|
|
|
|
Sebastiano Vassalli :
La chimera
|
Romanzo di Sebastiano Vassalli (1941),
pubblicato nel 1990.

La vicenda è
ambientata nella bassa novarese, tra la fine del Cinquecento e l'inizio del
Seicento. Antonia, la protagonista, è una trovatella allevata dalle
religiose di un orfanotrofio: la sua infanzia trascorre quindi in uno strano
e inquietante teatro di cerimonie religiose, in compagnia di coetanee
talvolta malvagie. All'età di dieci anni, viene adottata da una coppia di
contadini di Zardino, un paese oggi scomparso, abilmente ricostruito dalla
fantasia dell'autore. Qui diventa una bellissima ragazza e conosce un mondo
popolato di personaggi spesso bizzarri. La sua bellezza e il verificarsi di
vari incidenti fatali ne faranno oggetto di pettegolezzi, odio e invidia.
Uno degli episodi salienti è il ballo della ragazza con un lanzichenecco,
nel bel mezzo del paese atterrito da un'incursione armata. Antonia si
ritroverà così, all'età di vent'anni, accusata, incarcerata, torturata e
condannata al rogo come strega. Sullo
sfondo della vicenda, a rappresentare le speranze e le illusioni della
giovane anche nel drammatico epilogo, la mole maestosa del monte Rosa, che
si staglia lontana, irraggiungibile come una chimera. Alla storia di
Antonia, che attribuisce valore di realtà unicamente alla vita terrena e non
crede nell'aldilà, si contrappone la vicenda parallela del vescovo Bascapè,
che al contrario considera pura finzione tutto ciò che succede sulla terra.
Il religioso, allievo di san Carlo Borromeo, tenta di rinnovare la Chiesa,
ma viene sconfitto e beffato dal potere corrotto dell'epoca. Antonia è
descritta con grande efficacia, ingenua e orgogliosa vittima predestinata
della brutalità dei suoi carnefici e del suo tempo. La narrazione è spesso
interrotta da interventi dell'autore che chiamano in causa il lettore in
modo ora didascalico ora allusivo, quasi sempre ironico, e lo coinvolgono in
una sorta di gioco degli specchi nel quale le diverse realtà storiche si
sovrappongono e si confondono. Vassalli del resto riconosce manzonianamente
nel "suo" Seicento la matrice di molti vizi tipici del "carattere nazionale"
degli italiani.
|
|
|
|