LETTERATURA - IVAN SERGEEVIC TURGENEV

    

Padri e figli


Romanzo dello scrittore russo Ivan Sergeevič Turgenev (1818-1883), pubblicato nel 1862.

Intorno a questo romanzo, che ha come tema il contrasto fra generazioni e la posizione della gioventù di fronte ai movimenti radicali (specialmente il cosiddetto nichilismo, termine coniato proprio da Turgenev), si scatenò - al momento della pubblicazione e continuò per molti anni dopo - un'aspra polemica: polemica che non teneva conto dei valori letterari dell'opera, quanto dei suoi contenuti politico-ideologici: è un fatto che oggi possiamo giudicare Padri e figli non solo come messaggio politico positivo o negativo, ma come opera di poesia, come alta manifestazione dell'arte turgeneviana. E' del resto per questa sua qualità d'arte che il romanzo è tuttora vitale. D'altra parte, alcuni aspetti della problematica turgeneviana, come quello centrale del rapporto fra generazioni, risultano oggi di grande attualità. I critici democratici e radicali contemporanei ritennero che il romanzo fosse una caricatura della gioventù progressista del tempo: giudizio se non del tutto inesatto (la morte sostanzialmente meschina di Bazarov, il protagonista, può anche considerarsi un giudizio sui limiti di quella gioventù, assai più abile a parole che a fatti). Alla testa di questa polemica si pose il periodico IlContemporaneo, anzitutto con l'articolo Un Asmodeo del nostro tempo in cui si definiva Bazarov non un "eroe vivo, ma una caricatura, un mostro con la testina minuscola e il corpo gigantesco", un "rozzo e cinico individuo, che amava la baldoria e gli alcolici forti". Invece un'altra rivista, pure democratica, e cioè la Parola russa, diede del romanzo e del protagonista una valutazione positiva. E anche Pisarev, che pure non era tenero verso tutto ciò che fosse lontano dalle sue idee, notò che Turgenev aveva saputo rendere in Bazarov la nuova generazione. La trama è semplice, ed è in sostanza la parte meno importante dell'opera: meno importante, per esempio della caratterizzazione dei personaggi e delle loro discussioni. Dopo essere stati lontani dalle loro case tre anni per motivi di studio, due giovani amici, Evgenij Bazarov e Arkadij Kirsanov, ritornano. Abitano in provincia e Bazarov si appresta a diventare medico. Bazarov, prima di arrivare a casa sua, viene ospitato per qualche giorno dalla famiglia di Arkadij. Il contrasto si sviluppa anzitutto tra i "padri" (il padre di Kirsanov, Nikolai Petrovič, e suo fratello Pavel Petrovič) e i due giovani, ma specialmente con Bazarov perchè Arkadij non s'impegna troppo ed è inoltre assai simile al padre. L'azione si svolge nel 1859, mentre l'epilogo narra di fatti accaduti dopo l'abolizione dell'istituto della servitù della gleba, cioè dopo il 1861. Padri e figli sono dunque rappresentanti di due contrapposte "culture": la vecchia cultura nobiliare e la nuova cultura democratica: in sostanza, fra i liberali degli anni Quaranta e i radicali degli anni Sessanta. Gli argomenti erano i più importanti: l'atteggiamento verso la cultura elaborata dalla nobiltà, l'arte e la scienza, la condotta dell'uomo, la morale, l'educazione, il dovere sociale ecc. Il romanzo di Turgenev tratta tutti questi problemi. La mentalità aristocratica tipica è rappresentata da Pavel Petrovič la cui ideologia è un miscuglio abbastanza confuso tra occidentalismo nobiliare e slavofilia: è individualista, esteta, disprezza la gente semplice e i contadini (quando parla con questi fiuta l'acqua di colonia), ama il passato. E' un accanito avversario di Bazarov: come tale difende l'idealismo contro il materialismo, disprezza la chimica e le scienze naturali. Anche Arkadij Kirsanov, per altro, è rappresentato con tratti negativi: difatti, proprio per la sua limitatezza culturale e la sua debolezza di carattere, si lascia facilmente "integrare dall'ambiente e la verniciatura democratica, che mostrava grazie all'amicizia con Bazarov, svanisce subito. Bazarov è l'eroe positivo del romanzo: tuttavia anche in lui troviamo non pochi tratti ambigui e negativi. Certamente, Turgenev volle rappresentare in Bazarov l'uomo nuovo, e per questo tenne un vero e proprio diario (a nome del suo personaggio), in cui venivano annotate le idee, i sentimenti, le tendenze, le difficoltà, gli errori di questi "uomini nuovi". Bazarov è un giovane spiritualmente indipendente, che critica la società e i rapporti sociali, trovandoli sbagliati, ingiusti, non razionali. Di qui il termine "nichilista" (dal latino nihil, nulla). Il nichilismo di Bazarov ha ovviamente un carattere rivoluzionario. Chi sono i suoi maestri? Bazarov è vicino a Pisarev e all'elaborazione del materialismo fatta da questi: in questo senso si spiega