Svolte storiche

Il 14 giugno 1966, il Vaticano abolisce l'index
librorum prohibitorum, in vigore dal 1559.
 


NICCOLÒ COPERNICO
II suo "De revolutionibus
orbium caelestium"
è messo all'indice nel 1616


GALILEO GALILEI
Nel 1632 viene proibito
il suo "Dialogo
sui massimi sistemi"


NICCOLÒ MACHIAVELLI
Accusato di immoralità,
"II Principe" è bandito
dalla Chiesa nel 1559


VOLTAIRE
Tra le sue opere iscritte
nell'index anche le "Lettres
philosophiques" del 1734

L'Index dei libri "diabolici" è una biblioteca vivissima, e non solo perché la parola "diabolici", persino per chi crede nel diavolo, significa anche "affascinanti". La verità è che, usato all'incontrario, l'Index Librorum Prohibitorum è ancora oggi il più completo catalogo, in ordine alfabetico, da Alfieri Vittorio a Zola Emile, dei libri che bisogna leggere, uno straordinario Centro di Orientamento, la fonte battesimale di chiunque tenti di capire il mondo attraverso i libri.

All'Indice, per esempio, finì, con il Talmud e il Corano, anche la Bibbia, ammessa solo in una versione «autorizzata e corredata da opportune annotazioni desunte dai Padri e approvate con l'autorità della Sede Apostolica». La Bibbia, infatti, è uno dei testi più "diabolici",eccitanti ed avvincenti che esistano, al punto che ancora oggi la Chiesa ne ha fissato una «corretta» interpretazione ecclesiastica alla quale gli studiosi cattolici sono obbligati ad attenersi. Composta in lingue diverse e in epoche diverse e modificata nei secoli dagli amanuensi trascrittori e riscrittori, è il libro della Weltanschauung protestante ed ebraica molto più che cattolica, ed è noto che per secoli quando si voleva lodare o adu lare un Papa lo si chiamava «persequitor de' giudei, riformator di queli e grande cacciator di libri eretici e malsani».
Insomma, anche la Bibbia può essere letta contro la Chiesa e persino come un manifesto dell'ateismo, come un libro di fantastiche avventure, violento e morboso come una pulp fic­tion, con tutte le sue montagne, gli incendi e i diluvi, e ancoran faraoni e cavallette, e popoli contro popoli, padri contro figli, e i filistei, e Sodoma e Gomorra, e le acque che si aprono. Altro che Tarantino! Con la Bibbia ci si può perdere in un epos dell'orrore e delle meraviglie, come, per esempio, nella Storia del declino e della caduta dell'Impero Romano di Edward Gibbon, anch'egli ovviamente all'Indice con altri grandissimi storici come Jules Michelet, Edgar Quinet e Michele Amari. E si può, ammirare nella Bibbia il monumento letterario, come fosse un antico Victor Hugo, anch'egli all'Indice. E si può naufragare nel pessimismo storico della  Bibbia, come nell'Infinito di Giacomo Leopardi, messo all'Indice a metà Ottocento, «astutia di Satanasso,fedele suo servitore per espugnare gli animi oziosi, cattivo spirito che sparge i suoi diabolici semi, lupo  che minaccia le nostre pecore».

Eliminare una specie animale non è facile, ma l'uomo, con il tempo e con l'impegno, ci riesce. I lupi, per esempio, sono stati combattuti e vinti in Inghilterra all'inizio dell'età moderna, per proteggere gli allevamenti delle pecore. Secondo  Keith Thomas, che ha dedicato un bel libro alla storia del rapporto tra l'uomo e la natura (Einaudi), è grazie  alla scomparsa del lupo che ancora adesso in Inghilterra il pastore segue il suo gregge, mentre in Francia e in Italia lo precede, accompagnato da due cani da guardia; e il pensiero corre subito ai  Domenicani, ai cani del Signore. Ma se per difendere la pecora gli inglesi sono riusciti a sterminare i  lupi, nessuno è mai riuscito a sterminare una razza di libri.
La sicura prova di quanto sia controproducente la guerra ai libri, si ha sfogliando l'Index che la Chiesa tenne in piedi dal 1549 x11966, concependolo come un'arma di distruzione di massa, soprattutto nella cattolicissima Italia, dove anche I Promessi sposi, già al primo loro apparire, sebbene «esauriti in un lampo», erano stati condannati dal Vaticano, al punto che, raccontò Titta Rosa, «tra l'estate e l'autunno di quel lontano 1827, che il romanzo del Manzoni fosse stato messo all'Indice corse come una notizia sicura». Eppure, qualche decennio dopo la morte di Manzoni, lo stesso Osservatore romano propose autorevolmente di farlo santo, e di farlo in fretta: «Santo subito».

