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Nel 2007 ricorre il trentesimo anniversario della morte di Vladimir
Nabokov, romanziere,
traduttore, professore, appassionato di scacchi ed entusiasta entomologo (Amo
la scrittura e
la caccia alle farfalle, i piaceri più intensi che un uomo possa conoscere).
Figlio di Vladimir Dmitrievich Nabokov e Elena Ivanovna Rukavishnikova,
nacque nel 1899 da
una famiglia della vecchia nobiltà russa a San Pietroburgo, città che ospita
attualmente un
importante museo a lui dedicato. Dopo la rivoluzione del 1917, lascia la
Russia insieme alla
famiglia per trasferirsi prima a Cambridge (dove porta a termine gli studi
in slavo e lingue
romanze), poi a Berlino e infine a Parigi. Nel 1940 decide di abbandonare
anche il vecchio
continente e, accompagnato dalla moglie Vera e dal figlio Dimitri, approda
negli Stati Uniti che
diventano la sua seconda patria (prende la cittadinanza nel 1945), il posto
ideale per coltivare
i propri interessi, scrivere e raggiungere il successo. Lavora come
entomologo, insegna
letteratura russa e francese alla Cornell University di Ithaca per undici
anni e comincia a
scrivere in lingua inglese. Nel 1960, tuttavia, decide di ritornare in
Europa e si stabilisce in
Svizzera, a Montreux, dove muore nel 1977.
Le prime opere di Nabokov, scritte nella lingua madre e sotto lo pseudonimo
di Vladimir Sirin,
trattano tematiche care alla letteratura russa e, più in generale, europea
quali la morte, il
passare del tempo e il senso della perdita. Sono romanzi che dimostrano
l'ammirazione per
scrittori come Dostoevskij, Gogol e Kafka, ma che si differenziano per una
scrittura animata
da uno stile personale e innovativo. Si riscontra, principalmente, un uso
massiccio della
metafora e di artifici letterari che con il passare degli anni diventeranno
una sorta di sfida nei
confronti del lettore. Un invito ad affrontare la lettura come una partita a
due davanti a una
scacchiera (I lettori non sono delle pecore e non è scontato che siano
attratti da tutte le penne in
circolazione).
I racconti scritti in lingua inglese attirano l'attenzione del New Yorker e
dellAtlantic che li
pubblicano a partire dal 1940. Alle short stories seguiranno i romanzi The
Real Life of
Sebastian Knight (1941) e Bend Sinister (1947). Opere che, oltre a uno stile
ancor più maturo
e a una prosa formalmente ineccepibile (tutte le parole sono importanti, non
solo conTommaso Landolfi:riferimento al significato, ma anche a livello di
fonetico), segnano il punto dincontro
dellautore con il modo di vivere e pensare americano. Con una società dove
lindividuo passa
in primo piano a dispetto della collettività. Il successo arriva nel 1955
con la pubblicazione di Lolita, vero spartiacque della
carriera di Nabokov. La fama, la ricchezza, gli permettono di
dedicarsi a tempo pieno alla scrittura con la certezza che le opere a venire
non sarebbero più
state osservate con diffidenza.
Pubblicato
per la prima volta in Francia nel 1955 dalla Olympia Press, casa editrice
specializzata in narrativa erotica, Lolita diviene immediatamente un caso
letterario che spinge
lo scrittore e critico Graham Greene a definire il romanzo come uno dei
migliori dell'anno.
Contemporaneamente, tuttavia, John Gordon del Sunday Express lo definisce il
libro più
ripugnante che abbia mai letto?pura e sfrenata pornografia. La polemica e
l'attenzione
intorno a Lolita spingono il Ministero degli Interni britannico a bloccarne
la distribuzione su
tutto il territorio e a esercitare pressioni affinché anche in Francia
fossero ritirate tutte le
copie rimanenti. Prima di arrivare alla pubblicazione negli U.S.A. dovranno
passare tre anni,
durante i quali il romanzo venne rifiutato da cinque casi editrici
spaventate dalle possibili
ripercussioni (è lo stesso Nabokov a spiegare che esistono almeno tre temi
assolutamente
tabù per quanto concerne la maggior parte degli editori americani. L'amore
tra un quarantenne e
una dodicenne; un matrimonio tra negro e bianca o negra e bianco che sia
completamente e
luminosamente fortunato e dia luogo a un gran numero di figli e nipoti; e
l'ateo completo che
conduce un esistenza serena ed utile, e muore all'età di centosei anni).
