L'umanista  fiorentino

 

Lorenzo de' Medici, signore di Firenze e poeta
italiano (1449_- 1492) ricevette assai presto un'edu-
cazione umanistica a opera della madre. Nel 1469, al-
la morte del padre, assunse il governo di Firenze e
consolidò la signoria con abili riforme costituzionali.
Per il suo mecenatismo nei confronti di artisti, filosofi e
letterati gli fu atribuito l'appellativo de 'il magnifico".
 

Assunse il potere riuscendolo poi a consolidare
 nonostante la congiura dei Pazzi del 1478 nella quale
fu ucciso il  fratello Giuliano.
 e che fu più di una semplice questione locale, essendovi coinvolti
anche personaggi politici non di ambiente fiorentino,
come il Papa Sisto IV e suo nipote Girolamo
Riario, signore di Forlì e di Imola.

 

A lui si deve in gran parte quel trentennio di pace che
si ebbe in Italia e che cessò poco dopo la sua morte.

Riuscì a convincere il re di Napoli a staccarsi dall'alleanza col papa,
ottenendo così la possibilità di accrescere il prestigio di Firenze.


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Caterina II nacque nel 1729 nella Prussia Orientale

(principessa Sofia Augusta Federica) e divenne imperatrice di tutta la Russia come vedova di PietroIII.Caterina voleva far conoscere in Europa la sua opera riformatrice e chiedeva consigli a Voltaire e ad altre menti illuminate europee con le quali era in contatto. Il filosofo francese era deluso(per non dire nauseato) dalla monarchia del suo paese, da quel Luigi XVII e dalla consorte Maria Antonietta che presto sarebbero stati decapitati dai rivoluzionari dell'89. Vedeva invece in Caterina quel modello di «filosofo sul trono» che avrebbe potuto portare alla felicità e al benessere dei popoli. Caterina governò la Russia per trent'anni (fino alla sua morte nel 1796) con mano ferma avviandola verso quell'Europa dalla quale ellaa stessa veniva. La zarina era autoritaria, ma profondamente impegnata a migliorare le condizioni di vita dei suoi sudditi.Al filosofo che l'aveva definita «Stella del Nord», la zarina rispondeva nel  1767: «Lasciatemi sulla Terra, dove più facilmente potrò ricevere lettere da voi e dai vostri amici D'Alambert e  Diderot; qui sarò testimone della sensibilità con cui concorrete a illuminare il nostro secolo».Il filosofo e la zarina non si incontrarono mai ma si scambiarono una fitta corrispondenza tra il 1763 e il 1778, anno della morte di Voltaire.
L'imperatrice e il filosofo







 

John Stuart Mill   Un liberale
 

Il padre di John Stuart Mill (1806-1873) si chiamava James ed era un seguace delle teorie utilitariste di Bentham, molto diffuse negli ambienti intellettuali inglesi della seconda metà del Settecento. Credeva, in altre parole, nella tesi secondo cui «sono giuste le azioni che procurano la maggiore felicità al maggior numero di persone». John Stuart respirò queste idee in famiglia e pubblicò sul tema, nel 1861, uno dei suoi libri più noti, ma intravide nell'utilitarismo il pericolo che la «felicità della maggioranza» divenisse tirannia. La libertà, secondo Mill, non esisteva per proteggere le opinioni e le preferenze dei più. Esisteva per difendere le minoranze e il loro diritto di esprimere liberamente il loro pensiero. Possono esservi casi in cui la libertà dell'individuo danneggia quella della maggioranza e occorre quindi limitarla; ma non prima di avere dimostrato che l'accusa è fondata.
A queste convinzioni profondamente liberali in materia di diritti civili corrispondeva, nelle questioni economiche e sociali, una sorta di liberai-socialismo. Credeva nel ruolo dello Stato e pensava, ad esempio, che la proprietà di un individuo dovesse venire ridistribuita al momento della sua morte. Secondo Roger Scruton, autore di un breve profilo apparso nel Wall Street Journal del 10 maggio, la proprietà per Mill era quindi una sorta di vitalizio destinato a esaurirsi con la fine dell'esistenza.
Uno degli ultimi contributi di Mill alla storia del pensiero liberale fu il saggio sull'"Asservimento delle donne» pubblicato nel 1868,
un anno dopo il fallito tentativo di introdurre nella legislazione inglese il suffragio femminile. Ne esiste una traduzione italiana, pubblicata con altre opere dalla Bur (Biblioteca universale Rizzoli) con una introduzione di Eugenio Lecaldano. Il lettore vi troverà una straordinaria accusa contro il maschilismo e una appassionata difesa dell'emancipazione femminile.

 



LIBERTA’ E NECESSITA’ DAI GRECI AD OGGI