia, Achrosimova. Questa si rivolge a
Pierre che costringe Anatolij a lasciare immediatamente la
città. Natascia cerca di avvelenarsi e si ammala: da questo
momento Pierre comincia a frequentarla. La tenerezza e il
senso di protezione che Pierre ispira in lei la confortano.
L'anno 1812 è annunciato da una cometa.
Il terzo libro comprende tre parti. Nella prima, le cui
vicende hanno inizio nel giugno del 1812, sono riportate
anzitutto una serie di osservazioni dell'autore sugli esordi
dell'invasione napoleonica della Russia, sulle cause degli
avvenimenti storici e delle guerre in generale: le cause
sono infinite e gli storici sono ingenui, quando pensano di
ridurle a un piccolo numero determinato. "Quanto più approfondiamo la ricerca delle cause, tanto più grande ci
appare il loro numero, e una o una serie di cause, prese a
sè, ci sembrano allo stesso modo vere e allo stesso modo
false per la loro piccolezza, se confrontate con l'enormità
dell'avvenimento e allo stesso modo false per la loro
insussi-stenza (senza il concorso di tutte le altre cause
che coincidono) a provocare l'avvenimento determinatosi".
Napoleone si porta dunque in Polonia, presso l'armata: i
Francesi passano il fiume Niemen, mentre Alessandro si trova
a Vilnius, in Lituania. Si attende l'inizio della guerra: lo
zar dà un ballo a Vilnius e spedisce un messaggio
all'imperatore francese: il messaggero è Balaov che viene
accolto da Gioacchino Murat, il quale lo tratta in modo
cordiale e cameratesco. Poi Napoleone lo invita, ma a
Vilnius ormai abbandonata dai Russi, nel castello della città
si trova il Francese: Balaov aveva lasciato Vilnius russa e
la ritrova nelle mani di Napoleone. Il principe Andrej,
sconvolto e amareggiato per la vicenda di Natascia, vuol far
pagare ad Anatolij il suo comportamento: ormai, rotto il
fidanzamento, l'amarezza e il pessimismo del principe
trovano una nuova conferma. Ma ora la Russia è in guerra: e
Andrej parte non più, come prima, in cerca della gloria e
dell'onore militare, ma, probabilmente, in cerca della morte.
Disgustato dalle inutili discussioni allo stato maggiore,
Andrej chiede di servire in prima linea, fra le truppe
combat-tenti. Kutuzov, che gli voleva bene in quanto era
stato amico di suo padre, capisce lo stato d'animo di Andrej
e, pur a malincuore, lo lascia andare. Intanto, Mosca è tutta
in fermento: nelle strade vengono affissi i manifesti sulla
guerra e sulla mobilitazione. Natascia comincia a star
meglio: va a messa, ma è sempre angosciata e piena di rimorsi.
Pierre è esaltato: pensa che il destino gli abbia assegnato un
grande compito. Nello stesso tempo si rende conto del
sentimento che nasce in lui per Natascia e decide di non
frequentare più i Rostov. Anche la seconda parte inizia con
le riflessioni di Tolstoj sui due imperatori, cui fa seguito
il racconto delle vicende della guerra, fino alla presa di
Smolensk da parte dei Francesi: Napoleone si dirige verso
Mosca. Muore il vecchio principe Bolkonskij, dopo il
trasferimento a Bogučarovo. La principessina Mar'ja si trova
a dover affrontare i contadini che si ribellano, sobillati
dalla propaganda francese: ma arriva il giovane ufficiale
Nikolaj Rostov, e le cose vengono sistemate. Nikolaj e
Mar'ja si conoscono, l'impressione reciproca è forte e porterà,
in seguito, al loro matrimonio. Ma l'episodio centrale di
questa parte è l'epica evocazione della battaglia di Borodino.
