Il personaggio
storico di Faust
"Quell'uomo, del quale tu mi scrivi, che ebbe la
sfrontatezza di definirsi principe dei negromanti, è un vagabondo,
chiacchierone e giramondo, degno di essere frustato".
Dalla lettera di un abate, 1507.
"Otto giorni fa giunse a Erfurt un
chiromante di nome Giorgio Faust, un vero e proprio spaccone, pazzo per
giunta".
Dalla lettera di un commerciante, 1513.
Non
sono dei ritratti molto lusinghieri che tracciano le fonti dell'epoca del
personaggio storico di Faust. In verità, di lui si sa poco di sicuro. Georg
(o Johann) Faust nasce nel 1480 a Knittlingen (Württemberg). Fa il maestro
di scuola girando per tutta la Germania. Poi fa il mago, forse anche il
medico e il barbiere (che nel '500 era spesso la stessa persona che, in caso
di necessità, faceva anche il dentista) e il consigliere di varie corti.
Viaggia sempre e opera incantesimi. Più volte viene cacciato via da una
città perché accusato di sodomia, pedofilia o di aver portato male a
qualcuno. Ricorre spesso a soprannomi per mascherare le precipitose partenze
oppure la presenza stessa in una città dove aveva commesso qualche misfatto.
Si dice che a Krakau insegnava la magia.
Già quando era ancora in vita cominciarono a formarsi le leggende più
avventurose intorno a lui ed è difficile separare verità e invenzioni. La
voce che il diavolo lo accompagnava era molto diffuso. Le sue apparizioni
suscitarono sempre paura, ma anche ammirazione. Faust muore attorno al 1540
a Staufen (Breisgäu).
Nell'illustrazione: Faust nel suo studio (incisione
di Rembrandt)
La sua fine...
"Quando fu giorno si recarono nella stanza
dove era stato il dottor Faust. Trovarono tutta la stanza imbrattata di
sangue, il cervello era spiaccicato alla parete poiché il diavolo lo aveva
sbattuto da una parete all'altra, vi erano pure i suoi occhi e molti denti
sparsi qua e là, lo spettacolo era tremendo e pauroso. Trovarono infine il
suo corpo fuori accanto al concime, orribilmente sfigurato, con la testa e
le membra ciondolanti".
da: "Storia del dottor Johann Faust", 1587.
La nascita del mito...
... avviene già quando Faust era ancora in vita. La gente
raccontava le storie più incredibili e a ca. 50 anni dalla sua morte, nel 1587,
esce un libro con questo strano e lunghissimo titolo, qui riportato in versione
già un po' abbreviata:
"Storia
del dottor Johann Faust, ben noto mago e negromante, di come si è promesso al
diavolo per un determinato periodo della sua vita, di quali straordinarie
avventure egli fu protagonista o testimone, fino al momento in cui ricevette la
ben meritata mercede. Un esempio orrendo per tutti i superbi, i saccenti e gli
empi, un esempio disgustoso oltre che amichevole ammonimento. Siate sottomessi a
Dio, combattete il diavolo, cosicché egli fugga da voi. Amen."
Già nel titolo l'autore non lascia nessuna incertezza riguardo le sue
intenzioni, si tratta di un chiaro ammonimento: non fate come ha fatto Faust,
non abbiate la presunzione di voler sapere tutto, la scienza è roba da diavolo,
piuttosto siate figli ubbidienti della chiesa e sottomessi a Dio! Il libro ebbe
un enorme successo, successivamente uscirono sempre nuovi libri con "nuove
storie" del dottor Faust, era una specie di "telenovelas" del '500.
L'ammonimento religioso era sempre compreso, era d'obbligo per l'epoca, ma la
gente leggeva queste storie e le raccontava in giro con un misto di paura e
affascinata curiosità. Divenne per due secoli uno dei miti popolari più diffusi
e amati. Goethe conobbe Faust per la prima volta in uno dei tanti spettacoli
popolari di attori viaggianti che rappresentarono queste storie fantastiche
nelle piazze. E così "lo spaccone degno di essere frustato" del '500 entrò nella
grande letteratura.
Alla figura di Faust furono ispirate opere di ogni genere,
da quelle musicali di Charles François Gounod, Arrigo Boito, Ferruccio Busoni,
Louis Spohr, Robert Schumann, Franz Liszt, Richard Wagner e Hector Berlioz, alle
rivisitazioni teatrali e letterarie di Christopher Marlowe, Friedrich Maximilian
Klinger, Lessing, Novalis, Adalbert von Chamisso, Christian Dietrich Grabbe,
Nikolaus Lenau, Heinrich Heine, Henrik Ibsen, Paul Valéry, Michail Bulgakov e
Thomas Mann, ai film di Friedrich Wilhelm Murnau, René Clair e di Autant Lara,
fino al balletto di Maurice Béjart. Anche la pittura e il disegno ne
approfittarono.