STREGHE DI CARTA

La Grande Storia è colma di storie che reclamano di non essere dimenticate. Una di queste è la Caccia alle Streghe, uno spaventoso evento plurisecolare che ha fatto parlare di sé troppo poco e la cui realtà di accadimenti e motivazioni resta ancora oscura. Dalla Stregoneria storica alla letteratura giovanile un volo tra le magie delle donne.

"NON LASCERAI VIVERE COLEI CHE PRATICA LA MAGIA"  Le Cacce a Streghe e Stregoni, con i loro innumerevoli roghi collettivi e le atroci violenze di ogni tipo, iniziarono nel XIV secolo quando - con la Bolla "Super illius specula" - il Papato equiparò la Stregoneria all’eresia, reato per il quale era contemplata la pena di morte. In precedenza, nel Medioevo, la situazione si presentava assai diversa, come si evince dal "Canon Episcopi", un documento carolingio in cui si raccomandava ai vescovi di non credere ai poteri magici di "certe femmine perverse" che, schiave di Satana e sedotte dai "fantasmi di demoni", "affermano di cavalcar la notte in groppa ad animali con Diana, dea dei pagani, e un’infinita moltitudine di donne". Si tratta solo di allucinazioni, decretava il "Canon". Ai gruppi femminili che si riunivano per praticare la Magia venivano del resto assegnate, in quell’epoca, le stesse peculiarità di cui erano detentrici le "Dominae Nocturnae", le Signore della Notte, demoni femminili della tradizione folclorica medievale simili alle fate: perlopiù innocue, queste donne non avevano contatti espliciti con il Diavolo e quindi erano soltanto redarguite e non perseguitate dalla Chiesa. Ma la questione si ribaltò - come si accennava - quando papa Giovanni XXII con la citata Bolla identificò la Stregoneria con un culto reale e pericoloso nel quale era tangibile la presenza di Satana. Inizia così la "Caccia alle Streghe", la cui gestione fu affidata nel Cinquecento a un ente istituito per scovare e reprimere le eresie a Roma e dintorni: la Santa Romana e Universale Inquisizione, divenuta poi Sant’Uffizio. Questo cruciale passaggio antropologico fu caratterizzato inizialmente dall’intrecciarsi della primeva credenza in una società magica di donne, orchestrata da una figura femminile detta "Diana", "Erodiade" o "Signora del Buon Gioco", con quella parimenti tradizionale nelle Streghe malefiche, mentre dalla prima metà del XIV secolo si assisté all’irrompere definitivo di quegli elementi satanici che la percezione collettiva attribuirà alle "società di Diana" trasformandole in bande di scellerate pronte a ogni misfatto pur di soddisfare il loro amante Lucifero. Giuseppe Bonomo nel suo "Caccia alle Streghe", opera miliare degli studi storiografici sulla Stregoneria, ha analizzato similitudini e differenze fra i due stadi iniziale (A) e finale (B) del processo, che meritano di venir riassunte per formarsi un quadro più preciso sullo sviluppo degenerativo della Stregoneria - o almeno del suo mito - sia in Italia che in Europa. Le similitudini sono sintetizzabili nel fatto che in ambedue i modelli le Streghe percorrono a dorso di animali distanze straordinarie in poco tempo, si ritrovano di notte, amano danzare, banchettare e far festa. Ecco invece, di seguito, le principali differenze.

CHI GUIDA IL GIOCO A. Chi guida il gruppo è una donna o "Signora del Gioco", che è gentile con adepte e adepti. B. Chi guida il gruppo è il Diavolo in persona, severo e punitivo.

BAMBINI E NEONATI A. Le "Dominae" li amano e coccolano, anche se possono far loro dispetti. B. Le Streghe succhiano loro il sangue, li uccidono e mangiano, facendoli poi rivivere con organi sostituiti da materiali vili e inerti.