A questa battaglia partecipa anche Pierre Bezuchov, ma solo
come osservatore. Per lo scoppio di una granata viene
gravemente ferito il principe Andrej; all'infermeria dove
viene trasportato trova Anatolij Kuragin, al quale è appena
stata amputata una gamba. Tutto l'odio di Andrej scompare:
di fronte al dolore e alla morte, le passioni umane, le
meschine vendette, si allontanano. Nella terza parte,
Kutuzov tiene un consiglio di guerra a Fili con i generali:
si decide di abbandonare Mosca per dare il colpo di grazia
ai Francesi. Naturalmente molti non vogliono saperne di
abbandonare la città ai Francesi, ma prevalgono gli argomenti
del generalissimo. Così tutti si preparano a lasciare Mosca:
i Francesi saranno accolti da una città semideserta e ciò sarà
l'inizio della loro sconfitta. I Rostov partono anch'essi.
Natascia si prodiga per aiutare i feriti: fra questi c'è anche il principe Andrej. Invece Pierre vuol restare a Mosca
per uccidere Napoleone; questa, pensa, è la sua missione.
Perciò vive nascosto nella casa della vedova del suo amico
massone Bazdeev, travestito da contadino: così lo vedono per
caso i Rostov mentre lasciano la città. Sua moglie Hèlène si
è
intanto convertita al cattolicesimo (la religione
dell'anticristo Napoleone) e, ottenuto il divorzio, si
preparava a nuove nozze. In Mosca abbandonata a se stessa,
gli abitanti rimasti si dedicano ovviamente al saccheggio.
Entrano i soldati francesi e si trasformano immediatamente
in una enorme banda di ladri e saccheggiatori. Pierre si
aggira per la città, sperando di uccidere l'imperatore
francese, ma s'imbatte in un gruppo di soldati francesi, che
lo fanno prigioniero.
Il libro quarto comprende quattro
parti. Nella prima, veniamo a sapere delle lotte e degli
intrighi di corte, specialmente contro Kutuzov che proprio
per la sua intelligenza e onestà era odiato da molti. Nel
salotto della signorina Serer si viene a sapere della
malattia e della morte di Hèlène. Nikolaj Rostov si trova a
Voronez: è stato ora assegnato ai servizi delle retrovie. Ha
un nuovo incontro con Mar'ja e si trova un po' in difficoltà
a causa di un'antica promessa, che risaliva agli anni
dell'adolescenza, di sposare Sonja. Ma riceve una lettera di
Sonja, la quale lo libera da ogni impegno. La povera Sonja
ha capito quanto fosse importante non solo per Nikolaj ma
per tutti i Rostov il matrimonio con Mar'ja e con
discrezione si ritira. Intanto Pierre è prigioniero e viene
sospettato di spionaggio; proprio davanti ai suoi occhi
fucilano cinque prigionieri: non si rende conto subito di
essere salvo. Fa conoscenza con Platon Karataev, un altro
prigioniero, il quale gli racconta di sè. Karataev è il
contadino russo, idealizzato da Tolstoj. Andrej si avvia
verso la morte: nel suo cuore c'è ancora la lotta, ma vince
l'amore per Natascia, alla quale perdona. Dopo un'ultima
vana lotta per sopravvivere, vegliato da Natascia, Andrej
Bolkonskij lascia questa terra, tutte le sue speranze e
tutte le sue delusioni. Ha inizio ora la ritirata di
Napoleone. Con la ritirata dei Francesi si sviluppa anche la
lotta partigiana. Di un reparto partigiano, comandato da
Denisov (sempre invano innamorato di Natascia) fa parte
anche l'adolescente Petja che aveva voluto partire come
volontario. Nonostante i divieti di Denisov, che voleva
proteggerlo in ogni modo, Petja vuol partecipare a un attacco
organizzato da Dolochov contro un trasporto francese (che
accompagnava un gruppo di prigionieri). L'attacco avviene,
ma Petja Rostov, che nella sua giovanile audacia si era
lanciato avanti per primo, viene colpito dalle pallottole
dell'avversario. Fra i prigionieri liberati c'è anche Pierre
Bezuchov, il quale in prigionia era maturato molto.
