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Svolte storiche |
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L'Index dei libri "diabolici" è una biblioteca vivissima, e non solo perché la parola "diabolici", persino per chi crede nel diavolo, significa anche "affascinanti". La verità è che, usato all'incontrario, l'Index Librorum Prohibitorum è ancora oggi il più completo catalogo, in ordine alfabetico, da Alfieri Vittorio a Zola Emile, dei libri che bisogna leggere, uno straordinario Centro di Orientamento, la fonte battesimale di chiunque tenti di capire il mondo attraverso i libri.
All'Indice, per esempio, finì, con il Talmud e il Corano, anche
la Bibbia, ammessa solo in una versione «autorizzata e corredata da
opportune annotazioni desunte dai Padri e approvate con l'autorità della Sede Apostolica». La Bibbia, infatti, è uno
dei testi più "diabolici",eccitanti ed avvincenti che esistano, al punto che ancora
oggi la Chiesa ne ha fissato una «corretta» interpretazione ecclesiastica alla
quale gli studiosi cattolici sono obbligati ad attenersi. Composta in lingue
diverse e in epoche diverse e modificata nei secoli dagli amanuensi trascrittori
e riscrittori, è il libro della Weltanschauung protestante ed ebraica molto più
che cattolica, ed è noto che per secoli quando si voleva lodare o adu lare un
Papa lo si chiamava «persequitor de' giudei, riformator
di queli e grande cacciator di libri eretici e malsani». |
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L'Indice non impedì a preti e vescovi di coltivarsi come nessun altro, per
naturale disposizione, per
tempesta di sentimenti o per gusto di libertà, ma
sempre grazie ai privilegi "venduti dal Vaticano, perché
con una dispensa
papale ci si poteva liberare di una moglie o si poteva acquistare il diritto
di possedere,
e persino di stampare libri proibiti. Il privilegio del resto era anche una straordinaria arma di ricatto,
perché bastava poco a
trasformarlo in un delitto e dunque a snidare dagli scaffali di questi
"delinquenti
altolocati" «la lue dei libri», com'è chiamata appunto l'infezione
nella lapide murata nella cattedrale di
Palermo alla fine del Settecento in lode
di monsignor Lopez y Rojo, il quale, funzionando anche da
viceré, la lue dei
libri combatté facendoli pubblicamente bruciare per mano del boia.
Nessuno
può negare che la Chiesa abbia combattuto e insieme coltivato la cultura,
come
dimostra del resto l'attuale Papa tedesco, ilquale ha scritto un
centinaio di libri, anche se a sfogliarli ti viene il sospetto che si tratti
sempre dello stesso libro.
Certo, l'Indice fu progressivamente ridimensionato,
ma solo quarant'anni fa la Chiesa capì che quanto più un libro è proibito
tanto più viene letto e che quel catalogo di libri diabolici era a sua volta
diabolico perché tutti li condannava... al successo.
E tuttavia, quando l'Indice era stato già abolito, nel 1967 1a Sacra Congregazione
per la Dottrina della fede processò il filosofo italiano Emanuele Severino
sentenziando l'incompatibilità dei suoi libri con la
dottrina cristiana, e
costringendolo quindi a lasciare l'Università Cattolica di Milano dove Severino insegnava Filosofia Morale. Oggi Severino è giustamente considerato il più
autorevole filosofo italiano, e
quel processo, che durò otto anni, e che egli ha
raccontato nel libro Il mio scontro con la Chiesa, non ha
certo nuociuto
alla sua fama.
Si
può dunque dire che 1' Indice fu il più efficace strumento di promozione
alla lettura che mai sia
stato immaginato da mente umana, prodotto di
un'intelligenza eccellente che evidentemente capiva
i libri. C'era insomma un
complicità di intelligenza e una solidarietà straordinaria, un gemellaggio
reale
tra iI censore e il lettore trasgressivo. Perciò a noi che oggi ci
sentiamo molto confusi, quell'Indice in fondo manca.
Da un lato infatti la
sua soppressíone non ha mitigato il furore, come dimostrano le battaglie
(perse) contro il Codice da
Vinci.
Ma dall'altro non sappiamo più che cosa leggere. È vero che ci pensano
gli
islamici a darci una mano perseguitando e dunque segnalando i libri,
ma questa è un'altra storia
sebbene sinistramente somigli alla nostra storia.
Di
sicuro noi occidentali siamo ormai troppo rincitrulliti dal sistema
dell'editoria di massa e assistita, dei
premi
letterari e delle recensioni che,
specie in Italia, sono quasi tutte "truccate", al contrario del rigoroso
Indice, dove non si entrava se non erí un grande. Oggi che la promozione dei
libri è una colossale industria delle patacche, scientificamente organizzata
dagli editori e dagli amici degli amici perché, come
diceva Flaiano,
«quando si recensisce il libro di un amico è un dovere paragonarlo
a Hegel», oggi insomma
noi quasi quasi vorremmo che la Chiesa ci restituisse
l'Indice, magari su iniziativa degli zelantissimi atei
devoti, per non fare
davvero scomparire gli amatissimi lupi, per non ritrovarci in un mondo
popolato solo da pecore.