| Notissima è la storia, raccontata da
Virgilio nel libro IV dell’Eneide, di Didone, vedova del re Siface, che
all’arrivo di Enea a Cartagine si innamora di lui, e alla partenza dell’eroe
si suicida. Il Petrarca ebbe per questo racconto uno speciale interesse:
basandosi sull’autorità di Gerolamo (Contra Iovinianum), Macrobio, Agostino
e soprattutto Giustino (Epitome XVII, vi, 1-7), nella Senile IV, 5 si
compiace di essere stato il primo e l’unico italiano a scoprire la falsità
della fabula e a "riabilitare" Didone: le fonti sono infatti concordi nel
riferire che la regina "storica" fu un esempio di fedeltà e castità,
rifiutando le profferte del re di Mauritania Giarba e affrontando la morte
pur di mantenere intatto il suo amore al marito morto, senza contare che,
cronologicamente, Enea precede Didone di alcuni
secoli. Il poeta ribadirà la sua convinzione in
diversi testi, ma quello che diede maggiore notorietà alla sua
riabilitazione di Didone furono i Triumphi, dove il poeta include la regina
tra le eroine della castità che aiutano Laura a sconfiggere Amore:
poi vidi tra le donne peregrine
quella che per lo suo diletto e fido
sposo, non per Enea volse ir al fine:
taccia ‘l volgo ignorante: i’ dico Dido,
cui studio d’onestate a morte spinse,
non vano amor com’è pubblico grido
(Triumphus Pudicitie, vv. 154-159)
Versioni sulla morte di Ipazia
Tre versioni, di cui due di parte cristiana, della morte di Ipazia.
Vita di
Ipazia - Dalla Vita di Isidoro di Damascio, riprodotta nel Suda
Damascio
(480-550), pagano, fu filosofo neoplatonico, ultimo direttore della
Accademia di Atene, soppressa dall'imperatore Giustiniano nel 529.
"Ipazia nacque ad Alessandria dove fu allevata ed istruita. Poichè aveva
più intelligenza del padre, non fu soddisfatta dalla sua conoscenza delle
scienze matematiche e volle dedicarsi anche allo studio della filosofia.
La donna era solita indossare il mantello del filosofo ed andare nel
centro della città. Commentava pubblicamente Platone, Aristotele, o i
lavori di qualche altro filosofo per tutti coloro che desiderassero
ascoltarla. Oltre alla sua esperienza nell'insegnare riuscì a elevarsi al
vertice della virtù civica.
Fu giusta e casta e rimase sempre vergine. Lei era così bella e ben fatta
che uno dei suoi studenti si innamorò di lei, non fu capace di
controllarsi e le mostrò apertamente la sua infatuazione. Alcuni narrano
che Ipazia lo guarì dalla sua afflizione con l'aiuto della musica. Ma la
storia della musica è inventata. In realtà lei raggruppò stracci che erano
stati macchiati durante il suo periodo e li mostrò a lui come un segno
della sua sporca discesa e disse, "Questo è ciò che tu ami, giovanotto, e
non è bello!". Alla brutta vista fu così colpito dalla vergogna e dallo
stupore che esperimentò un cambiamento del cuore ed diventò un uomo
migliore.
Tale era Ipazia, così articolata ed eloquente nel parlare come prudente e
civile nei suoi atti. La città intera l'amò e l'adorò in modo
straordinario, ma i potenti della città l'invidiarono, cosa che spesso è
accaduta anche ad Atene. Anche se la filosofia stessa è perita, il suo
nome sembra ancora magnifico e venerabile agli uomini che esercitano il
potere nello stato.
Così accadde che un giorno Cirillo, vescovo della setta di opposizione [il
cristianesimo], passò presso la casa di Ipazia, e vide una grande folla di
persone e di cavalli di fronte alla sua porta. Alcuni stavano arrivando,
alcuni partendo, ed altri sostavano. Quando lui chiese perché c'era là una
tale folla ed il motivo di tutto il clamore, gli fu detto dai seguaci
della donna che era la casa di Ipazia il filosofo e che lei stava per
salutarli. Quando Cirillo seppe questo fu così colpito dalla invidia che
cominciò immediatamente a progettare il suo assassinio e la forma più
atroce di assassinio che potesse immaginare.
Quando Ipazia uscì dalla sua casa, secondo il suo costume, una folla di
uomini spietati e feroci che non temono né la punizione divina né la
vendetta umana la attaccò e la tagliò a pezzi, commettendo così un atto
oltraggioso e disonorevole contro il loro paese d'origine.
L'Imperatore si adirò, e l'avrebbe vendicata se non fosse stato subornato
da Aedesius. Così l'Imperatore ritirò la punizione sopra la sua testa e la
sua famiglia tramite i suoi discendenti pagò il prezzo. La memoria di
questi eventi ancora è vivida fra gli alessandrini"
Vita
di Ipazia - Dalla Historia Ecclesiastica di Socrate Scolastico
Socrate
Scolastico (380-450), di religione cristiana, di professione avvocato,
scrisse la Historia Ecclesiastica in sette libri.
"Ad Alessandria c'era una donna chiamata Ipazia, figlia del filosofo
Teone, che ottenne tali successi nella letteratura e nella scienza da
superare di gran lunga tutti i filosofi del suo tempo. Provenendo dalla
scuola di Platone e di Plotino, lei spiegò i principi della filosofia ai
suoi uditori, molti dei quali venivano da lontano per ascoltare le sue
lezioni.
Facendo conto sulla padronanza di sé e sulla facilità di modi che aveva
acquisito in conseguenza dello sviluppo della sua mente, non raramente
apparve in pubblico davanti ai magistrati. Né lei si sentì confusa
nell'andare ad una riunione di uomini. Tutti gli uomini, tenendo conto
della sua dignità straordinaria e della sua virtù, l'ammiravano di più.
