FRANCESCANI E DOMENICANI

 

Ockham è francescano e il francescanesimo è un ordine piu mistico che non intellettuale: scarso è l'interesse per la speculazione teologica, forte è invece l'amore per Dio e la mistica. Chiaramente questa concezione ha portato i francescani ad una diversa idea dell'onnipotenza: i domenicani, nella loro visione intellettuale, identificavano di fatto il mondo delle idee con la seconda persona della Trinita, la Sapienza: l'esistenza del mondo per loro dipende dall'essenza divina, l'essenza del mondo dipende invece dalla sapienza divina. Per loro l'onnipotenza era limitata: Dio non puo scegliere qualsiasi cosa: io so che 2 + 2 = 4 , per Dio 2 + 2 = 4 perchè lo pensa lui: ma non è che decida che sia cosi, è limitato dal suo pensiero stesso. Per i francescani, invece, Dio ha onnipotenza totale: tutto dipende da Dio, sia l'essenza sia l'esistenza del mondo; tra quelli che la pensano cosi vi è appunto Ockham: per loro ciò che è santo lo è perche piace a Dio; Ockham diceva, riprendendo il primo comandamento che dice di amare Dio, "se Dio avesse decretato che fosse meritevole odiare Dio, allora sarebbe giusto odiarlo" : questa è la cosiddetta prospettiva voluntarista : Dio ha stabilito ogni cosa: se avesse stabilito che 2 + 2 = 5, allora sarebbe cosi.    Gli ordini mendicanti e Aristotele
PREROMANTICISMO
Alcune manifestazioni letterarie del Settecento che in qualche modo sembrano anticipare il gusto romantico. Si tratta di opere che non solo hanno anticipato, ma hanno forse anche influenzato alcuni autori decisamente romantici, ma tutto questo riguarda sempre ed esclusivamente il “gusto” e non certo la concezione della vita e dell’arte.

Si tratta di opere improntate di una profonda e cupa malinconia derivata dall’amara considerazione della caducità della vita, dal timore della morte e dal mistero dell’aldilà; opere in cui dominano immagini torbide, paesaggi allucinanti: si fa un vero abuso di tenebre, di tempeste, di cimiteri.

In Inghilterra i maggiori esponenti furono Giacomo Thompson (“Le stagioni”),Tommaso Gray (“Elegia scritta in un cimitero di campagna”), Giacomo Hervey (“Meditazioni sulle tombe”), Edoardo Young (“Pensieri notturni”), Tommaso Percy (“Reliquie di antica poesia inglese”) e Giacomo Macpherson, l’autore dei “Poemi ossianici” che egli diceva di aver tradotto da un leggendario poeta celtico della Scozia vissuto nel III secolo d.C., Ossian. I “Poemi ossianici” ebbero vasta risonanza in Europa e in Italia furono tradotti dal Cesarotti.

Anche in Germania non mancarono nel Settecento poeti che si possono definire preromantici, specie quelli che si raccolsero nel movimento anarchico dello
“Sturm und Drang”.

 

ROMANTICI E “STATO NAZIONALE”
Per i Romantici la vita è un continuo divenire dello spirito umano. Ebbene questo implica anzitutto una nuova concezione della storia, che è ora intesa come perenne svolgimento in cui ogni momento è intimamente legato a quello precedente ed a quello seguente e porta sempre il segno sia del passato che del futuro (concezione vichiana): ogni momento costituisce un anello di una lunga catena ed è perciò necessario; e per quanto negativi possano apparire i suoi aspetti particolari, esso rappresenta pur sempre un fatto “positivo” nel lungo cammino dell’umanità.

Così intesa la storia, ne deriva che l’individuo, pur occupando fisicamente un solo anello della catena, pur partecipando alla realtà di un solo “momento”, è però spiritualmente coinvolto in tutta la catena, cioè in tutto il processo storico dell’umanità: egli ha dunque una valenza universale, anche se vive un solo momento della storia. Ne deriva ancora che l’individuo, per conoscere veramente se stesso e il suo particolare momento esistenziale, non può prescindere dallo studio del passato (storicismo); e se vuole realizzare la propria umanità nel rispetto della sua dimensione universale, non può prescindere dalla considerazione, al di là dei propri interessi contingenti, di quello che sarà dopo di lui. Insomma, ogni individuo, “servendo” il proprio tempo, si proietta nel passato e nel futuro: sta a lui raccogliere il meglio del passato e dare il meglio di sé per un futuro migliore (di qui l’ardente desiderio di “magnanime imprese” che distinse gli spiriti più nobili fra i Romantici).

Quello che vale per gli individui vale anche per i popoli, giacché è un dato di fatto che i popoli non si somigliano, ed ognuno ha una sua propria fisionomia culturale e morale, che giova riconoscere nel passato, cioè nelle tradizioni, custodire gelosamente, difendendo­la da ogni inquinamento estraneo, e rendere sempre più nobile (nazionalismo e culto delle  tradizioni patrie). Da ciò deriva l’idea di “Stato nazionale”, cioè l’affermazione del principio secondo  il quale ogni popolo, ogni entità nazionale, ha diritto ad avere uno Stato proprio, indipendente e sovrano.

L’atto di nascita del Romanticismo porta la data del 1798, anno della pubblicazione della rivista “Athenaeum”, fondata da alcuni scrittori di Jena, che cercarono di fare il punto sulla nuova conce­zione dell’arte e della vita.

Le prime opere consapevolmente romantiche  vennero appunto dalla Germania e furono in gran parte realizzate dagli stessi redattori di “Athenaeum”: Federico  Schlegel  compose  il  romanzo  “Lucinda”;  del Novalis (Federico von Hardenberg) sono famosi gli “Inni alla notte”, i “Canti alla Madonna”; non meno famosi sono i romanzi, le novelle e le fiabe (“Il gatto con gli stivali”, “Il principe Zerbino”, ecc.) di Ludovico Tieck. Fra le opere teoriche, ricordiamo il “Corso sulla letteratura drammatica” di Augusto Guglielmo Schlegel e la "Storia della letteratura antica a moderna" di Federico Schlegel.

Il primo manifesto del romanticismo inglese è generalmente considerata la prefazione apparsa nel volume delle “Ballate liriche” dei poeti Guglielmo Wordsworth e Samuele Taylor Coleridge, che vide la luce nello stesso anno della rivista tedesca, e cioè nel 1798.

In Francia il primo  manifesto romantico  viene attribuito alla “Prefazione al Cromwell”  di  Victor  Hugo  (1827),  ma  non  bisogna   dimenticare  che   molto prima Gian Giacomo Rousseau aveva scritto un romanzo epistolare di chiaro stampo romantico, “Julie ou la Nouvelle Héloise” (“Giulia o la nuova Eloisa”).

Il maggiore esponente del romanticismo russo fu Alessandro Puskin del quale ricordiamo la tragedia “Borìs Godunòv” e il romanzo in versi “Eugenio Onègin”, suoi capolavori, e ancora il romanzo  “La figlia del capitano”  e le novelle “I racconti di Belkin”.