ANIMALI A. Al Gioco si radunano molti animali, che vengono prima mangiati e poi risuscitati con la bacchetta da "Madonna Oriente", strumento con cui fa anche tornare intatte le forme di cacio e riempie di vino e pane le botti e i canestri. B. Gli animali "servono al diavolo per sfogare gran parte dell’odio che egli cova contro le creature di Dio".

PECCATO A. Le partecipanti al Gioco sono convinte di non commettere peccato. B. Il peccato è richiesto espressamente dal Diavolo alle adepte e loro sono convinte di commetterlo.

PROPAGANDA A. "Signora Oriente" obbliga le sue "figlie" a non rivelare alcunché di quanto si svolge nei loro segreti consessi. B. Il Diavolo invita le Streghe a far proselitismo.

MAGIA A. Nelle adunanze non si attende "che a operazioni o a istruzioni di magia: la ’maestra’ predice il futuro, ridona la vita alle ossa degli animali mangiati, insegna la virtù delle erbe" e "il modo di curare le malattie" (non è un caso che molte accusate di Stregoneria fossero erboriste e "medichesse"). B. Il Diavolo dà i mezzi per compiere quanti più malefici possibile.

STREGHE E STREGHERIE In verità ciò che sappiamo sulle Streghe e sulle loro attività lo si ricava soltanto dai processi. Esistono così due gravi problemi per la corretta comprensione del fenomeno: a parlarne sono solo gli accusatori - e quindi testimoni di parte avversa - e a causa delle "traslitterazioni" dai dialetti alla lingua giuridica non si ha alcuna certezza che i resoconti delle imputate siano stati trascritti in modo fedele. La situazione è inoltre complicata dal fatto che le confessioni erano estorte con la tortura, circostanza che induce a diffidare ulteriormente sulla veridicità degli eventi narrati. Seguendo il fil rouge cronologico degli atti processuali si rileva tuttavia come le "società di Diana", dapprima esclusivamente femminili, accolsero con il tempo al centro dei riti anche un "sacerdote" che, presentatosi come una sorta di "Dio cornuto" compagno di Diana, assunse poco a poco le sembianze del Diavolo detronizzando la "Dama" dal gruppo. D’ora in poi delle Streghe si racconta che uccidono infanti, si trasformano in bestie, stringono patti diabolici, suscitano tempeste, sterilità e impotenza, compiono atti osceni e sacrileghi e si ritrovano al Sabba, una festa rituale i cui momenti clou sono: il volo notturno per raggiungere il luogo della riunione ("effettuato" forse con sostanze allucinogene inserite anche nella vagina con la celebre scopa), omaggi adoranti al Diavolo, il "banchetto che non sazia", danze frenetiche, orge sessuali... Elementi su cui tutte le documentazioni concordano. Fra le analisi storiche sulla Stregoneria c'è quella di Pinuccia Di Gesaro, studiosa che - rielaborando argomentazioni di autori quali Margaret Murray, Giorgio Galli e Marija Gimbutas - inquadra la Stregoneria come la sopravvivenza di una cultualità pre-cristiana in cui confluirono molteplici componenti, fra cui un sincretismo religioso venato di matrismo. Quanto al motivo per il quale le Streghe furono così ferocemente combattute è individuabile - sempre secondo quest’interpretazione - nel tipo di cosmovisione di cui erano portatrici. Le Streghe infatti, versione popolare dei colti Maghi rinascimentali, con cui condividevano una concezione magico-olistica del mondo, rappresentavano un movimento incompatibile con la cultura di tipo scientifico-illuministico del nascente Stato moderno. (2) E andavano eliminate. Su come poi venissero condotti i processi inquisitoriali lo racconta - verificata la crudeltà dei suoi confratelli inquisitori - un gesuita tedesco, Friedrich Von Spee, il quale nel 1631 scrisse contro gli abusi dell’Inquisizione la "Cautio criminalis", pubblicata anonima, che un certo padre Roestius cercò di far inserire nell’"Indice dei libri proibiti". (3) L’indignazione di Von Spee era suscitata da casi cui aveva personalmente assistito, come quello di Gaia, "una povera donna [...] nei confronti della quale ci sono solamente dei sospetti e nulla di certo". I giudici, per non mostrare che il processo è basato su indizi insufficienti, si pongono una domanda preliminare. La vita di Gaia - dicono - è quella di una persona cattiva o invece è una vita onesta? Se è cattiva, ciò è già un indizio sufficiente per la condanna. [...] Se [...] è onesta, che significa? Un bel niente! Si sa - dicono - le streghe dissimulano la loro perfidia e si fingono buone! [...] Gaia è condotta in carcere. Ora si pone un altro dilemma: mostrerà paura o resterà tranquilla? Se avrà paura ciò è già considerato un forte indizio di colpevolezza. È la sua stessa coscienza - dicono - che l’accusa! Se invece resterà tranquilla, sicura della propria innocenza, anche questo è un indizio a carico. È tipico delle streghe - dicono - andare a fronte alta, proclamarsi innocente! [...] La difesa dell’avvocato, quando viene permessa, è di ben poco aiuto [...] I giudici ammoniscono i difensori ad essere prudenti, per evitare il rischio di essere chiamati protettori delle streghe [...] Il giorno dopo [...] i giudici mandano Gaia alla camera di tortura. Prima di infierire su di lei un "littore" la esamina minuziosamente per evitare si premunisca contro i dolori con qualche maleficio. Ogni parte del suo corpo, anche la più intima, viene frugata. [...] Son sacerdoti consacrati e inquisitori ecclesiastici a occuparsi di questo compito [...] A questo punto Gaia, completamente nuda, viene torturata perché riveli la verità. Cioè perché dichiari: "sono colpevole!" [...] È lecita ogni tortura. E i giudici sono convinti di non peccare. Se Gaia durante la tortura gira gli occhi o il suo sguardo si pietrifica per il dolore, il giudice è pronto. Se torce gli occhi - dice - cerca il suo amante. Se tien fisso lo sguardo - dice - ecco, lo ha trovato! [...] se il volto si contrae per la sofferenza atroce [...] i suoi carnefici dicono: "ecco, ride!" [...] È colpevole. Sempre. (4)

