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Maestro e padre adottivo, ma anche imprenditore che
ne sfruttava il lavoro: per Andrea Mantegna Francesco Squarcione era tutto
questo.
Quella dello Squarcione era, infatti, una figura piuttosto strana di
pittore, collezionista e mercante di antichità che era solito adottare i
pittori poveri per approfittare senza scrupoli del loro lavoro.
Andrea Mantegna ebbe con il maestro un rapporto tempestoso visto che questi
lo costringeva a una disciplina durissima e a lavori umilianti; i tentativi
di ribellarsi si rivelarono, però, sempre inutili.
Così nel 1448 Mantegna stipula un compromesso con il patrigno per
riacquistare la propria libertà; un addio pieno di polemiche. Andrea
sostiene che Squarcione si sia fatto bello con il suo lavoro e lo abbia
sfruttato. Il “maestro” risponde denigrandone l’opera, ritenuta più vicina
alla scultura che alla pittura.
A completare il quadro la querelle giudiziaria: Mantegna denuncia il
patrigno per il mancato pagamento di alcune opere con un seguito giudiziario
che si sarebbe concluso solo due anni dopo.
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