La parola agli esperti.
 

"Sarò forse duro di comprendonio, ma non riesco proprio a capacitarmi del fatto che un signore possa impiegare trenta pagine per descrivere come si giri e rigiri nel letto prima di prendere sonno". Con questa motivazione un lettore dell’editore Ollendorf aveva respinto la Recherche di Proust.

Nel 1851 Moby Dick viene respinto in Inghilterra col seguente giudizio: “Non pensiamo che possa funzionare per il mercato della letteratura per ragazzi. È lungo, di stile antiquato, e ci pare che non meriti la reputazione di cui pare godere.” A Flaubert nel 1856 viene respinta Madame Bovary con questa lettera: “Signore, avete seppellito il vostro romanzo in un cumulo di dettagli che sono ben disegnati ma del tutto superflui.” A Emily Dickinson, viene rifiutato il primo manoscritto di poesie nel 1862 con: “Dubbio. Le rime sono tutte sbagliate”. Si rifiuta La fattoria degli animali di George Orwell: “Impossibile vendere storie di animali negli USA.” Per il Diario di Anna Frank: “Questa ragazza non sembra avere una speciale percezione ovvero il sentimento di come si possa portare questo libro al di sopra di un livello di semplice curiosità.”

Per passare alla critica militante, ecco cosa Eugène Poitou, nella Revue des deux mondes del 1856 diceva di Honoré de Balzac: “Nei suoi romanzi non c’è niente che riveli particolari doti immaginative, né la trama, né i personaggi. Balzac non occuperà mai un posto di rilievo nella letteratura francese”. Quanto a Emily Brontë: “In Cime tempestose i difetti di Jane Eyre [della sorella Charlotte] vengono moltiplicati per mille. A pensarci bene, l’unica consolazione che ci resterà è il pensiero che il romanzo non diventerà mai popolare” (James Lorimer, North British Review, 1849). Emily Dickinson: “L’incoerenza e la mancanza di forma delle sue poesiole - non saprei definirle altrimenti - sono spaventose.” (Thomas Bailey Aldrich, The Atlantic Monthly, 1982).

Herman Melville: “Moby Dick è un libro triste, squallido, piatto, addirittura ridicolo.... Quel capitano pazzo, poi, è di una noia mortale.” (The Southern Quarterly Review, 1851). Walt Withman: “Walt Withman ha lo stesso rapporto con l’arte che un maiale con la matematica” (The London Critic, 1855). Passiamo alla musica. Su Bach, Johann Adolph Scheibe affermava nel Der critische Musikus, 1737: “Le composizioni di Johann Sebastian Bach sono totalmente prive di bellezza, di armonia e, soprattutto, di chiarezza.” Louis Spohr recensiva nel 1808 la prima esecuzione della Quinta di Beethoven con: “Un’orgia di frastuono e di volgarità”. Ludwig Rellstab (Iris im Gebiete der Tonkunst, 1833) diceva che Chopin “se avesse sottoposto le sue musiche al giudizio di un esperto, questi le avrebbe stracciate... Comunque vorrei farlo io.” La Gazette Musicale de Paris, 1853, scriveva che “Il Rigoletto è carente sul piano melodico. Quest’opera non ha nessuna possibilità d’inserirsi nel repertorio”.

Quanto all'incomprensione tra geni, Emile Zola, in occasione della morte di Baudelaire, necrologizzava: “Fra cent’anni Les fleurs du mal verranno ricordati solo come una curiosità”. Nel Diario di Virginia Woolf si legge: “Ho appena terminato di leggere lo Ulysses e lo giudico un insuccesso... E’ prolisso e sgradevole. E’ un testo rozzo, non solo in senso oggettivo, ma anche dal punto di vista letterario”. Ciaikowskij nel suo diario scriveva di Brahms: “Ho studiato a lungo la musica di quel furfante. E’ un bastardo privo di qualità.” E  per finire, una citazione dallo show business. Un dirigente della Metro, dopo un provino di Fred Astaire, nel 1928: “Non sa recitare, non sa cantare ed è calvo. Se la cava un po’ con la danza.”