Il giovane Dorian Gray ottiene in dono da
un amico pittore un suo ritratto e rimane egli stesso abbagliato dalla
bellezza del suo volto, cui non aveva mai dato eccessiva importanza. Con la
semplicità del giovane puro ed onesto, qual egli è, esprime il suo rammarico
per il fatto che, mentre egli sarà destinato ad invecchiare, la sua immagine
sulla tela resterà sempre giovane e bella, e fa il voto che, a qualunque
prezzo, avvenga il contrario. Nello studio del pittore è presente un nobile
dissoluto e spregiudicato che convince Dorian ad approfittare della propria
bellezza per godere al massimo dei piaceri della vita. Dorian si lascia
irretire e da quel momento si incammina sulla strada della perversione più
abbietta: non prova alcun rimorso per il suicidio della fidanzata
abbandonata e per la morte del di lei fratello che viene raggiunto
occasionalmente da un colpo di fucile di un incauto cacciatore proprio
mentre era prossimo a vendicare su Dorian la morte della sorella. Lo stesso
Dorian, in un impeto di collera, uccide l’amico pittore che vorrebbe
ricondurlo sulla retta strada.
Tutta questa dissolutezza non lascia
alcun segno sul volto di Dorian, ma questi scopre che invece il suo
ritratto ha acquisito un aspetto orribile e reca sulla mano omicida una
vistosa macchia di sangue. Capisce allora che il suo voto si è adempiuto e,
quasi impazzito, vibra una pugnalata al cuore del ritratto. In effetti è un
vero e proprio suicidio, perché è lui che cade morto col volto paurosamente
ed improvvisamente invecchiato e deturpato (tanto che i servi tardano a
riconoscere il loro padrone), mentre il volto dipinto riacquista la sua
bellezza.