C’ERA UNA VOLTA... Data la perdurante demonizzazione della Stregoneria, e particolarmente delle donne che la praticavano, non fa meraviglia che il folclore fiabistico europeo - soprattutto nei paesi dove la Caccia fu più pervicace - abbia presentato la Strega con quei connotati di perfidia, laidità e orripilante bruttezza che tutti e tutte ben conosciamo! La Strega è "cattiva" per antonomasia, ogni suo pensiero è rivolto al male altrui e ama distruggere ciò che è buono, bello e felice. I racconti popolari che furono raccolti, trascritti, rielaborati dai tedeschi Grimm sono infarciti di donne - streghe, maghe e matrigne - dai poteri magici utilizzati con malvagie intenzioni. I veleni, le metamorfosi animalesche, gl’incantesimi, il cannibalismo sono le armi che queste donne scatenano contro fanciulle giovani e avvenenti, uomini ingenui, bambini irrequieti. E proprio da questa funzione punitiva nei confronti della prole umana sembra derivi una certa tipologia di Strega proposta dall’odierna narrativa rivolta a ragazze e ragazzi. Il prototipo lo troviamo in un libro degli anni ’80 di straordinaria potenza immaginifica: "Le Streghe" dell’inglese Roald Dahl (1916-1990), geniale scrittore che ha contribuito in misura determinante a rinnovare la letteratura giovanile, anche se le sue Streghe - che comunque vanno intese come una metafora della ferocia del mondo adulto nei confronti dell’infanzia - aderiscono pedissequamente all’icona tradizionale, come emerge dalla loro descrizione. Una vera strega odia i bambini di un odio così feroce, furibondo, forsennato e furioso da non poterselo immaginare. [...] le streghe [...] somigliano alle donne. Parlano come le donne. Si comportano come loro. Ma in realtà sono creature del tutto diverse, demoni in forma umana, ecco cosa sono! È per questo che hanno gli artigli, la testa calva, un naso bizzarro e gli occhi così strani. (5) Di notevole effetto il ritratto della Strega Suprema, o "Regina di tutte le streghe", il cui viso era talmente rugoso, appassito, raggrinzito e deforme da sembrare marinato nell’aceto. Che spettacolo atroce, abominevole! Sì, quel viso era putrido e immondo, scaglioso e flaccido. Pareva si decomponesse a vista d’occhio e intorno alla bocca, lungo le guance, la pelle era marcia e incancrenita, come smangiata dai vermi. [...] Ma la cosa peggiore erano gli occhi: brillanti e gelidi, [...] con uno sguardo da serpente. (6) Il riferimento al serpe apre uno squarcio antropologico interessante: quest’animale, infatti, è stato anticamente associato al Sacro femminile e ne ha quindi subito l’identico processo di demonizzazione, finendo identificato in ambito cristiano col nemico per eccellenza di Maria (che infatti lo schiaccia sotto il piede) e - per estensione - di tutte le donne.