Fu vittima della gelosia politica che a quel tempo prevaleva. Ipazia aveva
avuto frequenti incontri con Oreste. Questo fatto fu interpretato
calunniosamente dal popolino cristiano che pensò fosse lei ad impedire ad
Oreste di riconciliarsi con il vescovo.
Alcuni di loro, perciò, spinti da uno zelo fiero e bigotto, sotto la guida
di un lettore chiamato Pietro, le tesero un'imboscata mentre ritornava a
casa. La trassero fuori dalla sua carrozza e la portarono nella chiesa
chiamata Caesareum, dove la spogliarono completamente e poi
l'assassinarono con delle tegole. Dopo avere fatto il suo corpo a pezzi,
portarono i lembi strappati in un luogo chiamato Cinaron, e là li
bruciarono.
Questo affare non portò il minimo obbrobrio a Cirillo, e neanche alla
chiesa di Alessandria. E certamente nulla può essere più lontano dallo
spirito del cristianesimo che permettere massacri, violenze, ed azioni di
quel genere.
Questo accadde nel mese di marzo durante la quaresima, nel quarto anno
dell'episcopato di Cirillo, sotto il decimo consolato di Onorio ed il
sesto di Teodosio".
Vita
di Ipazia - Dalla Cronaca di Giovanni, vescovo cristiano di Nikiu
"In quei giorni apparve in Alessandria un filosofo femmina, una pagana
chiamata Ipazia, che si dedicò completamente alla magia, agli astrolabi e
agli strumenti di musica e che ingannò molte persone con stratagemmi
satanici.
Il governatore della città l'onorò esageratamente perché lei l'aveva
sedotto con le sue arti magiche. Il governatore cessò di frequentare la
chiesa come era stato suo costume. Ad eccezione di una volta in
circostanze pericolose. E non solo fece questo, ma attrasse molti credenti
a lei, ed egli stesso ricevette gli increduli in casa sua.
Un giorno in cui stavano facendo allegramente uno spettacolo teatrale con
ballerini, il governatore della città pubblicò un editto riguardante gli
spettacoli pubblici nella città di Alessandria. Tutti gli abitanti della
città erano riuniti nel teatro.
Cirillo, che era stato nominato patriarca dopo Teofilo, era ansioso di
comprendere esattamente il contenuto dell'editto.
C'era un uomo chiamato Hierax, un cristiano che possedeva comprensione ed
intelligenza e che era solito dileggiare i pagani. Era un seguace
affezionato all'illustre padre il patriarca ed obbediente ai suoi
consigli. Egli era anche molto versato nella fede cristiana.
Ora questo uomo si era recato al teatro per conoscere la natura
dell'editto. Ma quando gli ebrei lo videro nel teatro gridarono e dissero:
'Questo uomo non è venuto con buone intenzioni, ma solamente per provocare
un baccano'.
Il prefetto Oreste fu scontento dei figli della santa chiesa, e Hierax fu
afferrato e sottoposto pubblicamente a punizione nel teatro, sebbene fosse
completamente senza colpa.
Cirillo si irritò con il governatore della città per questo fatto, ed
anche perché aveva messo a morte Ammonio, un illustre monaco del convento
di Pernodj, ed anche altri monaci.
Quando il magistrato principale della città venne informato, rivolse la
parola agli ebrei come segue: 'Cessate le ostilità contro i cristiani'. Ma
essi rifiutarono di dare ascolto a quello che avevano sentito; si
vantarono dell'appoggio del prefetto che era dalla loro parte, e così
aggiunsero oltraggio a oltraggio e progettarono un massacro in modo
infido.
Di notte posero in tutte le strade della città alcuni uomini, mentre altri
gridavano e dicevano: 'La chiesa dell'apostolico Athanasius è in fiamme:
corrano al soccorso tutti i cristiani'. Ed i cristiani al sentire queste
grida vennero fuori del tutto ignari della slealtà degli ebrei. Quando i
cristiani vennero avanti, gli ebrei sorsero e perfidamente massacrarono i
cristiani e versarono il sangue di molti, sebbene fossero senza alcuna
colpa.
Al mattino, quando i cristiani sopravvissuti sentirono del malvagio atto
compiuto dagli ebrei contro di loro, si recarono dal patriarca. Ed i
cristiani si chiamarono a raccolta tutti insieme. Marciarono in collera
verso le sinagoghe degli ebrei e ne presero possesso, le purificarono e le
convertirono in chiese. Una di esse venne dedicata a S. Giorgio.
Espulsero gli assassini ebrei dalla città. Saccheggiarono tutte le loro
proprietà e li derubarono completamente. Il prefetto Oreste non fu in
grado di portare loro alcun aiuto.
Poi una moltitudine di credenti in Dio si radunò sotto la guida di Pietro
il magistrato, un credente in Gesù Cristo perfetto sotto tutti gli
aspetti, e si misero alla ricerca della donna pagana che aveva ingannato
le persone della città ed il prefetto con i suoi incantesimi.
Quando trovarono il luogo dove era, si diressero verso di lei e la
trovarono seduta su un'alta sedia. Avendola fatta scendere, la
trascinarono e la portarono nella grande chiesa chiamata Caesarion. Questo
accadde nei giorni del digiuno.
Poi le lacerarono i vestiti e la trascinarono attraverso le strade della
città finché lei morì. E la portarono in un luogo chiamato Cinaron, e
bruciarono il suo corpo. E tutte le persone circondarono il patriarca
Cirillo e lo chiamarono 'il nuovo Teofilo' perché aveva distrutto gli
ultimi resti dell'idolatria nella città".

IPAZIA DI ALESSANDRIA
|