Purtroppo era morto anche Karataev, fucilato dai Francesi
prima dell'attacco partigiano, perchè era rimasto indietro a
causa della sua debolezza. Nella quarta parte troviamo i
Rostov a Jaroslavl'. Il dolore sconvolge la famiglia un
tempo così felice e unita: per la morte di Petja e per la
morte di Andrej, Natascia e Mar'ja piangono insieme. La
ritirata francese si trasforma in disfatta. I Russi entrano
a Vilnjus. Dopo il momento di unità, nel pericolo comune,
ricominciano le invidie e gli intrighi: Alessandro I è geloso
di Kutuzov. Intanto Pierre, ormai rinnovato spiritualmente
dopo un periodo di degenza per cura a Orjol, torna a Mosca,
dove ritrova Natascia: e Pierre, incapace di farlo
direttamente, prega la principessa Mar'ja perchè chieda a
Natascia di unirsi con lui in matrimonio: comincia così per
Natascia una nuova vita. Nell'epilogo, lo scrittore come al
solito, alterna il suo discorso su temi generali (le vicende
russe ed europee dal 1812 al 1819) e sui fatti dei suoi eroi:
lo sposalizio di Natascia, la morte del vecchio conte Rostov.
Purtroppo il buon vecchio era stato un cattivo
amministratore e lascia al figlio, all'erede Nikolaj ora
congedato, molti debiti da pagare. Per questo Nikolaj decide
di prestare servizio civile e si trasferisce a Mosca con la
madre e Sonja. Ma la situazione economica dei Rostov è
insostenibile. Per fortuna, Nikolaj sposa poi la principessa
Mar'ja (la quale non poteva vivere sola). L'affetto
reciproco copre l'eventuale calcolo: del resto era normale
un matrimonio del genere in una società come quella
aristocratica russa del tempo, che aveva già aspetti "borghesi".
Nikolaj Bolkonskij, erede principale del grande patrimonio
dei Bolkonskij, vive con gli zii. Siamo nel 1820: i Bezuchov
fanno visita ai Rostov a Lysye Gory. Natascia non è più la fanciulla di un tempo,
è una brava madre di famiglia, perfino
un po' ingrassata. Pierre è, naturalmente, sempre immerso nei
suoi progetti e nei suoi sogni: Nikolen'ka Bolkonskij lo
ammira. Parlano di Pietroburgo, della società russa, della
reazione del ministro poliziotto Arakčeev. Rostov è ligio
all'autorità; Pierre si dice pronto alla rivolta. Nikolen'ka
è
colpito da questa discussione: e sogna lo zio Pierre come un
eroe di Plutarco, un combattente della libertà. Così, con la
prospettiva di quello che sarà il moto decabrista, si chiude
il romanzo: dopo, però, un secondo capitolo dell'epilogo, in
cui Tolstoj passa in rassegna le teorie delle varie scuole
storiografiche e afferma che è impossibile definire quali
siano le forze che muovono i popoli e stabilire le cause
degli avvenimenti storici, limitandosi a concetti come la
volontà di Dio o quella degli eroi e dei condottieri.
Opera costruita in molti anni di intenso, bruciante lavoro, Guerra
e pace si presenta come un fiume ricco e possente, in cui il
romanzo storico, l'epopea, il romanzo sentimentale, il
romanzo morale, la cronaca di famiglia, il trattato
storicofilosofico sono intimamente intrecciati e in cui i
personaggi ci danno l'illusione plastica della realtà. Il
ritmo interno dell'opera, del resto, dà a questo fiume un
andamento ordinato: dietro c'è il genio dell'uomo, il genio
di Tolstoj.
Possiamo enucleare "centri di densità" in ciascun libro: così
il centro del primo libro è la guerra del 1805, il cui culmine
è
la battaglia di Austerlitz e il cui tono generale sono la
critica e la delusione; il ritmo è ascendente: dalle frivole
chiacchiere del salotto della Serer si arriva alla battaglia
di Austerlitz, alla ferita del principe Andrej che in
un'illuminazione vertiginosa vede il cielo alto e le nubi
sul suo capo. E' in questo momento che avviene la prima crisi
nella coscienza di Andrej, il quale ora si rende conto della
vanità del desiderio di gloria che prima aveva provato. Nel
secondo libro è più intensa la carica lirica, i temi che
prevalgono sono quelli a intreccio sentimentale, della
storia dei personaggi "inventati". Il mondo dell'alta società
passa in secondo piano e in primo piano si pone il mondo
russo autentico, che viene espresso da Natascia, mentre
Otradnoje è il simbolo puro della Russia autentica, campagnola.
