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Scritture e letture


C'è anzitutto la storia dei Templari. Fate nascere un ordine monastico-cavalleresco, fatelo diventare straordinariamente potente sia sul piano militare che su quello economico. Trovate un re che voglia sbarazzarsi di quello che è ormai diventato uno stato nello stato. Individuate gli inquisitori adatti, che sappiano raccogliere voci sparse, alcune vere ed altre false, e comporle in un mosaico terribile: un complotto, crimini immondi, innominabili eresie, corruzioni e - dato che a quei tempi la pratica era tanto ampiamente diffusa quanto ferocemente demonizzata - una buona dose di omosessualità. Arrestate e torturate i sospetti. Fate sapere che chi ammette e si pente avrà salva la vita, e chi si dichiara innocente finirà sul patibolo, e i primi a legittimare la vostra costruzione inquisitoriale saranno le vittime, specie se innocenti. Incamerate i beni dell'ordine e poi, se possibile, fate fuori anche gli inquisitori. Questo fondamentalmente ci insegna il processo intentato ai cavalieri del Tempio da Filippo il Bello, e se poi vi chiederete se questa storia si sia svolta una sola volta nella Storia, o non si riproduca a intervalli regolari, non sarete dei paranoici. La fonte principale per questa lettura rimane la raccolta degli atti del processo ai Templari, condotta nel secolo scorso da Jules Michelet, ma si potrebbe iniziare con Jean Favier, L'enigma di Filippo il bello, Jouvence, Roma 1982.
Segue la storia del mito templare. Immaginate che molti siano rimasti scossi da questo processo e, oltre ad avvertirne l'ingiustizia, come accadde a Dante e a Jean Bodin, siano rimasti affascinati dalle dottrine segrete attribuite ai Templari e colpiti dal fatto che la maggior parte dei cavalieri non sia perita sul rogo e allo scioglimento dell'ordine si sia come dissolta. All'interpretazione scettica (con la paura che si erano presi, hanno cercato di rifarsi una vita altrove, in silenzio) si può opporre l'interpretazione occultistica e romanzesca: sono entrati in clandestinità, ci sono attivamente restati per sette secoli, sono ancora tra noi. Ed ecco che nasce il mito templare.
Niente è più facile che trovare un libro sui Templari. Se in Italia occorre recarsi in librerie specializzate in occultistica ed estrema destra (almeno merceologicamente queste due linee di pensiero sovente coincidono), e negli Stati Uniti bisogna esplorare gli scaffali intitolati al "New Age", a Parigi basta andare sui lungosenna, e dai 'bouquinistes' trovate tutti i Templari che volete. L'unico inconveniente è che nel 90 per cento dei casi si tratta di spazzatura, perché nessun argomento ha mai maggiormente ispirato le mezze calzette di tutti i tempi e di tutti i paesi quanto la vicenda templare. Si può però distinguere il libro-spazzatura dagli studi seri e storicamente affidabili grazie all'indice, perché il discorso sui Templari può assumere tre forme diverse e riconoscibili.
Ci sono in primo luogo i libri che raccontano la storia dell'ordine dei Templari, il quale finisce col 1314. In italiano si può trovare il serio e documentato Alain Demurger, Vita e morte dell'ordine dei Templari, Garzanti, Milano 1987 (più divulgativo e con varie concessioni al sensazionalismo, Georges Bordonove, Il rogo dei Templari, SugarCo, Milano 1969).
In secondo luogo ci sono i libri che raccontano la storia del mito templare, con la sua precisa data di nascita a inizio Settecento. L'opera più documentata in argomento rimane l'imponente La Franc-MaÞonnerie Templière et Occultiste au XVIIIe et XIXe siècle, di René Le Forestier (Aubier, Paris 1970). Per chi volesse seguire il destino del mito nella foresta inestricabile dell'occultismo contemporaneo, tra sette gnostiche, confraternite sataniche, spiritisti, ordini pitagorici, rosacrociani, illuminati massoni e cacciatori di dischi volanti, consiglieremo le cinquecento fitte pagine di Massimo Introvigne, Il cappello del mago, SugarCo, Milano 1990.
Vengono infine opere affabulatorie che seguono senza soluzione di continuità i Templari dalla nascita ad oggi, fondendo irresponsabilmente storia e mito. Sempre limitandoci a opere reperibili in italiano, si va in tal caso dalla allucinata storiografia dell'intemporale di Julius Evola (Il mistero del Graal, Mediterranee, Roma 1972), alla pseudostoriografia sensazionalistica di Louis Charpentier (I misteri dei Templari, Atanòr, Roma 1981), per giungere a Baigent, Leigh e Lincoln (Il santo Graal, Mondadori, Milano l982) dove l'evidente e spregiudicata malafede degli autori consente almeno al lettore dotato di buon senso di leggere l'opera come divertente esempio di fantastoria. Per gli appassionati di paranoia ermeneutica, ricorderemo anche quel Dante templare di Robert L. John che Hoepli ha inopinatamente pubblicato nel 1987 presentandolo come "una nuova interpretazione