Il
libro vende 100.000
copie in tre settimane (solamente
Via Col Vento aveva venduto altrettanto) e
rimane in testa
alle classifiche di vendita per sei mesi. Un capolavoro che va oltre lo
scandalo, perché la
scabrosità e la depravazione della vicenda narrata sono sdoganate dalla
padronanza di stile
e dalla intensità delle parole. Scritte assecondando un tono terribilmente
ironico, a tratti
scettico e cinico, ma sempre acuto e mai banale. Un libro che alla sua
uscita è stato definito
amorale e perverso, ma che rimane pur sempre una storia d'amore. Magari
estrema, ossessiva
e dagli effetti devastanti. E anche qualcosa di più, una storia che gioca
con il desiderio di
fermare il tempo e cristallizzare la bellezza e la gioventù, come affermato
anche dal figlio
Dimitri in un intervista la tragica storia di Lolita e del professor Humbert
non è la storia di
un pedofilo e della sua vittima, ma quella di un uomo che in preda ad un
ossessione amorosa,
causata dalla perdita di un amore perduto, cede al fascino della giovinezza.
Lolita ha anche ispirato due film, il primo del 1962 diretto da Stanley
Kubrick (con la
collaborazione dellautore per la stesura della sceneggiatura), con James
Mason, Shelley
Winters, Peter Sellers e Sue Lyon, il secondo per la regia di Adrian Lyne,
con Jeremy Irons,
Melanie Griffith, Frank Langella e Dominique Swain. Due buone pellicole, ma
indubbiamente
non allaltezza della versione cartacea perché è sempre difficile, se non
impossibile, portare sul
grande schermo un romanzo timeless come Lolita dove la parola ha un ruolo
tanto
importante e imprescindibile. Significativo, a tal proposito, quanto
affermato da Pietro Citati in
quarta di copertina dell edizione pubblicata da Adelphi dopo trentasei anni
rileggo Lolita di
Vladimir Nabokov, che ora Adelphi ripresenta... Trentasei anni sono
moltissimi per un libro. Ma
Lolita ha, come allora, un’abbagliante grandezza. Che respiro. Che forza
romanzesca. Che
potere verbale. Che scintillante alterigia.
Che gioco sovrano. Come accade sempre ai grandi libri, Lolita si è spostato
nel mio ricordo. Non
mi ero accorto che possedesse una così straordinaria suggestione mitica". Le
pubblicazioni
successive, pur non raggiungendo il successo di Lolita, contribuirono a
mantenere viva
l'attenzione su Nabokov offrendogli la possibilità di scrivere lasciando
libera la sua creatività.
Nel 1957 esce Pnin che racconta la storia, ambientata in un campus
universitario americano,
di un professore russo e nel 1962 Fuoco pallido (Pale fire), sicuramente
l'opera più matura e
difficile di Nabokov. Analisi impudente e ironica della vita dei college,
Fuoco pallido
(espressione utilizzata da Shakespeare per descrivere il chiarore della luna
e da Yeats per
raccontare il lento scorrere del tempo) si presenta quasi come una scommessa,
difficile e
ambiziosa al pari della forma utilizzata per la narrazione, un poema di 999
versi seguiti
dall interpretazione e commento degli stessi. È del 1969, quattordici anni
dopo l'uscita di
Lolita, Ada (Ada or ardor:A family chronicle). Un romanzo importante, denso
e ricco di
citazioni, (Proust e Joyce sopra tutti) dove si riaffacciano con prepotenza
molte delle tematiche
care allo scrittore, la sfuggente naturaambigua della realtà, la passione
per
l'intrigo, il tempo, la sua relatività e, soprattutto, l’ossessione nei
confronti del sesso.
Seguiranno Transparent Things (Cose trasparenti, 1972) e Look at the
Harlequins! (1974) dove,
servendosi delle parole del protagonista e alter ego Vadim Vadimovich,
Nabokov tira le conclusioni
della sua carriera letteraria. Oltre a romanziere e autore di un buon numero
di racconti
(fra tutti La dozzina di Nabokov e Il quartetto di Naboko’v), Nabokov è
stato anche importante e
raffinato critico letterario. Degni di nota il saggio su Nikolaj Gogol del
1944 e la traduzione con
note critiche dellEvgenij Onegin di Puskin. Lezioni di letteratura,
pubblicazione postuma del 1980,
raccoglie saggi e dissertazioni su alcuni fra i più importanti scrittori del
Novecento.
Dopo aver viaggiato in tutto il mondo, vissuto in tre continenti, scritto in
altrettante lingue
(Russo, Francese e Inglese) e dopo una carriera letteraria durata oltre
cinquantanni, il nome di
Nabokov continua tuttavia a essere legato al suo romanzo più conosciuto e
acclamato.
E non potrebbe essere altrimenti. In fondo, lo stesso Nabokov era solito
precisare
’’Lolita is famous, not I.’’
Il
risolino di Nabokov che umilia gli scrittori
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