| |
Plinio il Vecchio - Contesto Storico
(Archivio - personaggi in
ordine cronologico.)
Sotto l’ultimo principe flavio si organizzò l’opposizione
senatoria: Domiziano, infatti, accentuò molto il carattere autocratico
del suo potere e riprese a servirsi dei processi di lesa maestà per
colpire i dissidenti interni.
Nel 96 d.C. venne ucciso Domiziano, in seguito all’ennesima congiura di
corte, dalla quale non fu estraneo lo stesso pretorio.
Venne designato come successore “transitorio” il vecchio Nerva, nobile
di nascita e ben voluto da tutti, ma senza discendenti e senza seguito
nell’esercito.
Nerva si mosse con estrema cautela, ma non riuscì ad evitare che avesse
inizio, specie ad opera dei ceti più colpiti da regime del terrore di
Domiziano, la damnatio memoriae dell’imperatore: le statue che lo
ritraevano furono abbattute e a lui vennero attribuiti dagli storici i
tratti del tiranno folle e sanguinario.
La damnatio memoriae di Domiziano raggiunse toni molto accesi,
scatenando la reazione dell’esercito legato ancora all’imperatore ucciso:
il pretorio si ribellò e costrinse Nerva a consegnare gli assassini del
principe, ai quali Nerva doveva pur sempre il trono. La situazione
iniziò a precipitare e Nerva non fu in grado di controllarla. Nel 98
venne scelto come nuovo imperatore Traiano, un valoroso generale
spagnolo, che comandava le truppe di stanza in Italia: per la prima
volta venne eletto un imperatore che non era originario dell’Italia.
Con Traiano viene fondatala nuova dinastia degli Antonini, che detenne
il periodo nel periodo di maggiore prosperità dell’impero.
Il neo-imperatore si prodigò per far cessare lo stato di ostilità con la
nobilitas, che minacciava la stabilità del trono e dell’ordine interno.
Non c’era nessun pericolo a mostrare tolleranza ed ossequio per la
nobiltà e le sue tradizioni: anzi una politica in questa direzione gli
avrebbe assicurato l’appoggio dell’aristocrazia, che si sarebbe sentita
sicura della protezione dell’imperatore e da qualsiasi pericolo di
persecuzione.
Grande cura fu rivolta al governo delle province e all’esercito, che
avevano avuto gran peso all’elezione al trono di Traiano. Questa
attenzione per tali soggetti politici fu un punto in comune anche al
governo dei successori di Traiano; in particolare Adriano passò gran
parte del suo mandato in viaggi di ispezioni per tutte le province del
suo impero, per assicurarsi che tutto andasse nel migliore dei modi.
Sotto gli Antonimi però già si mostrano le prime avvisaglie della crisi,
che investirà il secolo successivo:
l’impoverimento della penisola italica rispetto alle altre province,
costrinse i principi a varare misure economiche eccezionali per porre un
argine al suo tracollo economico;
la diffusione del latifondo
ribellioni di popoli irrequieti, come gli Ebrei;
pressione delle popolazioni barbariche ai confini settentrionali e
orientali dell’impero.
Il regno degli ultimi imperatori, Marco Aurelio e Commodo, fu, infatti
turbato dall’invasione delle tribù germaniche ai confini lungo il Reno;
dalla carestia in Oriente e dallo scoppio di una pestilenza che colpì
anche l’Italia.
|