della Commedia, mentre era apparso a Vienna nel 1946 e già allora era vecchiotto, dato che rifriggeva alcune leggende sul templarismo di Dante, trovandone tracce in ogni canto della Commedia. Basti come esempio di stile argomentativo: "Le 'membra in terra sparte' di Beatrice... sono (lo ripetiamo) i numerosi membri, sparsi per tutta Italia, delle associazioni spirituali templari che la Donna nobilissima designa con quel nome schiettamente gnostico". Paranoia per paranoia, allora tanto vale un classico del 1925 come René Guénon, L'esoterismo di Dante (Atanòr Roma 1951). Ma per una analisi critica delle interpretazioni paranoiche di Dante (Templari inclusi) L'idea deforme. Interpretazioni esoteriche di Dante a cura di Maria Pia Pozzato (Bompiani, Milano 1989).
Le ragioni per cui tutte le opere della terza categoria non sono storiograficamente serie è molto semplice. L'ordine templare esisteva in quanto riconosciuto dalla Chiesa e dai vari stati europei, e come tale viene formalmente disciolto e fisicamente smembrato in Francia e in altri stati all'inizio del XIV secolo. Là dove non si osa mandare a spasso o in galera tanti bravi monaci-cavalieri, come in Portogallo, viene costituito un nuovo ordine, l'ordine dei Cavalieri di Cristo. Da questo momento, visto che l'ordine del Tempio non esiste più come istituzione coperta da copyright, ciascuno ha il diritto di rifondarlo, nel senso in cui chiunque può dichiararsi sommo sacerdote di Iside ed Osiride e al governo egiziano la cosa non fa né caldo né freddo.
Naturalmente tutti coloro che si sono dichiarati discendenti dei Templari hanno asserito e asseriscono che esiste una precisa e ininterrotta linea di discendenza dell'ordine entrato in clandestinità nel XIV secolo. Ma è duro provare la legittimità di una successione clandestina, e tutti gli argomenti proposti sono storiograficamente risibili perché non si basano su documenti bensì su presunte voci tradizionali; quando poi un ordine afferma di avere documenti inoppugnabili, si affretta a chiarire che non può esibirli, perché deve garantirne la segretezza. Come si vede tra la successione templare l'elitropia di Buffalmacco e l'Araba Fenice non vi è alcuna differenza epistemologica, e quindi per ogni storico serio l'argomento, in difetto di altre prove, è chiuso. Di ciò di cui non si può parlare si deve tacere.
Alla luce della rapida tipologia bibliografica appena delineata, il libro di Partne
r (Peter Partner: I templari, Einaudi, 1991) potrebbe apparire sospetto sia a causa del suo titolo originale (The murdered magicians, che vellicava i peggiori istinti del lettore, e che Einaudi ha reso in modo più neutro ed equilibrato), sia a causa del fatto che tratta sia la storia dei Templari sia quella del loro mito. Ma, come precisava il sottotitolo (e peccato che l'edizione italiana lo lasci cadere), e come l'indice pone in evidenza, Partner distingue chiaramente la storia dal mito. Ci troviamo dunque di fronte a un'opera indubbiamente divulgativa (l'autore, prima di insegnare al Winchester College ha svolto una lunga attività giornalistica), ma seria, scritta da persona prudente e poco incline alla credulità. E, per quanto riguarda la cronistoria del mito, questo svelto libretto ha, rispetto a opere monumentali come il Le Forestier, il merito di fornire notizie anche sulle varie rinascenze templari del nostro secolo. Inoltre mette in evidenza come il mito templare abbia potuto ispirare contemporaneamente la massoneria, i gesuiti antimassonici, l'anticlericalismo radicale, la nascita dell'antisemitismo e lo sviluppo di varie correnti di estrema destra, specie in Germania e in Francia.
Vasta bibliografia anche se, visto che vi appaiono templaristi, occultisti e creduloni come Victor-Emile Michelett, Eliphas Levi, Guaita, Crowley, De Sède, potevano essere registrati anche Evola, Guénon, o il più caratteristico rappresentante del templarismo nazista, Otto Rahn. Notata l'assenza di H. C. Lea, che come storico ottocentesco dell'inquisizione aveva dedicato largo spazio ai Templari. Malgrado la cura posta da Einaudi nel ritrovare le traduzioni italiane delle opere citate, alcune - ma poche - sono sfuggite (per esempio, Agrippa, Charpentier, Joinville, V.E. Michelet).
A parte queste pecche minori, utile, informata e gradevole lettura, dunque, destinata a chi voglia farsi una prima idea della curiosa vicenda di un ordine che non è mai stato tanto presente quanto dopo la sua scomparsa. Segno che - come già si sapeva - nulla come il rogo consacra alla memoria collettiva coloro che si vogliono distruggere.


 
 

Riferimenti bibliografici per:

Le religioni e l'astensione dal cibo

Sesso e  lussuria

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Il velo

Marte  Un pianeta tra il mito e la scienza

L'italiano al cinema

Storia delle donne

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