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Anselmo d'Aosta
La prova ontologica dell'esistenza di Dio
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"Questa cosa dunque esiste in modo cosi vero che non si può pensare che non
esiste. Infatti si può pensare che esista qualcosa che non si può pensare non
esistente; ma questo è maggiore di ciò che si può pensare non esistente. Dunque,
se ciò di cui non può pensarsi nessuna cosa maggiore può essere pensato non
esistente, ciò di cui non può pensarsi nessuna cosa maggiore non è ciò di cui
non può pensarsi nessuna cosa maggiore. E ciò è contraddittorio. Dunque qualcosa
di cui non può pensarsi nessuna cosa maggiore esiste in modo così vero che non
si può pensare non esistente.
3)Perch dunque "l'insipiente ha detto in cuor suo: "Dio non esiste"" (Sal 14,1 e
53,1), quando è così evidente alla mente razionale che tu esisti più di ogni
altra cosa? Perché, se non perché è stolto e insipiente? "
(Anselmo, Proslogion, cap.III, ).
Charles Baudelaire
Una carogna
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Anima mia, ricordi (era un mattino
bello d'estate, e così dolce) quello
che vedemmo alla svolta d'un sentiero?
Un'infame carogna, sopra un letto
fatto di sassi, con le zampe in aria
come lasciva femmina, [...]
Si, tale tu sarai, di tutte grazie
regina, quando dopo i sacramenti
estremi, te ne andrai sotto le piante
grasse, frammezzo alle ossa a imputridire,
sotto l'erba. Ma allora di', mia bella,
di' pure ai vermi che ti mangeranno
di baci, che geloso ho conservato
di tutti quanti i decomposti amori
in me la forma e la divina essenza
(Ch. Baudelaire, I fiori del male. I relitti.
Supplemento ai Fiori del male)
Marc Bloch
L'apologia della storia
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"Papà, spiegami a che serve la storia". Cosi, pochi anni or sono, un ragazzo che
mi è molto vicino, interrogava suo padre, uno storico. Vorrei poter dire che
questo libro rappresenta la mia risposta, perchè non credo ci sia lode migliore,
per uno scrittore, che di saper parlare, con il medesimo tono, ai dotti e agli
scolari. Ma una semplicità tanto elevata è privilegio di alcuni rari eletti.
Tuttavia la domanda di quel fanciullo, di cui sul momento non riusci gran che
bene a soddisfare la sete di sapere, la conserverei volentieri qui, come
epigrafe. (...) Il problema ch'essa pone, con la sconcertante dirittura di
quell'età inesorabile, è, ne più ne meno, quello della legittimità della storia.
(...)Se tuttavia la storia, alla quale ci richiama un'attrattiva quasi
universalmente sentita, non potesse dimostrare altrimenti la propria
legittimità; se non fosse insomma che un piacevole passatempo, (...) meriterebbe
davvero la fatica che spendiamo per scriverla? (...)O dovremo sconsigliare lo
studio della storia agli ingegni suscettibili di un miglior impiego, oppure la
storia dovrà dimostrare di avere le carte in regola come conoscenza.
