Il sosia
Analisi
di una follia, di una disgregazione psichica, di un delirio.
Racconta le frustrazioni e le sofferenze, le ambizioni e le
ribellioni di un mediocre impiegato, Ivan Petrovic
Goljadkin, che, una sera, incontra per le strade di
Pietroburgo il proprio alter ego e se ne sente perseguitato.
Il romanzo breve di Dostoevskij, accolto negativamente dalla
critica, rappresenta l'alienazione di un modesto
funzionario, preso nell'ingranaggio di una società
burocratica e rigidamente gerarchica.
Sulla narrazione gli influssi letterari di Gogol', Hoffmann
e Puskin.
L'io diviso di Goljadkin rappresenta gli aspetti ombra,
inquietanti e angoscianti, presenti in ciascuno di noi.
Delitto e castigo
Raskolnikov
, uno studente povero, decide di imprimere una svolta alla
propria vita, pianificando l'omicidio di una vecchia usuraia
cattiva e malata e ripromettendosi di condurre poi
un'esistenza onesta, adempiendo al "proprio dovere verso
l'umanità".
Compie un delitto perfetto: nessuno sospetta di lui,
tuttavia la sua coscienza lo tormenta incessantemente.
Sconvolto, sarà costretto da Dio e dalla legge degli uomini
ad autodenunciarsi e a prendere su di sé il castigo che egli
stesso ora invoca. Contribuirà a indurlo a questo passo il
colloquio con Sonja, una ragazza divenuta suo malgrado
prostituta, animata dalla dolcezza e dalla fede cristiana.
La dedizione di Sonja verso Raskolnikov la porterà a
seguirlo anche in Siberia.
Per dirla con Bacthin, Delitto e Castigo è il primo romanzo
polifonico di Dostoevskij. È anche un romanzo d'azione,
ricco di suspence. È sicuramente un romanzo di idee, non
statiche, ma intersoggettive.
Raskolnikov è una persona colta che coglie lo spirito dei
tempi, le idee che aleggiano nell'aria nella sua epoca. Egli
incarna il superuomo nicciano ante litteram. Ma, alla prova
dei fatti, tutta la sua visione del mondo, la sua
tracotanza, il disprezzo per la gente comune, il suo nuovo
sistema di valori crollano inesorabilmente.
L'idiota
"L'idea
principale del romanzo è di rappresentare un uomo
positivamente buono. Non c'è nulla di più difficile al mondo
e specialmente adesso. Tutti gli scrittori, non solo i
nostri ma anche quelli europei, che hanno affrontato la
rappresentazione di un uomo "positivamente" buono, hanno
fatto fiasco. È un compito smisurato. Il bello è un ideale,
ma l'ideale non è nostro, né la civile Europa l'ha
minimamente elaborato. Nel mondo c'è un essere positivamente
buono, Cristo, così che l'apparizione di questo essere
smisuratamente, illimitatamente buono, è naturalmente un
miracolo sconfinato".
Così scrive Dostoevskij in una lettera alla nipote del 13
gennaio 1867. Modello ispiratore nella costruzione del
protagonista del suo nuovo romanzo, oltre a Cristo, sarà Don
Chisciotte.
Il principe Myskin, epilettico, ma spiritualmente un essere
superiore e il focoso e passionale Rogozin amano, anche se
in modo diverso, una stessa donna, la bella Nastasja
Filippovna. Geloso e istintivo, Rogozin la uccide, chiamando
a testimone del delitto lo stesso Myskin.
Nella vicenda si inserisce un altro personaggio femminile
importante: Aglaja, colta, bella e ricca figlia del generale
Epancin, che si innamora di Myskin, al quale la unisce
un'affinità di carattere. Aglaja è infatti inquieta,
ingenua, incapace di calcoli filistei.
Intuitivo, intelligente, dotato di un tipo di pensiero e di
logica non convenzionali, Myskin si pone fuori dai giochi
mondani, affettivi, sociali, economici. Egli è convinto che
sarà la"bellezza che salverà il mondo".
I
demoni
Romanzo
emblematico e ancora attuale sul terrorismo.
Avido lettore di giornali, Dostoevskij si interessa alla
notizia riguardante un giovane nichilista, Sergej Necaev
che, nel dicembre del 1869, spacciandosi per il messo di una
potentissima società segreta, organizza nuclei rivoluzionari
tra gli studenti moscoviti. Uno di loro si ribella e viene
ucciso; il suo corpo viene gettato in uno stagno.
Per Dostoevskij tale notizia è rappresentativa del clima
culturale e spirituale che si respira nella Russia del suo
tempo: caos, fanatismo, violenza, generate dalla diffusione
di idee occidentali che minano la fede cristiana dei russi.