Allo stesso modo c'è un'identificazione tra la quercia e il
principe Andrej. Il centro del libro è l'amore tra Natascia e
Andrej: amore che viene incrinato e distrutto
dall'intervento di un rappresentante dell'altro mondo, il
mondo dei cortigiani corrotti, dei "cittadini" privi di
principi morali, cioè Anatolij Kuragin. Centro compositivo
del terzo libro è la battaglia di Borodino, tutta tesa nella
partecipazione corale del popolo russo alla guerra: sia
nella parte ufficiale (Alessandro e Kutuzov, ma Kutuzov ha
più reali rapporti con il popolo) sia nella sua parte più schiettamente popolare. Nel quarto libro il centro
è la guerra
partigiana da una parte, con la fuga dei Francesi,
dall'altra la "soluzione" (provvisoria del resto) della
crisi spirituale di Pierre che trova in Natascia la sua vera
compagna. I personaggi "inventati" principali, i
protagonisti dell'o-pera sono Pierre e Andrej. I personaggi
storici dominanti sono Napoleone e Kutuzov. Andrej e Pierre
sono colti in modo dinamico, nel loro sviluppo spirituale:
Andrej si trova al massimo livello di sviluppo intellettuale;
i suoi maestri sono gli illuministi del XVIII secolo.
Nonostante la freddezza e il contegno esteriori, Andrej è
capace di entusiasmi romantici. Ed è, invero, un eroe
romantico. Tolstoj, certo, lo idealizza: Andrej è diverso dai
cortigiani, un abisso lo separa dall'abile carrierista Boris
Drubeckoj. E proprio come eroe romantico Andrej muore, dopo
avere scoperto nuove verità, fra cui la verità del perdono. La
morte di Andrej lo rende ancora più alto, più nobile.
Giustamente suo figlio Nikolen'ka lo venera come un ideale
sublime. L'ascesa spirituale di Andrej, la storia delle sue
nobili speranze, della sua solitudine, delle sue delusioni,
del suo coraggio e della sua morte, del suo amore e del suo
dolore, è data da Tolstoj con esemplare chiarezza d'arte.
Abbiamo di fronte un modello assoluto di poesia, in cui un
personaggio artistico perde ogni ombra di convenzionalità e
diventa un fatto poetico puro, un'illusione di realtà eterna.
Pierre è diverso da Andrej, con il quale ha un'amicizia
profonda. Le sue contraddizioni sono maggiori. Pierre è più sensuale, più corposo, più drammatico di Andrej. I suoi nobili
impulsi verso un ideale di uomo giusto e degno coesistono
con la sua amicizia o per lo meno con la sua consuetudine
con tipi quali Anatolij Kuragin, compagno di bagordi conduce
inizialmente una vita dissipata, tra la gioventù
aristocratica della capitale. Ma la lotta tra il principio
spirituale e quello sensuale è la forma del processo di
sviluppo interiore di Pierre. In Andrej si riflette
l'austera nobiltà di suo padre; ma pure in Pierre si riflette
suo padre, il conte Bezuchov, un bellimbusto che si era
arricchito come cortigiano e quindi in modo non molto degno
e dignitoso. Pierre è carne di questa aristocrazia russa, di
questa alta società, priva di veri principi morali: e per lui,
dunque, la lotta interiore è assai più aspra. All'inizio è
proprio il principio della sensualità che prevale: Pierre
sposa Hèlène, una donna tanto bella quanto corrotta, a lui
spiritualmente estranea. Ma poi, a poco a poco, prevale il
principio spirituale; anche in questa scelta si presentavano
due possibilità, quella della ricerca della perfezione
interiore (in un certo senso l'ideale massonico), e quella
dell'attività, della partecipazione alla vita sociale.
Raggiunti gli alti gradi massonici, Pierre non si chiude nel
proprio "io" interiore. A poco a poco troverà una soluzione (sia
pure ancora provvisoria) ai problemi che lo turbano, e
l'incontro con l'autentico popolo russo, specialmente in
prigionia, determinerà il successivo corso dei suoi pensieri.
