Il metodo del confronto multilaterale

Un semplice confronto lessicale evidenzia importanti raggruppamenti linguistici,
quali i ceppi germanico, italico e slavo della famiglia indoeuropea, l'uralico-yukaghiro e il basco.
 

GRUPPO LINGUISTICO

LINGUA 

UNO 

 DUE

TRE

TESTA 

OCCHIO

  NASO

 BOCCA

GERMANICO

SVEDESE
OLANDESE
INGLESE
TEDESCO 

en
en
wan
ajns

  tvo
tvé
tuw
 tsvaj

tre
dri
 thrij
 draj 

 hyvud
hoft
 hsd
kopf 

0ga
 óx
 aj
auga

naesa
nos
nowz
nàze 

 mun
  mont
mawth
munt

ITALICO

FRANCESE
ITALIANO
SPAGNOLO
RUMENO

uno
uno
uno
un

do
due
dos
doj

tRwa
 tre
tres
 trej 

tst
testa
kabesa
kap 

oej
okjo
oxo
 okj 

ne
naso
naso
nas 

bus
boka
boka
gure

SLAVO   

POLACCO 
RUSSO
BULGARO 

 jeden
 adin
edin 

dva
dva
dva

tsi 
tri
tri

 giova
  galava
glava

oko
oko
oko

nos
nos
nos

 usta
rot
 usta

URALICO
YUKAGHIRO 

FINNICO 
ESTONE

yksi
yks

  kaksi 
 kaks

kolme
kolm

pae 
pea 

silmae
silm

nenae 
nina


BASCO   

BASCO 

 bat

bi 

 hiryr

byry

 begi 

 sydyr 

aho

Variazione diatopica

La differenza di lingua dovuta a variazione nello spazio geografico viene indicata, in linguistica, col termine di "variazione diatopica" (coniato da Coseriu 1973): si tratta della categoria più tipica, consueta e intuitivamente afferrabile di differenziazione linguistica, quella stessa su cui si basa il concetto di dialetto, ben familiare soprattutto agli italiani.

Già Dante nel primo libro del De vulgari eloquentia (parr. ix-xv) individua e passa in rassegna le 14 parlate italiane principali, distinte in due gruppi, l’uno situato a destra e l’altro a sinistra dell’Appennino. Tuttavia, prima ancora di analizzare le singole parlate, Dante precisa che a voler guardare più minutamente, i tipi differenti da censire potrebbero essere più di mille ("non solum ad millenam loquele variationem venire [...], sed etiam ad magis ultra") in quanto ogni volgare si differenzia al suo interno ("omnia vulgaria in sese variantur"), sicché per esempio in Toscana Senesi e Aretini parlano in maniera diversa, e perfino nei quartieri della stessa città le parlate divergono (fa l’esempio dei "Bononienses Strate Maioris" e di quelli "Burgi Sancti Felici").

Un precedente (segnalato da Corti 1992, 195-6) di questo ragionamento dantesco può essere individuato in una pagina della Composizione del mondo colle sue cascioni di Restoro d’Arezzo (opera già compiuta nel 1282), dove si dice che "non se trova nulla provincia e nulla vila e nullo castello che non abia [...] diverso parlare; e trovaremo li abetatori d’una città e deméno en regimenti e en atti e ’llo parlare èssare svariati, ché da l’uno lato de la cità parlaranno d’uno modo, e da l’altro parlaranno svariato d’un altro; e so’ provinzie che non entende l’uno l’altro" (II, 7, 4, 24-26).
 



Etnolinguistica