Ne scrive un romanzo, che al lettore contemporaneo appare un
po' prolisso e a tratti noioso. Senz'altro voluminoso e
complesso.
Necaev assume le sembianze di Pietr Verchovenskij, figlio
dimenticato di quel Stepan Trofimovic, prototipo
dell'intellettuale occidentalista, personaggio che ci
accompagna durante tutta la narrazione, elegante, frivolo,
sentimentale.
Per Dostoevskij il nichilismo dei giovani russi origina
proprio da questa generazione di padri vanesi, permissivi,
distratti, imbevuti di ideologia occidentale.
Nel romanzo avviene una catena di delitti, legati in misura
più o meno diretta all'azione politica di Verchovenskij.
L'ultimo è l'omicidio di Satov, che vuole uscire
dall'organizzazione. Col delitto, Verchovenskij cerca di
legare vieppiù i membri del gruppo rivoluzionario. Per
confondere le indagini, Verchovenskij cerca di servirsi di
Kirillov, un ingegnere che, come atto estremo di libertà,
intende suicidarsi.
Grande burattinaio di tutta la vicenda, ispiratore di gran
parte dei personaggi, vero protagonista del romanzo, è
Stavrogin, bello, intelligente, sfuggente, annoiato, una
sorta di superuomo enigmatico, al di là del bene e del male.
Gli altri personaggi sembrano essere la proiezione vivente
delle sue idee, delle concezioni che egli via via abbandona.
Come le sue idee non fanno altro che seminare morte, così
egli stesso, consapevole del proprio scacco, si impicca.
Secondo alcuni critici Stavrogin sarebbe incapace di
superare la fase estetica dell'esistenza, sarebbe affetto da
quella "malattia mortale" già diagnosticata da Kierkegaard.
Consapevole della vanità del tutto, angosciato e disperato,
Stavrogin è un anticipatore dell'esistenzialismo.
Perdendo Dio, sembra dirci Dostoevskij, l'uomo ha perso
contatto col "suolo", è sradicato. Da ciò derivano i mali
della società moderna.
La
mite
Racconto
fantastico. Un uomo monologa davanti al cadavere della
moglie, che si è suicidata. Egli è un usuraio che ha sposato
una ragazza di lui molto più giovane, orfana e maltrattata.
Il matrimonio gli è apparso un affare come un altro. Lei gli
manifesta affetto, ma lui la respinge, la vuole sottomessa.
Lei diventa sempre più cupa e malinconica, cerca l'amore
fuori dalle mura domestiche. Lui in apparenza la perdona, in
realtà la disprezza. La donna si ammala di febbre cerebrale.
Dopo sei settimane guarisce. Lui improvvisamente sente
dell'amore verso di lei, glielo comunica, si prostra, le
bacia i piedi. Niente. Lei ha un attacco isterico. Non
dimentica anni di tormenti e si suicida gettandosi dalla
finestra.
I
Fratelli Karamazov
Romanzo
che risente dell'avvicinamento di Dostoevskij al pensiero
filosofico di Vladimir Solov'ev e Nikolaj Fedorov. Il primo
è antipositivista e invita all'acquisizione di una saggezza
di origine divina; il secondo reclama l'unione dei figli per
la resurrezione dei padri, una società senza classi
contraddistinta dalla fraternità.
La tensione etica domina questo romanzo dalla trama
complessa.
Fëdor Karamazov è un padre cinico, avaro, egoista, dominato
dalla lussuria. È rimasto vedovo, ma indifferente verso la
funesta sorte delle mogli. Ha tre figli: il passionale
Dimitri, che un po' gli assomiglia anche se è molto più
problematico del padre, il razionale, euclideo, colto, ateo
Ivan, il religioso e buono Alësa. Mentre Dimitri è figlio
della prima moglie, Ivan e Alësa lo sono della seconda.
I figli sono in forte contrasto col padre e, quando questi
viene ucciso, l'accusa ricade su Dimitri, su cui gravano
tutti gli indizi e che spesso aveva minacciato il padre con
violenza.
L'omicidio è stato invece materialmente eseguito da
Smerdjakov, il servo epilettico, figlio illegittimo, nato da
una relazione di Fëdor con una demente.
Il delitto matura tuttavia nell'atmosfera di conflitto tra
padre e figli e nella forte suggestione esercitata su
Smerdjakov dalle idee rivoluzionarie di Ivan Karamazov
secondo cui "tutto è permesso".
Smerdjakov si impicca, Dimitri viene condannato ai lavori
forzati, Ivan si ammala gravemente.
Personaggio importante del romanzo è lo starec Zosima, che
incarna l'illuminato dalla fede, la generosa dedizione di sé
agli altri. Il romanzo si conclude con un afflato verso
l'amore cosmico.