La modernità della malinconia

 

"Noi sem levati al settimo splendore, / che sotto 'l petto del Leone ardente raggia mo misto giù del suo valore. Ficca di retro a li occhi tuoi la mente, / e fa di quelli specchi a la figura / che 'n questo specchio ti sarà parvente". Nel "settimo splendore", il cielo di Saturno, si mostrano a Dante (Paradiso, XXI) gli spiriti dei contemplativi, che, nel corpo trasparente e lucido del pianeta, si muovono variamente lungo i gradini di una scala aurea, protesa così in alto che l'occhio umano non arriva a scorgerne la cima: di gradino in gradino, scendendo risalendo sostando e roteando, essi emanano un tale fulgore da far tacere la "dolce sinfonia di paradiso", ovvero il canto dei beati - che risuona fervido e devoto negli altri cieli -, poiché l'eccesso della luce e del suono distruggerebbe le facoltà sensibili.
Il pianeta Saturno, fin dall'antichità, è associato al silenzio contemplativo, alla vita solitaria, al malinconico vagheggiamento, che potenziano, in chi è nato sotto il suo segno, l'attitudine creativa. A partire dal Quattrocento la malinconia diventa addirittura emblema di modernità: presso la fiorentina corte medicea viene avviata una riflessione sperimentale di notevole audacia, che, al di là di qualsiasi elaborazione dottrinale di matrice cristiana, individua nell'ebbrezza malinconica, oltremodo seducente per la "piacevole tristezza" di cui è latrice, il miglior presupposto per il dispiegarsi, appunto, della creatività umana.

 
Un monaco del deserto di Scete vissuto sedici secoli addietro lasciò detto, di là dalla coltre di silenzio in cui seppe avvolgere la sua figura, tali parole: “Quali che siano le tue pene, la vittoria su di esse sta nel silenzio”.
 

 

Eufuìsmo
Nell’Inghilterra del XVI sec., corrente letteraria caratterizzata da manierismo e preziosismo formale


Eufue (Euphues)
Romanzo dello scrittore inglese John Lyly (1554-1606), composto di due parti, la prima pubblicata nel 1578, la seconda nel 1580.


Viene da alcuni considerato il primo romanzo della letteratura inglese: appartiene comunque alla prima feconda stagione narrativa di questa letteratura. Come per tutte le opere in prosa del periodo elisabettiano, l'interesse è rivolto prima di tutto alla lingua, che sta cercando una sua forma, sia attraverso l'imitazione dei classici o degli scrittori rinascimentali europei, sia attraverso un recupero della prosa medievale inglese. L'autore raggiunge a questo proposito un grado estremo di cura formale, con una prosa i cui elementi e le cui connessioni sono articolati in studiate antitesi, bilanciamenti, ripetizioni e allitterazioni. Questi, che presi in sè appaiono indubbiamente artifici stilistici, rispondono nella realtà a un ben chiaro disegno preordinato dell'autore, cui va il merito, comune ai tentativi non sempre riusciti dei suoi contemporanei, di aver incominciato a trattare lo scrivere in prosa come un'arte. In questa ricerca formale, pur necessaria alla nascita della moderna prosa inglese, Lyly introdusse tuttavia un che di eccessivo, e questo alla fine rende monotona la sua abilità, spesso fine a se stessa: proprio da Eufue deriva il termine "eufuismo" che indica stile gonfio e abuso di artifici retorici, quello che in italiano corrisponde al significato deteriore del termine "barocco". Un esempio dei pregi e, oltre un certo limite, dei difetti di questa prosa lo si può avere già dall'inizio, che presenta il protagonista: "Viveva ad Atene un giovane gentiluomo di grande patrimonio, e di aspetto così avvenente, che vi era da dubitare se egli fosse più in debito con la natura per i lineamenti della sua persona, o con la fortuna per l'accrescimento dei suoi possessi. Ma la natura, non sopportando paragoni, e per così dire sdegnando di avere un compagno o un socio nella sua opera, aggiunse a questa bellezza del suo corpo una tale acuta abilità della mente, che non solo essa dimostrò falsa la fortuna, ma venne quasi dell'opinione di essere la sola ad avere valore".






IL BAROCCO NELLE VARIE LETTERATURE