Riassunti di libri

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Pirandello  Uno, nessuno e centomila.

Il delirio esistenziale di Vitangelo Moscarda inizia una mattina, quando la moglie gli fa osservare allo specchio che egli ha il naso che pende verso destra. Di ciò l’uomo non si era mai accorto, benché allo specchio si guardasse tutti i giorni. Da qui ha inizio una serie di riflessioni che portano il Moscarda alla constatazione che ogni uomo ha di sé  un’immagine  che non corrisponde  alle innumerevoli altre che gli altri si costruiscono di lui. Il Moscarda mette dunque a dura prova la consistenza della propria individualità in rapporto alle circostanze ed alle persone in cui quotidianamente si imbatte e avvia un processo inarrestabile di autoemarginazione dal mondo, cioè dalle apparenze e dalle false consuetudini in cui si è costretti a vivere.  Si ingegna nel prendere  iniziative  che appaiono del tutto  inspiegabili con la logica del senso comune, con cui gli uomini si illudono di dare un significato oggettivo alla realtà della vita. Ad esempio manda lo sfratto a due suoi inquilini, poveri e vecchi, suscitando un profondo senso di sdegno fra la gente per un atto così disumano, mentre ha già fatto redigere dal notaio un atto di donazione con cui trasferisce la proprietà della stessa casa ai due vecchietti, suscitando questa volta perplessità e rancori da parte dei soci e dei familiari che vedono in pericolo il loro benessere. Quando poi decide di chiudere la banca ereditata dal padre perché assimila la professione di banchiere a quella di usuraio, allora contro di lui si coalizzano tutti gli interessati per citarlo in tribunale e farlo interdire. Conosciuto il piano dei soci e dei parenti, il Moscarda si rivolge al vescovo per consiglio e si lascia convincere a devolvere tutti i suoi beni in opere di carità. Abbandonato da tutti, si ritira in un ospizio costruito col suo stesso denaro e qui porta a compimento la propria autodistruzione: senza più legami col passato e senza progetti per il futuro, si lascia consumare dal tempo, rifiutandosi persino di pensare.



Il fu Mattia Pascal

Il fu Mattia Pascal fu pubblicato per la prima volta nel 1904; fu il terzo romanzo scritto da Pirandello.
Pirandello scrive la storia della vita di Mattia Pascal, che dopo una gioventù dissipata, deve affrontare una vita matrimoniale che è un inferno e nella quale egli sente annullata la sua dignità di uomo. Grazie ad una fortunata vincita a Montecarlo diviene economicamente sufficiente ed apprende di essere stato identificato dai familiari nel cadavere di un suicida. Invece di approffitare della liberazione dalla forma sociale per vivere immerso nel fluire della vita, Mattia Pascal si sforza di costruirsi un'identità nuova: cambia aspetto fisico, si dà il nome di Adriano Meis e si crea una nuova "maschera". In lui resta, perciò, insuperabile l'attaccamento alla vita sociale, alla "trappola"; quindi soffre per questa sua nuova condizione che lo costringe a vivere estraniato dagli altri. Tenta di ritornare alla sua vecchia identità, ma, ritornato a casa, scopre che sua moglie nel frattempo si è risposata ed ha avuto una figlia: non gli resta altra scelta che addattarsi alla sua condizione sospesa di "forestiere della vita", contemplando gli altri dall'esterno nella sua consapevolezza di non essere più nessuno.

Luigi Pirandello