Tertulliano e velo

"E dì alle credenti di abbassare i loro sguardi ed essere caste e di non mostrare, dei loro ornamenti, se non quello che appare; di lasciar scendere il loro velo fin sul petto e non mostrare i loro ornamenti ad altri che ai loro mariti, ai loro padri, ai padri dei loro mariti, ai loro figli, ai figli dei loro mariti, ai loro fratelli, ai figli dei loro fratelli, ai figli delle loro sorelle, alle loro donne, alle schiave che possiedono, ai servi maschi che non hanno desiderio, ai ragazzi impuberi che non hanno interesse per le parti nascoste delle donne".
(Corano)
 
"Dovete piacere soltanto ai vostri mariti. E tanto più piacerete loro, quanto meno vi preoccuperete di piacere agli altri. Non preoccupatevi, o benedette, nessuna donna è brutta per suo marito. Ogni marito esige il tributo della castità, ma non desidera la bellezza, se è cristiano. Non vi dico questo per suggerirvi un aspetto esteriore totalmente rozzo e selvatico, né vi voglio persuadere che sia bene esser sciatte e sudice, ma (vi consiglio) la misura e il giusto limite nel curare il corpo. Infatti peccano contro di lui quelle donne che si tormentano la pelle con belletti drogati, macchiano le loro gote di rosso e si allungano gli occhi con la fuliggine. Dio vi comanda di velarvi, affinché, penso io, le teste di talune di voi non siano viste". (Tertulliano 'Sugli ornamenti delle donne')



L'immagine di Blake del Giudizio Universale

L'apocalittica visione di Tertulliano

"E allora i Re della terra che, abbandonandosi ai piaceri, hanno fornicato con lei [la grande meretrice Babilonia], piangeranno e faranno lamenti per lei al contemplare il fumo del suo incendio…

E i mercanti della terra piangeranno e faranno lamento su di lei, perché non ci sarà nessuno che compri la loro merce…"

 

Tertulliano nacque a Cartagine verso la metà del II secolo da genitori pagani e compì gli studi di retorica e diritto nelle scuole tradizionali imparando il greco. Dopo aver esercitato la professione di avvocato dapprima in Africa e in seguito a Roma, ritornò nella città natale e probabilmente verso il 195 si convertì al cristianesimo.

Presi gli ordini sacerdotali, adottò posizioni religiose molto intransigenti e nel 213 aderì alla setta religiosa dei Montanisti, nota appunto per la sua intransigenza e il suo fanatismo.

Negli ultimi anni della sua vita abbandonò il gruppo per fondarne uno nuovo, quello dei Tertullianisti. Le ultime notizie che si possiedono su di lui risalgono al 220. La sua morte si data dopo il 220.


La chiesa e le società barbariche

Già nel corso del IV e V secolo, a mano a mano che si approfondiva il processo di crisi e di disintegrazione della società romana, il clero era venuto assumendo funzioni sempre più estese, non soltanto religiose, ma anche politiche e civili. Al vescovo vennero riconosciuti nell'ambito della sua diocesi (una circoscrizione amministrativa introdotta da Diocleziano) diritti di giurisdizione non solo sul clero, ma anche nei confronti di quei laici che a lui si rivolgessero per dirimere le proprie controversie. Inoltre le donazioni e i lasciti che molti cristiani facevano alla Chiesa per la salute eterna della loro anima, contribuirono alla formazione di notevoli patrimoni, che, in tempo di carestie e di ricorrenti crisi annonarie, furono utilizzati a fini di beneficenza pubblica.
Dopo la caduta dell'impero romano e l'insediamento dei barbari sui territori dell'impero, il clero non solo conservò queste funzioni, ma le accrebbe. In una società a basso livello culturale, quale era quella barbarica, in cui l'uso della scrittura si veniva sempre più diradando e la lingua latina sempre più imbarbarendo, i membri del clero, per lo più provenienti da famiglie del patriziato romano, non tardarono a divenire l'unico personale intellettuale disponibile. Se i grandi intellettuali vissuti alla corte di Teodorico (Boezio, Cassiodoro, Simmaco) erano dei laici, Isidoro di Siviglia (vissuto nel VII secolo nella Spagna visigotica), autore delle Etimologie, un'opera che occupa un posto importante nella cultura medioevale, era invece un vescovo, e tale fu anche Gregorio di Tours (538-594) autore della Historia Francorum. Col passare del tempo la figura del «chierico» venne sempre più immedesimandosi e identificandosi con quella del dotto e dell'intellettuale. Sarà questo anzi un tratto tipico della società medioevale ancora per molti secoli.