(M. Bloch, Apologia della storia)
Anicio Manlio Torquato Severino Boezio
Dio, ordine dell'universo
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O tu che con perpetua sapienza di leggi governi
il mondo; tu, Signore, che il cielo creasti e la terra,
che fai da l’evo eterno fluire de i secoli il corso,
e, immobile restando, dài moto a le cose universe;
te non cagioni esterne l’informe sospinser materia
a comporre in bell’ordine, ma solo del bene supremo
l’idea, che in te fu sempre senz’ombra d’invidia:
[ogni cosa
tu dal superno esempio derivi; ne l’alta tua mente
il bel mondo racchiudi, tu stesso bellissimo essendo,
e con immagin simile di fuori l’esprimi e lo formi,
e vuoi perfetto il tutto, perfette le singole parti[…]
(Severino Boezio, La consolazione della filosofia, III, IX in Cosmologie
medievali,)
Edmund Burke
Confronto tra il bello e il sublime
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Nel chiudere questa visione d'insieme della bellezza sorge naturale l'idea di
paragonarla col sublime, e in questo paragone appare notevole il contrasto. Gli
oggetti sublimi sono infatti vasti nelle loro dimensioni, e quelli belli al
confronto sono piccoli; se la bellezza deve essere liscia e levigata, la
grandiosità è ruvida e trascurata; la bellezza deve evitare la linea retta, ma
deviare da essa insensibilmente; la grandiosità in molti casi ama la linea retta,
e quando se ne allontana compie spesso una forte deviazione; la bellezza non
deve essere oscura, la grandiosità deve essere tetra e tenebrosa; la bellezza
deve essere leggera e delicata, la grandiosità solida e perfino massiccia. Il bello e il sublime sono davvero idee di natura diversa,
essendo l'uno fondato sul dolore e l'altro sul piacere, e per quanto
possano scostarsi in seguito dalla diretta natura delle loro cause, pure queste
cause sono sempre distinte fra loro, distinzioni che non deve mai dimenticare
chi si proponga di suscitare passioni.
(E. Burke, Inchiesta sul Bello e il Sublime, )
Lewis Carroll (pseudonimo di Charles Lutwidge Dogdson)
Il paradosso del barbiere
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" Spero soltanto che Carr sia in bottega - disse. - Brown è così maldestro. E la
mano di Allen è divenuta malferma dopo che ha avuto quella febbre".
"E certo che Carr è in bottega" - disse zio Joe. "Scommetto mezzo scellino che
non c'è! " - dissi io. Conserva le tue scommesse per occasioni migliori "- disse
zio Joe. "Intendo dire [...] che io posso provarlo logicamente. Ciò non ha
niente a che vedete col caso".. "Per amor di discussione - cominciò zio Joe -
poniamo che Carr sia fuori. Cerchiamo quindi di vedere a che cosa ci condurrebbe
una tale assunzione. A questo scopo ricorrerò alla reductio ad absurdum ".[...]
Se Carr è fuori, mi concederai che, se anche Allen è fuori, Brown deve essere in
bottega?" "E quale vantaggio deriva dal suo essere in bottega? - disse zio Jim.
- Io non voglio che Brown mi rada! E troppo maldestro ". [...] Quanto a lungo
questa discussione avrebbe potuto durare, non ne ho la minima idea. Penso che
l'uno e l'altro avrebbero potuto discutere per sei ore di seguito. Ma proprio in
quel momento arrivammo alla bottega del barbiere, ed entrando trovammo...
(Lewis Carroll, A Logical Paradox, in Mind, XI, 1894)
Nicola Copernico
La dedica a Paolo III del "De revolutionibus orbium caelestium"
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Mi rendo ben conto, o Padre Santissimo, che, non appena alcuni saranno venuti a
conoscenza del fatto che io, in questi miei libri che ho scritto sulle
rivoluzioni delle sfere del mondo, attribuisco certi movimenti al globo
terrestre, subito andranno gridando che sono da mettere al bando io e la mia
opinione. (...) E benchè sappia che i pensieri del filosofo sono ben lontani
dall'opinione comune, proprio perchè suo primo compito è cercare la verità in
ogni cosa, almeno nei limiti concessi da Dio alla ragione umana, penso tuttavia
che siano da evitarsi le opinioni che si allontanano del tutto dalla retta via.
(...)Prendendo spunto da qui cominciai anch'io a meditare intorno alla
possibilità di un movimento della terra. E sebbene l'opinione potesse sembrare
assurda, tuttavia, poichè sapevo che prima di me ad altri era stata concessa
questa libertà, cioè di immaginare qualsivoglia cerchio per spiegare i fenomeni
celesti, ritenni che anche a me senza difficoltà fosse concesso di cercare se,
ammesso un qualche movimento della terra, si potessero trovare spiegazioni più
sicure delle loro sulla rivoluzione delle sfere celesti.
