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Rinascimento e Umanesimo
Marco Polo e,
successivamente, Cristoforo Colombo avevano parlato di popolazioni mostruose
come i cinocefali, mentre Magellano descriveva amazzoni, pigmei e popoli che
dormivano nelle proprie orecchie. La scoperta del Nuovo Mondo e il fiorire
dei viaggi e delle esplorazioni accentuavano le produzioni di racconti
meravigliosi fondendo il mostruoso con l'esotico.
Nel 1493 la
Cronaca del mondo
di
Hartmann Schedel
descrive le differenti età del mondo includendo l'elenco completo delle
razze favolose che discendono da Adamo all'interno di un'interpretazione
cristiana basata su sant'Agostino.
L'opera, corredata da moltissime illustrazioni, ha una grande fortuna. Per
tutto il '500 i racconti favolosi di derivazione pliniana si arricchiscono
di particolareggiate figure e di pseudo-testimonianze.
Le illustrazioni sono per lo più eseguite, sulla base dei racconti, in modo
fantasioso e allegorico, col risultato di ampliare gli elementi fantastici
più che di rappresentare delle fedeli testimonianze. L'iconografia, in
questo modo, reinterpretando i modelli classici fissa le rappresentazioni
mostruose nell'immaginario collettivo del Rinascimento.
Tra le opere più fortunate si può segnalare la monumentale
Cosmographia,
tradotta in molteplici lingue, di
Sebastian Münster
(1489-1552) di Ingelheim, eclettico professore a Basilea. L'atteggiamento è
più critico rispetto ai testi medievali, anche se l'esistenza dei mostri
favolosi non veniva messa in dubbio per non limitare l'infinita potenza di
Dio.
Così, si trovano descritti e illustrati da xilografie che riprendono
l'iconografia greca la storia dei grifoni, le popolazioni mostruose come gli
sciapodi, i ciclopi, i cinocefali o gli uomini con il volto sul petto.
Con l'Umanesimo si registra un ritorno della concezione del mostruoso come
prodigio contro natura con significati simbolici, religiosi, astrologici e
superstiziosi. Il ricorso alla punizione divina è uno dei temi più
ricorrenti, espresso per esempio con l'idea che le popolazioni mostruose
vengano generate da Dio dopo l'episodio della torre di Babele.
In questo contesto si colloca l'opera di
Licostene,
pseudonimo di Conrad Wolfhart, che pubblica a Basilea, nel 1557,
Prodigiorum ac ostentorum chronicon,
con cui raccoglie e cataloga le insondabili meraviglie di Dio, dense di
moniti per l'umanità. Tra queste, oltre ai mostri, sono inclusi anche
fenomeni celesti e cataclismi terreni.
In materia di mostri uno degli autori più noti del '500 è
Fortunio
Liceti
che si rifà ad Aristotele rifiutando le interpretazioni profetiche alle
quali contrappone un certo rigore sperimentalistico. L'iconografia, tuttavia,
ripropone inevitabilmente i modelli tradizionali che prendono direzioni
mitiche e favolose.
Conrad
Gessner
(1516-1565) autore di una vasta Historia animalium (Zurigo 1551-1587),
quando tratta dei mostri riporta tutte le antiche leggende, dedicando un
intero capitolo all'unicorno e ai poteri terapeutici della sua escrescenza e
classificando le sfingi, i satiri e i cinocefali tra le scimmie.
Dello stesso parere sembra essere l'anatomista
Caspar
Bauhin
(1560-1624), che include i satiri tra le scimmie, anche se è da apprezzare
il fatto che sull'origine dei mostri, oltre all'ira divina e all'influenza
astrale e meteorologica includa anche delle spiegazioni biologiche
riprendendo le considerazioni di Aristotele.
L'ambivalenza di "mostro"
Freud,
che considerava il linguaggio come una spia dell'inconscio, nel saggio
Significato opposto delle parole primordiali (1909), rilevava che nelle
lingue antiche - come nell'attività onirica - si ritrova la tendenza ad
esprimere i concetti opposti attraverso uno stesso mezzo rappresentativo. Il
termine egizio ken, per esempio, esprimeva i concetti di forte-debole,
perché non è possibile esprimere il significato di forza se non attraverso
quello opposto di debolezza. Non si trattava di una parola contraddittoria
che genera confusione, il termine non designava né forte né debole, ma il
rapporto tra questi due significati. E, nella scrittura, quando il concetto
esprimeva forza, il geroglifico rappresentava l'immagine di un uomo eretto e
armato, altrimenti, una persona accovacciata e indolente.
E' la stessa concezione filosofica che in Grecia avrebbe successivamente
espresso Eraclito che, al sapere enciclopedico della tradizione,
contrapponeva l'unità dei contrari. Concezione questa, per certi aspetti non
dissimile da quella della filosofia cinese dello yin e dello yang.
Da un punto di vista biologico, mostro viene utilizzato per indicare un
individuo deforme, che presenta gravi anomalie fisiologiche (ed è per
questo motivo orribile e spaventoso!) a volte così gravi da comprometterne
la sopravvivenza.
Da qui nasce l'uso del termine in senso metaforico come sinonimo di evento
assurdo e contraddittorio, per esempio una legge che "è un mostro
giuridico".
Il mostro biologico è un fenomeno che sembra andare contro natura.

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