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"Sacro" è parola indoeuropea che significa "separato". La sacralità, quindi, non è una condizione spirituale o morale, ma una qualità che è inerente a ciò che ha relazione e contatto con potenze che l'uomo, non potendo dominare, avverte come superiori a sè, e come tali attribuibili a una dimensione, in seguito denominata "divina", pensata comunque come "separata" e "altra" rispetto al mondo umano. Dal sacro l'uomo tende a tenersi lontano, come sempre accade di fronte a ciò che si teme, e al tempo stesso ne è attratto come lo si può essere nei confronti dell'origine da cui un giorno ci si è emancipati.



Pagina 1:  KARL POPPER - Congetture e refutazioni - I leader
Pagina 2:  IL MONDO INCERTO - Le Antinomie kantiane
Pagina 3:  COMPLESSITA' E CASUALITA' - Cristiano Castelfranchi - Comportamentismo e cognitivismo
Pagina 4:  E. FROMM - E. BLOCH: A proposito di Bibbia - Sergio Givone: Cristianesimo e nichilismo - Valerio Verra
Pagina 5:  LE BARRIERE DELLA COMUNICAZIONE - V. MANNUCCI - M. HEIDEGGER
Pagina 6:  A. GORRES: I termini bene e male - Julia Kristeva: Proust, psicanalisi della memoria
Pagina 7:  CICERONE, De optimo genere oratorum - Traduzione - Memoria
Pagina 8:  ARISTOTELE - La democrazia radicale periclea
Pagina 9:  SIR STUART HAMPSHIRE - Jean Heidmann: L'odissea cosmica
Pagina 10: FRANCESCO BACONE
Pagina 11: DIETER HENRICH - Vittorio Hösle - Cartesio, Leibniz e Spinoza
Pagina 12: DIETRICH VON ENGELHARDT - La narrazione del patologico e la terapia letteraria
Pagina 13: ILYA PRIGOGINE - Il tempo: un vuoto instabile
Pagina 14: PREGIUDIZIO E QUOTIDIANITÀ - LA PAURA DEL DIVERSO
Pagina 15: I CONTI CON LA STORIA - Retorica della prevaricazione
Pagina 16: G. E. LESSING - NATHAN il Saggio

Seguono pensieri di vari pensatori


Non sempre la filosofia deve apparire facile, talora deve essere difficile, ma non sta scritto da nessuna parte che per filosofare occorra parlare difficile.

Accade sovente di dover spiegare a un giovane perché sia conveniente studiare. Inutile dirgli che è per amore del sapere, se l'amore del sapere non ce l'ha. Né dirgli che uno che sa affronta meglio le vicende della vita di uno che non sa, perché potrebbe additare sempre qualcuno sapientissimo che, dal suo punto di vista, conduce una vita miserabile. E allora l'unica risposta è che l'esercizio del sapere crea delle parentele, delle continuità, degli affetti, ci fa conoscere alcuni Genitori oltre a quelli nostri carnali, ci fa vivere di più, perché non ricordiamo solo la nostra vita ma anche quella di altri, stabilisce un filo continuo che va dalla nostra adolescenza (talora dall'infanzia) a oggi. E tutto questo è molto bello.

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