Nicola Copernico, De revolutionibus orbium caelestium (1543), in Opere di Nicola
Copernico
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Dostoevskij
Dialogo tra Ivan e Alësha
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Vedi, caro, c'era un vecchio peccatore del diciottesimo secolo, il quale
dichiarò che se Dio non esistesse, bisognerebbe inventarlo, s’il n’existait pas
Dieu il faudrait l'inventer. E l'uomo ha davvero inventato Dio. E ciò che è
strano, ciò che dovrebbe destare stupore, non è che Dio possa esistere veramente,
ma che questa idea, l'idea della necessità di Dio, abbia potuto infiltrarsi
nella mente di un animale così selvaggio e cattivo come l'uomo - a tal punto è
santa, commovente e saggia questa idea, a tal punto essa fa onore all'uomo. Per
quanto riguarda me, ho smesso da un pezzo di pormi la domanda se è stato Dio a
creare l'uomo o l'uomo a creare Dio. Ecco qual è il mio essere, Alësa, ecco la
mia tesi. Ti ho parlato sinceramente.[...]Tu non volevi sapere se credo o no in
Dio, volevi solo scoprire di che vive il fratello che tu ami. Eccoti servito.
Dostoevskij, I fratelli Karamazov.
Esiodo
Dall'età dell'oro all'età del ferro
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Prima una stirpe aurea di uomini mortali
Fecero gli immortali che hanno le olimpie dimore.
Erano ai tempi di Crono, quand’egli regnava nel cielo;
come dei vivevano, senza affanni nel cuore,
lungi e al riparo da pene e miseria, né per loro arrivava
la triste vecchiaia, ma sempre ugualmente forti di gambe e di braccia,
nei conviti gioivano lontano da tutti i malanni;
morivano come vinti dal sonno, e ogni sorta di beni
c’era per loro; il suo frutto dava la fertile terra
senza lavoro, ricco e abbondante, e loro, contenti,
sereni, si spartivano le loro opere in mezzo a beni infiniti,
ricchi d’armenti, cari agli dei beati.
(Esiodo, Le opere e i giorni, )
Antonio Gramsci
Il Cesarismo
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Si può dire che il cesarismo esprime una situazione in cui le forze in lotta si
equilibrano in modo catastrofico, cioè si equilibrano in modo che la
continuazione della lotta non può concludersi che con la distruzione reciproca.
Quando la forza progressiva A lotta con la forza regressiva B, può avvenire non
solo che A vinca B o B vinca A, può avvenire anche che non vinca né A né B, ma
si svenino reciprocamente e una terza forza C intervenga dall’esterno
assoggettando ciò che resta di A e di B. Nell’Italia dopo la morte del Magnifico
è appunto successo questo, com’era successo nel mondo antico con le invasioni
barbariche. Ma il cesarismo, se esprime sempre la soluzione "arbitrale",
affidata a una grande personalità, di una situazione storico-politica
caratterizzata da un equilibrio di forze a prospettiva catastrofica, non ha
sempre lo stesso significato storico.
Ci può essere un cesarismo progressivo e uno regressivo e il significato esatto
di ogni forma di cesarismo, in ultima analisi, può essere ricostruito dalla
storia concreta e non da uno schema sociologico. E' progressivo il cesarismo,
quando il suo intervento aiuta la forza progressiva a trionfare sia pure con
certi compromessi e temperamenti limitativi della vittoria; è regressivo quando
il suo intervento aiuta a trionfare la forza regressiva, anche in questo caso
con certi compromessi e limitazioni, che però hanno un valore, una portata e un
significato diversi che non nel caso precedente. Cesare e Napoleone I sono
esempi di cesarismo progressivo. Napoleone III e Bismarck di cesarismo
regressivo. Si tratta di vedere se nella dialettica rivoluzione-restaurazione è
l’elemento rivoluzione o quello restaurazione che prevale, poichè è certo che
nel movimento storico non si torna mai indietro e non esistono restaurazioni in
toto.