STREGHE DEL PASSATO La narrativa giovanile contemporanea include tuttavia altri modelli di Streghe oltre a quello tradizionalista negativo. Spesso si tratta d’adolescenti d’oggi che scoprono di possedere doti magiche, e talora si dibattono in una crisi d’identità tra il desiderio di accettarle e sfruttarle e il timore di venire escluse per la propria diversità. Un bel romanzo è "La figlia della luna" di Margaret Mahy, forse la massima scrittrice neozelandese per ragazzi e ragazze. La storia è quella di una quattordicenne che attraverso l’incontro con una famiglia di Streghe apprende come usare le proprie facoltà per salvare il fratellino da uno Stregone, il personaggio che qui assume gli aspetti tenebrosi attribuiti alle personalità stregoniche. E quattordicenne è anche la protagonista di "Strega a malincuore" dell’americana Jean Thesman, a disagio per i propri poteri magici, che poi invece le risulteranno preziosi per aiutare due amici che soffrono. Ha invece 7 anni Fulvia, che in "Futuro s.p.a." di Cinzia Marotta gestisce le capacità paranormali ereditate dalla nonna per combattere contro una temibile Strega che vuole rapirla. Ma la Strega letteraria  è quella che si confronta o coincide cronologicamente con la Stregoneria storica : un’etichetta che comprese le figure più varie, da erboriste e ostetriche a ragazze ribelli, da anziane eccentriche a vittime di vendette personali o del caso, da disturbate psichiche a poverette improvvisatesi fattucchiere per racimolare soldi, fino a donne più consapevolmente orientate a conservare e perpetuare il loro legame con quei riti magico-pagani da cui l’imperante Cristianesimo le aveva allontanate.

