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Alfred Dreyfus (Mulhouse, 9 ottobre 1859
– Parigi, 12 luglio 1935) è stato un militare francese.
Capitano dello Stato Maggiore francese, venne condannato il 22 dicembre 1894
da un tribunale militare, con accusa di alto tradimento.
Nel 1871 la Francia aveva perso la guerra contro la Prussia e i rapporti
interni erano ancora tesi. Nonostante i documenti su cui si era basato il
processo fossero palesemente falsi, Dreyfus fu condannato quale estensore di
una lettera indirizzata ad un ufficiale tedesco in cui venivano rivelate
importanti informazioni militari francesi e non fu riabilitato che da un
verdetto della corte di cassazione prima del luglio del 1906. Mentre Dreyfus
era imprigionato sull'Isola del Diavolo nella Guiana Francese in Francia il
caso giudiziario divenne motivo di divisione nel Paese: l'opinione pubblica
si divise, in due schieramenti: i dreyfusards e gli antidreyfusards. I
primi, intellettuali, politici e tutti coloro che consideravano l'affaire un
eclatante caso di antisemitismo, di
razzismo e di nazionalismo cieco; i secondi, nazionalisti, antisemiti e
militari.
Un ruolo importante nella formazione dell'opinione pubblica fu svolto dalla
stampa: in particolare dal giornale L'Aurore, che pubblicò un articolo dello
scrittore Émile Zola; si trattava di una lettera aperta al Presidente della
Repubblica francese Félix Faure, suggestivamente intitolata J'accuse: una
denuncia dell'arbitrio giudiziario e della manipolazione dell'informazione.
Io accuso (J'accuse)
Lettera aperta dello scrittore francese Emile Zola (1840-1902) al presidente
della repubblica francese, Flix Faure, pubblicata sul giornale L'Aurore il
16 gennaio 1898 Lo scrittore ripropone all'attenzione del pubblico il famoso
caso Dreyfus. Ritenendo il colonnello du Paty de Clam, incaricato d'istruire
il processo a Dreyfus in qualità di ufficiale giudiziario, il vero colpevole
dello spaventevole errore giudiziario, che è stato commesso Zola rivela che
l'istruttoria è stata condotta come in una cronaca del secolo decimoquinto,
in mezzo al mistero con una complicazione di espedienti selvaggi. L'unica
prova esistente contro l'ufficiale è il bordereau, giudicato poi dai
generali Gonse e Billot opera di Esterhazy; ma la condanna di quest'ultimo
avrebbe trascinato inevitabilmente con sè la revisione del processo Dreyfus,
revisione che lo stato maggiore non voleva assolutamente. Così entrambi i
generali nascosero prove sicure, rendendosi colpevoli di lesa umanità, a
scopo politico, per salvare lo Stato Maggiore, compromesso. Pur di fronte
alla denuncia di Matteo Dreyfus contro il comandante Esterhazy, accusato di
essere l'autore del famoso bordereau, e alla domanda di revisione del
processo presentata da Scheurer-Kestner, il colonnello du Paty de Clam è
deciso a difendere la sua opera sulla colpevolezza di Dreyfus. Contro i vari
generali e colonnelli, che sostennero questo errore giudiziario, Zola si
erge con vigore e condanna la stampa, specialmente I'Eclair e l'E'chn de
Paris che condussero una campagna obbrobriosa per sviare l'opinione pubblica
e occultare la responsabilità del ministero della Guerra: "E' un delitto
avvelenare i piccoli e gli umili, inasprire le passioni di nazione e
intolleranza, riparandosi dietro l'odioso antisemitismo ... E' un delitto
sfruttare il patriottismo per opere di odio". Consapevole che nel formulare
simili accuse incorreva negli articoli sulla legge della stampa riguardanti
i delitti di diffamazione, Zola, accanito sostenitore della verità e della
giustizia, ritiene che l'atto che compie con la sua accusa non è altro che
un mezzo rivoluzionario per sollecitare l'esplosione della verità e della
giustizia. La sua protesta è il grido dell'anima; gli costerà la condanna a
un anno di prigione, a un'ammenda e a un breve esilio, ma contribuirà in
modo decisivo alla liberazione e all'assoluzione dell'accusato, cancellando
così una macchia di vergogna dall'esercito francese.
Emile
Zola
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