Del resto il cesarismo è una formula polemico-ideologica e non un canone di
interpretazione storica. Si può avere soluzione cesarista anche senza un Cesare,
senza una grande personalità "eroica e rappresentativa". Il sistema parlamentare
ha dato anch’esso un meccanismo per tali soluzioni di compromesso. […]
Antonio Gramsci, Quaderni del carcere.
Morton Grosser
La scoperta di Nettuno
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[Lettera di Urbain-Jean-Joseph Le Verrier a Johann Gottfried Galle del 18
settembre 1846]:
"Sarei lieto di trovare un tenace osservatore che volesse dedicare un po' del
suo tempo ad esaminare una parte del cielo in cui può trovarsi un pianeta da
scoprire. Sono stato portato a questa conclusione dalla teoria di Urano. Un
sommario delle mie ricerche sta per essere pubblicato su Astronomische
Nachrichten. Vedrete, Signore, che dimostro che è impossibile dar conto delle
osservazioni di Urano senza introdurre l'azione di un nuovo pianeta finora
sconosciuto; e, straordinariamente, che c'è una sola posizione nell'eclittica in
cui il pianeta può essere localizzato […] La posizione attuale di questo corpo
mostra che adesso siamo, e lo saremo per alcuni mesi, in una condizione
favorevole per poter fare la scoperta. Inoltre la massa del pianeta ci permette
di concludere che il suo diametro è superiore a 3" d'arco. Questo disco è
perfettamente distinguibile, con un buon telescopio, dai diametri stellari spuri
causati dalle aberrazioni."
Morton Grosser, The discovery of Neptune, Dover Publications Inc., New York
1979.
James Joyce
Quale relazione esisteva tra la loro età ?
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Sedici anni prima, nel 1888, quando Bloom aveva l'età attuale di Stephen,
Stephen aveva 6 anni. 16 anni dopo, nel 1920, quando Stephen avrebbe avuto l'età
che aveva ora Bloom, Bloom ne avrebbe avuti 54. Nel 1936, quando Bloom ne
avrebbe avuti 70 e Stephen 54, le loro età inizialmente in rapporto di 16 a 0
sarebbero state di 17 1/2 a 131/2, crescendo la proporzione e diminuendo la
differenza a seconda che si aggiungessero anni futuri a piacere, perché se la
proporzione esistente nel 1883 fosse continuata immutabilmente, supponendo ciò
possibile, fino all'attuale 1904 quando Stephen aveva 22 anni, Bloom ne avrebbe
avuti 374 e nel 1920 quando Stephen ne avrebbe avuti 38, quanti ne aveva Bloom
adesso.
(James Joyce, Ulisse, )
Carl Gustav Jung
Una definizione junghiana di sentimento
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"Sentimento" è una parola che ha bisogno di qualche spiegazione. Per
esempio c’è
chi parla di sentimento quando è in gioco il sentimentalismo (corrisponde alla
parola francese sentiment). Altri applicano la stessa parola per definire
un’opinione: per esempio, una comunicazione della Casa bianca può cominciare nel
seguente modo: "Il presidente sente..." Inoltre la parola può essere usata per
esprimere un’intuizione: "Io sentivo che...". Quando io uso la parola "sentimento"
in contrasto con "pensiero", mi riferisco a un giudizio di valore, per esempio:
piacevole o spiacevole, buono o cattivo, e via dicendo. Secondo questa
definizione il sentimento non è un’emozione (che, come dice la parola, è
involontaria). Il sentimento, come l’intendo io, è (come il pensiero) una
funzione razionale (cioè imperativa), mentre l’intuizione è una funzione
irrazionale (cioè percettiva).