Breve rassegna di alcuni libri  in ordine di uscita: tutti romanzi indirizzati alla fascia d’età delle medie inferiori, ma godibili anche da un pubblico adulto.  1979. Nelle edizioni scolastiche di Bruno Mondadori esce il libro che possiamo considerare antesignano in Italia per la Stregoneria storica proposta narrativamente a ragazze e ragazzi: "Maja delle Streghe" di Giuliana Boldrini, la cui protagonista, una dodicenne italiana, rischia il rogo perché coinvolta nelle accuse di "stregheria" che sono state mosse alla sua madrina. Il testo è corredato da supporti documentari che attestano la plausibilità storica della vicenda. 1990. L’editore Panini pubblica "Ginepro, figlia della notte" dell’inglese Monica Furlong, che in una cornice dualistica - Streghe buone contro Streghe cattive - ci racconta l’apprendistato magico di una giovanissima principessa nella Cornovaglia medievale. 1992. Mondadori edita due indimenticabili opere: "Il rogo" di Melvin Burgess, autore inglese ormai celebre nella letteratura di settore, e "Le Sorelle della libertà" di Roger J. Green, inglese pure lui. Il primo romanzo - ambientato nell’Inghilterra del Seicento - narra di una bambina Strega che, mentre cerca di sfuggire agli artigli mortali dell’Inquisizione, apprende i segreti di un antico culto pagano a cui è legata la Stregoneria: quello del "Dio cornuto", che "non era affatto il Diavolo" - come credevano preti e fattucchiere - "ma un essere più antico del Dio dei cristiani, un Dio degli animali e dei campi".  "Le Sorelle della libertà" si svolge invece nel Derbyshire del 1802 e intreccia la storia di un’aspirante medica vittima di pregiudizi con quella di una comunità di donne che vive nella foresta seguendo una filosofia di vita ostile al patriarcato cristiano e così sintetizzata in un brano del libro: da lungo tempo l’armonia naturale è stata spezzata. Sono stati gli uomini a distruggerla, Sorella, non le donne. A poco a poco gli uomini hanno annientato le vecchie usanze. Hanno costruito chiese sugli antichi siti [megalitici] e hanno detto che lì vivevano un dio uomo e suo figlio. Hanno chiamato "diavoli" gli antichi dei. E "streghe" le donne che ancora seguivano i costumi del passato.  Green, peraltro, parla anche dell’uso di piante psicotrope da parte delle Streghe per ottenere stati alterati di coscienza, tema affrontato anche in "Athanor" di Roberto Denti (Mondadori, 1994), il cui protagonista - un ragazzino ungherese del Trecento - è figlio di un alchimista e nipote di una Strega; mentre la natura boschiva come privilegiato habitat delle Streghe torna nella trilogia dell’inglese Theresa Tomlinson "La Donna della Foresta", edita da Mondadori, in cui si rivisitano le accreditate ascendenze naturisticostregoniche del mito di Robin Hood. Nel 1993 la casa editrice Thema propone con "Ippolita" di Silvia Torrealta un altro aspetto del genocidio delle Streghe: le donne giustiziate con l’accusa di pratiche magiche - in questi casi del tutto infondata - a causa della loro diversità di vita o temperamento, come appunto accade a Ippolita, ragazza bolognese del Seicento. Questione che ricorre anche nel superbo volume "La Strega di Vallebuja", realizzato da un’accoppiata di impareggiabili artisti quali Bianca Pitzorno e l’illustratore Piero Ventura. Qui accusata di Stregoneria (siamo nel 1641) è una diciottenne toscana la cui stranezza è originata dall’aver vissuto per 10 anni in totale solitudine nel bosco dopo che la sua famiglia era stata decimata dalla peste. Caterina, una volta scoperta, diventa il capro espiatorio di tutti i guai che avvengono nel suo paese, sia collettivi (grandinate) sia individuali (impotenza e malattie). Arrestata, torturata e violentata in carcere Caterina sarà infine affogata in Arno, non essendoci legna sufficiente per poterne riservare al suo rogo senza provocare disagio pubblico. Vittima dell’Inquisizione è anche la decenne tedesca Urschl, che nel 1672 viene graziata nel processo che ha coinvolto le donne della sua famiglia: nonna, mamma, zia, tutte