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Italo Calvino:
Se una notte d'inverno un viaggiatore - Il barone rampante
Scritto
nel 1979, dopo sei anni di silenzio, “Se una notte d’inverno un viaggiatore”
è il lavoro più innovativo di Italo Calvino che, cimentandosi con le teorie
letterarie dell’epoca, costruisce una struttura complessa e raffinata in cui
si intrecciano molte storie, nella forma di un metaromanzo ricco e vario.
Come sintetizza nella premessa (“Credete di leggere ‘Se una notte d'inverno
un viaggiatore’. E invece no.”), l’autore gioca con il lettore trascinandolo
in dieci storie diverse che s’interrompono ad ogni capitolo, dieci incipit
immaginari di romanzi che esauriscono le possibilità dei generi letterari in
cui Calvino si cala con maestria. Filo conduttore e cornice alla narrazione,
è la storia del lettore e della lettrice: incontratisi in libreria ed
entrambi incappati in questa specie di scherzo della casa editrice, che ha
pubblicato “Se una notte d’inverno un viaggiatore” con un testo che non è
quello, cercano di scoprire il mistero, di rimettere insieme il romanzo e di
mettersi insieme loro, tanto più che il lettore si è innamorato della
lettrice a prima vista.
’Se una notte d’inverno un viaggiatore’ è un romanzo sul piacere di
leggere - secondo la definizione che l’autore ne ha dato in una conferenza a
Buenos Aires - protagonista è il lettore che per dieci volte comincia a
leggere un libro che per vicissitudini estranee alla sua volontà non riesce
a finire. Ho dovuto dunque scrivere l'inizio di dieci romanzi d'autori
immaginari. Tutti in qualche modo diversi da me e diversi tra loro." E il
risultato è un’opera originale e perfetta, che diverte e coinvolge dalla
prima all’ultima pagina, mettendo in scena i trucchi e le trappole della
scrittura.
Il barone rampante di
Calvino (1956).
Lo scrittore vi gioca a ricreare in chiave moderna il conte philosophique
settecentesco, costruendo un apologo denso di profondi significati ma
trattandoli con una miracolosa levità narrativa. La vicenda del giovanissimo
barone Cosimo Piovasco di Rondò, che per un litigio con il padre si inerpica
sugli alberi e vi trascorre poi tutta la vita, una vita non solo normale ma
operosa e utile alla comunità, diviene metafora della funzione
dell'intellettuale, che ha bisogno di guardare la realtà da una posizione di
distacco per poterla capire meglio, nonché per restare libero, per non farsi
imprigionare da condizionamenti esterni e da dogmatismi ideologici; e
tuttavia proprio quel distacco straniante è la condizione che consente la
sua partecipazione attiva e consapevole alla vita civile e al progresso
storico.
Italo Calvino
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