(C. G. Jung, Introduzione all’inconscio)
Jacques Lacan
Lacan e la struttura dell'inconscio
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Je pense, donc je suis (Cogito ergo sum) non è solo la formula in cui si
costituisce, con l’apogìo storico di una riflessione sulle condizioni della
scienza, il legame con la trasparenza del soggetto trascendentale della sua
affermazione esistenziale. […] Il posto che occupo come soggetto del
significante è, in rapporto a quello che occupo come soggetto del significato,
concentrico o eccentrico? Ecco il problema. Si tratta qui di quell’essere che
appare solo per il lampo di un istante, nel vuoto del verbo "essere", e ho detto
che pone la sua questione per il soggetto. Che vuol dire? Non la pone davanti al
soggetto, perchè il soggetto non può venire al posto in cui esso la pone, ma la
pone al posto del soggetto, cioè in questo posto pone la questione con il
soggetto, così come si pone un problema con una penna, e come l’uomo antico
pensava con la sua anima. […] Ciò che pensa così al mio posto è dunque un altro
io? […] In altri termini, questo altro è l’Altro che è invocato persino dalla
mia menzogna come garante della verità in cui sussiste. Nel che si osserva che è
con l’apparizione del linguaggio che emerge la dimensione della verità.
(J. Lacan, Scritti,)
Pierre-Simon Laplace
(de)
La stabilità del sistema planetario
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Qualunque sia la vera causa, è certo che gli elementi del sistema planetario
sono ordinati in modo che esso debba godere della massima stabilità, se delle
cause estranee non lo turbano. Per il solo motivo che i movimenti dei pianeti e
dei satelliti sono quasi circolari e diretti nello stesso senso e su piani poco
diversi, il sistema non fa che oscillare attorno ad uno stato medio, da cui non
si allontana mai se non di quantità minime. [...] In virtù delle attrazioni
celesti, la durata dell'anno è pressappoco la stessa in tutti i pianeti; il
cambiamento di inclinazione dell'orbita rispetto al suo equatore, racchiuso in
stretti limiti, non puòò portare che leggere variazioni nella temperatura delle
stagioni. Sembra che la natura abbia tutto stabilito nel cielo per assicurare la
durata del sistema planetario, con metodi simili a quelli che ci sembra seguire
così mirabilmente sulla Terra, per la conservazione degli individui e per la
vita perpetua delle specie.
Pierre-Simon de Laplace, Esposizione del sistema del mondo (1796).
Gottfried Wilhelm Leibniz
Le piccole percezioni o percezioni possibili
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[…] E per fornire un ulteriore chiarimento circa le piccole percezioni che non
potremmo distinguere nel loro insieme, sono solito servirmi dell’esempio del
mugghio o rumore del mare dal quale si è colpiti quando si è sulla spiaggia. Per
udire questo rumore come lo si ode, bisogna pure che se ne odano le parti che
compongono il tutto, cioè il rumore di ciascuna onda, per quanto ciascuno di
questi piccoli rumori non si faccia conoscere che nell’insieme confuso di tutti
gli altri, e sia percepibile soltanto se l'onda che lo produce non è sola.
Occorre infatti essere colpiti un poco dal movimento di quest'onda e che si
abbia una qualche percezione di ciascuno di tali rumori, per piccoli che siano;
altrimenti non si avrebbe quella di centomila onde, poiché centomila nulla non
riescono a produrre qualcosa.
G .W. Leibniz, Nuovi Saggi sull'intelletto umano.
Claude Lévi-Strauss
Le strutture della parentela
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La proibizione dell’incesto non è tanto una regola che vieta di sposare la madre,
la sorella o la figlia, quanto invece una regola che obbliga a dare ad altri la
madre, la sorella o la figlia. Le regole della parentela e del matrimonio ci
sono apparse come tali da esaurire, nella varietà delle loro modalità storiche e
geografiche, tutti i possibili modi di assicurare l’integrazione delle famiglie
biologiche nel seno del gruppo sociale. Abbiamo così constatato che numerose
regole, in apparenza assai complicate ed arbitrarie, possono ridursi a
pochissime… Al limite, tutto l’imponente apparato delle prescrizioni e delle
proibizioni potrebbe essere ricostruito a priori in funzione di una e una sola
domanda: qual è, nella società in causa, il rapporto tra la regola di residenza
e la regola di filiazione? […]
(C.Lévi-Strauss, Le strutture elementari della parentela,)