Ventimila leghe sotto i
mari (Vingt mille lieues sous les mers).
Romanzo di avventure per ragazzi dello scrittore francese
Jules Verne (1828-1905), pubblicato per la prima volta nel
1869-1870.
Fa parte di una trilogia che comprende I figli del capitano
Grant e l'Isola misteriosa, considerato il capolavoro dello
scrittore francese. La marina degli Stati Uniti ha deciso di
liberare gli oceani da un orrendo mostro marino, di
proporzioni gigantesche, preparando una spedizione; a questo
scopo allestisce una grossa nave, l'Abraham Lincoln. Fanno
parte della spedizione anche il professore Aronnax,
naturalista francese, il suo domestico Conseil e il
fiociniere Ned Land. Ha inizio così la terribile avventura;
il viaggio prosegue senza difficoltà per vari giorni finch
la nave arriva in vista del mostro: "A due gomene dalla
nostra fiancata di diritta, il mare pareva illuminato dal
sotto in su. Non era un semplice fenomeno di fosforescenza e
non ci si poteva sbagliare. Il mostro, immerso a poche tese
dalla superficie acquea, emanava quel bagliore intensissimo
ma inesplicabile, che avevano menzionato i rapporti di
diversi capitani. Quella magnifica irradiazione doveva
essere prodotta da una fonte di luce di rara potenza; la
parte luminosa formava sul mare un grandissimo ovale molto
allungato, al cui centro si condensava una sorgente il cui
splendore insostenibile si smorzava gradatamente". La
Lincoln sta per essere sommersa e una terribile ondata
travolge lo scienziato, il domestico e il fiociniere, che
vengono così a trovarsi sul dorso del mostro marino: invero
non si tratta di un mostro, ma della corazza del sottomarino
Nautilus. I tre vengono salvati da "otto personaggi robusti
dal viso velato" che li trascinano nell'interno della "formidabile
macchina"; e quivi rimangono per dieci mesi, in balia
dell'equipaggio e del capitano Nemo, ideatore del Nautilus.
Si tratta di una incredibile, anche se affascinante,
peregrinazione nel profondo o alla superficie degli oceani.
Si passa infatti sotto l'istmo di Suez, non ancora tagliato,
si vede la famosa Atlantide, con antiche navi inabissate con
il loro tesori; inoltre ci si trova a combattere contro i
cannibali e contro polipi giganteschi: "Era un calamaro
lungo otto metri che muovendosi all'indietro puntava
rapidissimo sul Nautilius: vedevo gli immensi occhi glauchi.
Le otto braccia o meglio gli otto piedi radicati nel capo,
che hanno valso a questi animali il nome di cefalopodi,
erano lunghi due volte il corpo e si torcevano come le
chiome delle Furie. Era possibile scorgere non confusamente
le duecentocinquanta ventose nella parte interna dei
tentacoli, le loro capsule emisferiche. Ora le vidi
incollarsi per un certo tempo al cristallo, facendovi il
vuoto. La bocca - proprio un becco corneo da pappagallo - si
apriva e richiudeva verticalmente, e la lingua, anch'essa
cornea, armata per suo conto di varie file di denti aguzzi,
balzava fremebonda da quella trancia. Che fantasia della
natura. E il corpo doveva pesare dai venti ai
venticinquemila chilogrammi. La sua tinta, mutando con
rapidità secondo l'umore dell'animale, passava dal
grigio-livido a un bruno rossastro e viceversa". Ma le
avventure si succedono ad avventure: gli uomini devono anche
cacciare nelle selve sottomarine e presenziare a un funerale
nel cimitero dei coralli: "Vidi che il suolo presentava dei
tumuli con una loro crosta calcarea. I tumuli non erano alti
e apparivano distribuiti con una regolarità che segnalava
l'opera dell'uomo. In mezzo alla radura, su un piedistallo
di massi confusamente ammucchiati, si ergeva una croce di
corallo. Le sue lunghe braccia purpuree evocavano il sangue
pietrificato. A un cenno del capitano, uno dell'equipaggio
si fece avanti e cominciò a scavare non lontano dalla croce
una fossa, con un piccone che si era tolto dalla cintura".
All'avventura per il viaggio si unisce però la nostalgia,
che hanno il professore e i suoi due amici, di tornare a
terra, ma il capitano Nemo è inesorabile: mira infatti con
questo misterioso viaggio e le peregrinazioni del Nautilus a
separare l'odierno mondo civile: nel rivelare la sua forte e
spietata personalità, si presenta come un vendicatore
spietato di torti, subiti dal suo popolo (è indiano). Alla
fine il professore con il domestico e il fiociniere vengono
sottratti al Nautilus dal Maèlstrom, e approdano così in
un'isola delle Lofoten: da qui si giungerà in Francia. Così
finisce il romanzo avventuroso, pieno di drammatiche
esperienze: il congegno narrativo ha una logica impeccabile,
mentre i personaggi meritevoli sono quelli che riescono ad
avere sempre la meglio: si tratta di pura fortuna o di
provvidenza travestita da fortuna? E' certo che le vicende
di questi personaggi sono i simboli di una tenace
straordinarietà della vita moderna, e poichè c'è sempre un
momento in cui la vita sembra definitivamente travolgerli o
sconfiggerli, ecco che allora il narratore li salva, il che
alla fine produce anche una certa emotività nei lettori.
Libro pertanto altamente drammatico e di sorprendente
fantasia.
JULES VERNE