In un certo senso, sperando in una rinascita spirituale e
politica della Russia, prevedendo confusamente quella che
sarebbe stata la rivolta decabrista, unisce ideale massonico
e ideale popolare. Andrej e Pierre devono poi essere
considerati in contrasto con Boris Drubeckoj, tipico
rappresentante di quella gioventù aristocratica che iniziò la
sua carriera al tempo di Austerlitz e molto abilmente, benchè superata da personalità eccezionali come il principe Andrej,
riuscì, proprio per la costanza accompagnata dalla mancanza
di principi, a salire ai vertici della gerarchia: tempi
fortunati furono per essa il regime reazionario di Arakceev
e, dopo la repressione del movimento decabrista, il regime
di Nicola I. Napoleone e Kutuzov sono tutti e due
idealizzati: Napoleone è idealizzato in senso negativo,
rappresentato come un meschino e avido piccolo borghese (in
questo, Tolstoj rompe la tradizione di esaltazione romantica
di Napoleone: ma è probabile che l'autore vedesse in Napoleone
I anche i tratti dell'odiato Napoleone III). Kutuzov è pure
idealizzato: di lui si mette in luce il rapporto autentico,
radicale, con il popolo russo. In questo senso viene
contrapposto ai gerarchi tedeschi. Perciò Kutuzov ottenne la
vittoria: ma a caro prezzo. A prezzo, per esempio, della
morte del principe Andrej, che incarnava per Tolstoj quanto
di più elevato, profondo e nobile c'era nella Russia di
allora. Della natura lirica di Natascia e della sua "trasformazione"
abbiamo parlato: ma ogni altro personaggio, maggiore o
minore, è evocato con compiuta arte. Tolstoj è un maestro
nell'unire il particolare e il generale, il quotidiano e
l'universale. Il ritmo del suo romanzo è veramente il ritmo
della vita: della vita in cui agiscono la speranza, la
delusione, la bontà e la malignità degli uomini. Alcune pagine
possono forse sembrare troppo minuziose e documentaristiche:
in realtà non è così, perchè Tolstoj vuole raggiungere proprio la
"compiutezza" e i suoi particolari non sono mai inutili, o
scelti a caso: la descrizione della battaglia di Borodino fu
il risultato di una lunga serie di ricerche e anche di uno
studio diretto del campo di battaglia: per quanto possiamo
pensare che le visite che Tolstoj fece al campo di Borodino
gli servissero anche, se non prevalentemente, per averne
un'ispirazione più profonda, un'emozione più viva attraverso
il ricordo e la suggestione del luogo: l'abbondanza dei
particolari derivava dalla concezione che Tolstoj aveva
dell'infinità di "momenti" e "cause", dal concetto "infinitesimale"
della storia e della vita. Così ai lettori contemporanei, ad
alcuni lettori contemporanei, le pagine "filosofiche"
sembrarono pesanti, anche perchè i contemporanei erano
abituati a un altro tipo di romanzo. Pure, le pagine di
descrizione delle battaglie, o di descrizione degli
avvenimenti politici, o quelle filosofiche sono altrettanto
poetiche delle pagine liriche o di quelle psicologiche e
costituiscono un'unità: l'unità dell'opera, che è piuttosto
un'epopea che non un romanzo. Una epopea in cui i più sottili
moti dell'anima si fondono con le visioni d'insieme, in cui
ogni particolare è significativo e cioè poetico. Per questa sua
opera egli si è avvalso di una lingua russa ampia e fluente (molti
periodi sono assai lunghi), in cui per altro dialogo e
monologhi si alternano con armonia e an-che questa
alternanza contribuisce a dare quella vastità di respiro
eticoestetico che è Guerra e pace. Questo
romanzo sia così profondo e ampio perchè il genio di Tolstoj
lo concepì e lo attuò contemporaneamente come atto di poesia e
come atto di passione, manifestazione dell'impegno, della
necessità di autoaffermazione morale che esistono nel cuore
di ogni uomo. Ed è appunto questa verità, questa forza che
sentiamo ancor oggi, quando rileggiamo il libro e amiamo
tutti i suoi personaggi come se li conoscessimo da sempre. E
nei quali troviamo tanta parte di noi stessi e delle nostre
più profonde aspirazioni.
Biografia