Riassunti di libri

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Se questo è un uomo di Primo Levi

Iniziato a scrivere durante la prigionia ad Auschwitz, “Se questo è un uomo” di Primo Levi è una testimonianza della prigionia nei campi di sterminio nazisti. La crudeltà con cui gli aguzzini infieriscono sui prigionieri, annientandoli fisicamente e moralmente, la ferocia con cui vengono calpestati i diritti umani vengono descritte senza emotività e retorica, attraverso una narrazione lucida ed asciutta che permette, con un rigore quasi scientifico, di ricostruire la vita dei campi di concentramento.
L’ essenzialità del linguaggio, scevro da desideri di vendetta e rabbia, è il mezzo di cui si serve il testimone per descrivere in maniera obiettiva e credibile gli eventi e lasciare, poi, ad altri il compito di giudicare; è un ammonimento ai posteri, un invito a non dimenticare il male per far sì che certe tragedie non si verifichino più come ci ricorda l’autore nell’introduzione del libro: “…A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che ogni straniero è nemico. Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all’origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena sta il Lager. Esso è il prodotto di una concezione del mondo portata alle sue conseguenze con estrema coerenza: finché la concezione sussiste, le conseguenze ci minacciano. La storia dei campi di distruzione dovrebbe venire intesa da tutti come un sinistro segno di pericolo…” Anche la storia del libro è piuttosto tormentata a causa dell’iniziale diffidenza degli editori a cui viene proposto, ma grazie all’intervento di Franco Antonicelli ne vengono pubblicate presso l’editore De Silva 2500 copie; ma il testo, seppur ben accolto dalla critica, non riesce ad imporsi al pubblico. Nel 1956 però incoraggiato dal successo di una mostra sulla deportazione tenutasi a Torino, Levi ripresenta il suo scritto all’editore Einaudi che decide di pubblicarlo.

Primo Levi