Ma intanto, a riprova che i libri sono una materia difficile da governare, stavano all'Indice, per citare solo alcuni tra gli italiani,
Dante, Petrarca, Boccaccio, Ariosto, Boiardo, Vincenzo Monti, Cesare Beccaria e Pietro Verri, Foscolo e quasi tutti gli eroi del Risorgimento, da Pellico a Maroncelli, ma anche i cattolicissimi Niccolò Tommaseo, Gioberti e Rosmini, e Settembrini, e poi Ada Negri, poetessa del proletariato italiano; e ancora Fogazzaro, D'Annunzio, Malaparte, Benedetto Croce e Giovanni Gentile, e Aldo Capitivi, e poi Moravia e persino il misuratissimo giornalista Mario Missiroli, che dal 1952 al 1961 diresse un Corriere della Sera molto cauto, centrista e filodemocristiano, inventore della famosa formula giornalistica che tanto successo ha ancora in Italia: «Meglio un buco che uno scoop».
Insomma, basta un'occhiata distratta per accorgersi che sono i migliori queilibriche era obbligatorio consegnare all'Inquisitore o al confessore ottenendo in cambio uno sconto di pena nell'Aldilà. Si va da Balzac a Voltaire, da Copernico a Stendhal a Saure, da Cartesio a Bergson, da Locke a Spinoza, da Kant a Galileo, da Gide a Flaubert, da Hume a Montaigne, passando ovviamente per Machiavelli, il cui Principe «scritto con il dito del diavolo, è un nemico del genere umano...».
Botteghe di veleni e diavoli dello spirito, i libri all'Indice venivano regolarmente incendiati «nelle città che più ne erano infette». Per secoli la cerimonia del rogo, a partire dai dodicimila volumi dati alle fiamme da Papa Sisto V in piazza San Marco a Venezia, divenne parte integrante della liturgia pasquale ed evocò una simbologia di morte-resurre­zione: la cultura corrotta andava in cenere per risorgere purificata, moriva  il vecchio Adamo per far risorgere il nuovo Cristo.

C'è persino tra gli autori idolatri dediti a pratiche magiche il nunzio di Venezia Giovanni Della Casa che per primo il 17 maggio del 1549 ebbe la zelante idea di dare alle stampe l'Indice, e poi finì all'Indice. E ben gli sta, verrebbe da dire, nonostante il suo famoso Galateo sia passato alla storia come l'elogio delle buone maniere e della misura. Della Casa compilò quel primo Indice in odio ad un altro teologo che poi si sarebbe vendicato. E questa rivalità tra teologi, l'un contro l'altro all'Indice, ha forse ispirato la novella di Borges su due teologi nemici appunto, dove l'uno riesce a mandare al rogo l'altro, ma finisce a sua volta bruciato da un fulmine. E, ritrovandosi poi nell'Aldilà, entrambi si accorgono con stupore che Dio li considera «l'ortodosso e l'eretico, l'aborritore e l'aborrito, l'accusatore e la vittima, una sola persona». Ed è questa, chiosava Leonardo Sciascia, «la più alta e perfetta parabola sul fanatismo, sull'inimicizia dei fanatici come fattore speculare, dell'animale che allo specchio non si riconosce e dunque aggredisce la propria immagine».

L'Indice, nel quale finirono anche imperatori e re, come James I e Federico II, e santi come Francesco di Paola, segue la storia della Chiesa, vale a dire della censura, che poi diventa la storia d'Italia.
Sopravvive all'Inquisizione, accompagna i repentini rovesciamenti delle diverse fortune militari, con fasi liberaleggianti di "persecuzioni moderate" che privilegiano l'espurgazione mediante cancelatura, e fasi
più severe con ispezioni, torture, esecuzioni e stragi,  sempre con l'idea che la grammatica è nemica della Chiesa, che la  lettura è tentazione e vanitas perché«in Cristo è compendiata tutta la Scrittura e dunque non c'è bisogno di leggere». Insomma, l'ispirazione rimase sempre quella della buonanima del Santo Padre Paolo II: «Se  Dio mi dà vita io prenderò una doppia serie di provvedimenti: dapprima proibirò lo studio delle sciocche storie e poesie perché piene di eresie e di bestemmie, poi interdirò l'insegnamento e dell'astrologia giacché di qui provengono tanti errori. I figliuoli hanno appena dieci anni e già conoscono, l'esercizio anche senza andare alla scuola, mille bricconate. Possiamo già immaginarci di quanti altri vizi saranno  ripieni più tardi quando leggeranno Giovenale, Terenzio, Plauto e Ovidio. Giovenale, è vero, fa mostra di biasimare íl vizio, ma intanto introduce il lettore a farne la conoscenza».