lo scetticismo di Bazarov nei confronti dell'arte e della poesia, fra cui anche il rifiuto nei confronti del poeta Pukin. Bazarov crede esclusivamente nella scienza: plebeo che odiava tutto ciò che si riferiva alla nobiltà, odiava anche i poeti usciti dalla nobiltà. Bazarov rappresenta per Turgenev l'uomo nuovo, ma visto sotto l'aspetto dello spirito di negazione e di distruzione. Ma Bazarov è un personaggio autentico e non uno "schema ideologico": di qui le sue umane contraddizioni. La contraddizione centrale si riferisce al suo atteggiamento verso l'amore: egli nega il sentimento amoroso; l'amore è solo un fatto fisico. Bazarov ostenta questa teoria in ogni modo, salvo poi innamorarsi come un giovane romantico di Anna Odincova, conosciuta a un ballo organizzato nel capoluogo del governatorato. Cerca di vincere il sentimento, ma vi cade dentro sempre più: il fatto che Anna non lo contraccambi lo rende più che triste, quasi apatico. Il suo precedente attivismo sembra cancellato dal mal d'amore: ed è proprio qui che i critici radicali e rivoluzionari videro la caricatura. Le cose sono in realtà più complicate: Arkadij Kirsanov, che non ha i problemi di Bazarov, s'innamora della sorella minore di Anna, e lega con lei il suo destino: ha trovato la felicità, creerà un altro nido di nobili. Una simile felicità la desiderava certo anche Bazarov: accadeva spesso che questi nichilisti, che volevano distruggere l'intero universo, alla fine cadessero nella dolce trappola delle arti femminili e dimenticassero tutti i loro fieri proponimenti. Tuttavia Bazarov, proprio per la sua coerenza e anche per la sua forza spirituale, non poteva finire così: in realtà l'amore, cioè la forza della vita, non poteva non vincere lo schematismo delle idee. Certo l'ironia dell'autore viene espressa in questa vittoria del sentimento romantico sul nichilismo, ma ciò non significa che Turgenev volesse umiliare il suo eroe, perchè per lui l'amore autentico è un sentimento altissimo, che onora l'uomo e lo arricchisce. E quello di Bazarov era un sentimento profondo, ben diverso dalla "gelatina" del sentimento di Arkadij e Katja Odincova. L'amore è comunque un tema non di primo piano in Padri e figli. Interessanti sono i rapporti tra Bazarov e la sua famiglia, in particolare con il padre, Vasilij Ivanovic: questi era una brava persona, del tipo dei "piccoli uomini" della tradizione gogoliana: Turgenev tratteggia con commozione e poesia il dolore dei genitori per la perdita del loro unico figlio: difatti la conclusione, per l'eroe del romanzo, è tragica. Tornato a casa, Bazarov si dedica a esperimenti scientifici e, durante un intervento su una persona malata di tubercolosi, si ferisce a un dito. Invece di disinfettarsi, lascia che l'infezione faccia il suo corso, e muore. Questa soluzione era per altro implicita nelle scelte del protagonista: il nichilismo distruttivo di Bazarov nascondeva in sè anche il pericolo di una depressione dello spirito, lo svilupparsi di uno scetticismo progressivo e anche di una forma di cinismo nei confronti della vita. Il romanzo Padri e figli appare oggi, ai nostri occhi, come una grande, autentica opera d'arte: come osservò Cechov, i vecchi Bazarov, la malattia del protagonista, la sua morte sono tra le pagine più belle della letteratura russa. La realtà è rappresentata in tutta la sua ampiezza, in modo ancora più largo che non in altre opere dello stesso autore: c'è il possedimento dei Kirsanov e il villaggetto dei Bazarov, il capoluogo del governatorato, la capitale con l'università dove Bazarov ha studiato, e una grande, variopinta folla di tipi e personaggi (femminili, come le due sorelle Odincova, o come Kuksina, l'"emanci-pata", e maschili) . La stessa realtà russa alla vigilia dell'abolizione dell'istituto feudale della servitù della gleba si riflette nella composizione del romanzo; resta tuttavia Bazarov il centro della struttura compositiva. Il metodo realistico è qui applicato con maggiore coerenza e approfondimento: idee, contraddizioni, caratteri, emozioni vengono illuminati tutti in base alla chiave della complessa lotta sociale del tempo. Il monologo, tipico dei romanzi turgeneviani dedicati all' "uomo superfluo", è qui evitato: l'"uomo superfluo" si realizzava, difatti, nell'analisi interiore di se stesso, nella confessione. Bazarov si realizza nell'azione. Tuttavia è anche possibile che la conclusione di Bazarov sia come un riflesso, una vittoria dell'antica ombra dell'"uomo superfluo", quasi una stanchezza antica che prende a un certo punto il nichilista Bazarov, il quale credeva solo nella scienza e nello studio dell'anatomia e della fisiologia.



Ivan Sergeevic Turgenev


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