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Tommaso Landolfi:
Dialogo dei massimi sistemi

Pubblicato nel 1937, “Dialogo dei massimi sistemi” segna l’esordio narrativo di Tommaso Landolfi. Una raccolta di racconti in cui sono già evidenti i talenti dell’autore: la fantasia visionaria, la capacità di trasfigurare il reale in simbolo, la padronanza della parola per descrivere una realtà altra, l’ironia lunare, il gusto di esplorare la faccia velata e paradossale delle cose e dell'uomo.
Nel mondo di provincia creato dallo scrittore, con tutti i luoghi che diventeranno topici nella sua opera - l'antico palazzo ormai privo d’abitatori, i dolci colli del paesaggio natale, i luoghi interiori popolati da ansie e ossessioni -, i protagonisti rappresentano varie incarnazioni dell’autore.
Dal primo racconto, in cui il nostro descrive ad un amico la straziante morte di un topo e il suo folle funerale, alle pene d’amore di Maria Giuseppa morta per Giacomo, giovane blasfemo, al sogno di sangue della giovane Rosalba, Landolfi dà vita a figure che rifiutano la quotidianità dell’esistenza e passano il tempo dedicandosi ad attività futili: come nel caso del racconto che dà il titolo alla raccolta, incentrato sullo scherzo che un capitano inglese gioca a un tale desideroso di imparare il persiano, insegnandogli una lingua mai esistita. Uomini che sognano imprese mai compiute, come ne “La morte del Re di Francia”, e cercano l’amore come liberazione da una realtà soffocante, come nel caso di "Piccola apocalisse”.
Sulla base delle lezioni di maestri dell'Ottocento quali Gogol', Dostoevskij ed Edgar Allan Poe, l’autore anima le proprie pagine fantastiche e surreali con tensione e mistero, perché compito del poeta è seguire l’esempio dell’assiuolo e “continuare a inghiottire le notti o almeno prendermi l'impegno di parlare per loro".

TOMMASO LANDOLFI - LA PIETRA LUNARE