 



EDIZIONI ANTICHE
Qui sopra: la copertina
di un antico "Index".

 

L'Indice non impedì a preti e vescovi di coltivarsi come nessun altro, per naturale disposizione, per tempesta di sentimenti o per gusto di libertà, ma sempre grazie ai privilegi "venduti dal Vaticano, perché con una dispensa papale ci si poteva liberare di una moglie o si poteva acquistare il diritto di possedere, e persino di stampare libri proibiti. Il privilegio del resto era anche una straordinaria arma di ricatto,  perché bastava poco a trasformarlo in un delitto e dunque a snidare dagli scaffali di questi "delinquenti altolocati" «la lue dei libri», com'è chiamata appunto l'infezione nella lapide murata nella cattedrale di Palermo alla fine del Settecento in lode di monsignor Lopez y Rojo, il quale, funzionando anche da viceré, la lue dei libri combatté facendoli pubblicamente bruciare per mano del boia.
Nessuno può negare che la Chiesa abbia combattuto e insieme coltivato la cultura, come dimostra del resto l'attuale Papa tedesco, ilquale ha scritto un centinaio di libri, anche se a sfogliarli ti viene il sospetto che si tratti sempre dello stesso libro.

Certo, l'Indice fu progressivamente ridimensionato, ma solo quarant'anni fa la Chiesa capì che quanto più un libro è proibito tanto più viene letto e che quel catalogo di libri diabolici era a sua volta diabolico perché tutti li condannava... al successo.

E tuttavia, quando l'Indice era stato già abolito, nel 1967 1a Sacra Congregazione per la Dottrina della  fede processò il filosofo italiano Emanuele Severino sentenziando l'incompatibilità dei suoi libri con la dottrina cristiana, e costringendolo quindi a lasciare l'Università Cattolica di Milano dove Severino insegnava Filosofia Morale. Oggi Severino è giustamente considerato il più autorevole filosofo italiano, e quel processo, che durò otto anni, e che egli ha raccontato nel libro Il mio scontro con la Chiesa, non ha certo nuociuto alla sua fama.
Si può dunque dire che 1' Indice fu il più efficace strumento di promozione alla lettura che mai sia stato immaginato da mente umana, prodotto di un'intelligenza eccellente che evidentemente capiva i libri. C'era insomma un complicità di intelligenza e una solidarietà straordinaria, un gemellaggio reale tra iI censore e il lettore trasgressivo. Perciò a noi che oggi ci sentiamo molto confusi, quell'Indice in fondo manca.

Da un lato infatti la sua soppressíone non ha mitigato il furore, come dimostrano le battaglie (perse) contro il Codice da Vinci. Ma dall'altro non sappiamo più che cosa leggere. È vero che ci pensano gli islamici a darci una mano perseguitando e dunque segnalando i libri, ma questa è un'altra storia sebbene sinistramente somigli alla nostra storia.
Di sicuro noi occidentali siamo ormai troppo rincitrulliti dal sistema dell'editoria di massa e assistita, dei
premi letterari e delle recensioni che, specie in Italia, sono quasi tutte "truccate", al contrario del rigoroso Indice, dove non si entrava se non erí un grande. Oggi che la promozione dei libri è una colossale industria delle patacche, scientificamente organizzata dagli editori e dagli amici degli amici perché, come diceva Flaiano, «quando si recensisce il libro di un amico è un dovere paragonarlo a Hegel», oggi insomma noi quasi quasi vorremmo che la Chiesa ci restituisse l'Indice, magari su iniziativa degli zelantissimi atei devoti, per non fare davvero scomparire gli amatissimi lupi, per non ritrovarci in un mondo popolato solo da pecore.