bruciate sul rogo. Così come si salva un’altra decenne, l’ebrea Bettina, la cui nonna, ostetrica erborista, aveva subito il celebre processo inquisitoriale di Triora, paesino ligure, nel 1587. Due storie raccontate in "Cucciolo di Strega" della tedesca Therese Reichhart-Krenn (Fabbri, 1999) e in "Quando soffia il vento delle Streghe" di Vanna Cercenà (Fatatrac, 2002). Nel 2001 è apparso in Italia, per le edizioni Buena Vista, un libro che costituisce un vero e proprio compendio di temi dedicati alla sacralità femminile: "La ragazza che toccò le nuvole" dell’americana Rita Murphy. Narra le vicende delle donne della famiglia Hansen che volano da generazioni, da quando cioè a fine Ottocento l’ava Louisa - di sangue zingaro e giunta in America dall’Albania - sorvolò l’oceano cercando i suoi cari, periti nel naufragio cui lei era scampata. Volano trasmettendosi in linea femminile tale dono, che comunque tutte le donne possiedono: ma se ne sono scordate, mentre in casa Hansen la memoria è ancora intatta. Siamo nell’ottobre 1998, ai margini di una cittadina del Vermont immersa in meravigliosi scenari naturali su cui le Hansen volano di notte, perché farlo di giorno è tabù. La famiglia è composta da una nonna dispotica che impone regole e domina su tutte, da tre figlie di lei e dalla figlia di una di loro, Georgia. All’appello manca zia Carmen, figlia ribelle allontanata dalla matriarca e che ora ritorna. I tempi sono infatti maturi per far venire alla luce certi nodi segreti e questa rigenerazione familiare si consumerà nella notte in cui Georgia per il 16° compleanno è iniziata al volo in solitario, come da tradizione. La vicenda s’incentra tutta su questo rito di passaggio, nel corso del quale - tramite l’affermazione di sé e la scoperta della propria identità - la più giovane arrecherà emancipazione e libertà a tutte le donne Hansen. Molti gli elementi che rimandano alla tradizione delle Streghe: il volo, il potere trasferito in linea femminile, il legame con la notte e gli elementi della natura, l’origine zingara. Inoltre Carmen usa le Rune e pare che sappia gettare incantesimi e la vecchia ricorda certi aspetti dell’archetipo "Strega Terribile" relazionato all’isolamento dal maschile e alla sterilità senile. Ultimo ma primo per successo di vendite "Il viaggio della Strega bambina" dell’inglese Celia Rees, edito da Salani nel 2001. Il libro, splendidamente scritto, si presenta come gli appunti diaristici - dal 1659 al 1660 - dell’adolescente inglese Mary, che figlia e nipote di Streghe cerca di sfuggire all’Inquisizione imbarcandosi per Salem. Lì subirà i pregiudizi dei coloni puritani, dal cui mondo riuscirà però a evincersi inserendosi sempre più intimamente nella civiltà sciamanica - e in quanto tale affine alla Stregoneria - dei nativi nordamericani. Altri particolari sulla vicenda di Mary si possono leggere nel seguito, "Se fossi una Strega", parimenti avvincente  sempre da Salani. Le opere della Rees, in cui si allude palesemente al famoso processo collettivo di Salem che coinvolse numerose ragazze "invasate dal Demonio", introducono peraltro a un importante, ulteriore aspetto della Caccia alle Streghe: la sua esportazione nel "Nuovo Mondo" delle Americhe, dove - come si legge in un cospicuo saggio di Itala Vivan dedicato appunto alla "Caccia alle Streghe nell’America puritana" - l’immagine del Diavolo importata dall’Europa "non stentò a combaciare con la sagoma ‘paurosa’ del medicostregone e dello sciamano, i cui abiti e gesti vennero subito collocati nella sfera del diabolico": il negro e il pellerossa "incarnarono il ’Black Man’, l’Uomo Nero, il Satana", assurgendo così al ruolo d’Avversario "del singolo e della collettività nella battaglia cosmica che contrappone bianco e nero", il divino e il diabolico. Tanto che "le corrispondenze fra le cerimonie e credenze dei pellirosse e l’universo del Satana cristiano, popolato di apparizioni, metamorfosi, prodigi e malefici, risultano chiaramente da tutti i documenti del Seicento americano".