STORICI
 

Il presidente e
la schiava

In alcuni suoi scritti sosteneva l'inferiorità dei neri, ma il presidente Jefferson ebbe una relazione con una mulatta.


Di lui, Thomas Jefferson (1743-1826), sappiamo molto. Fu il primo segretario di Stato Usa, il secondo vicepresidente (con John Adams) e il terzo presidente, dal 1801 al 1809. Nella storia degli Stati Uniti ha lasciato un segno indelebile: fu il principale autore della la Dichiarazione di Indipendenza (1776).
Di lei, Sally Hemings (1773-1835), invece, non sappiamo granché. Era una schiava di Jefferson, portata in dote da sua moglie Martha Wayles Skelton, e forse era figlia di suo suocero, John, e di una schiava  mulatta. Chi la conobbe la descrisse bellissima e con lunghi capelli neri.
Relazione impropria. II primo a parlare di una rapporto tra i due fu un certo James Thomson Callender, giornalista di dubbia fama e avversario politico di Jefferson, che in un articolo comparso il 1 settembre 1802 sul Richmond Recorder sostenne che da diversi anni Jefferson aveva una "relazione impropria" con una delle sue schiave, da cui erano nati anche dei figli. Il primo nel 1790, al loro ritorno da Parigi, dove lui si trovava per una missione diplomatica e Sally era andata ad accompagnare Mary (detta Polly), la figlia minore di Jefferson, dopo la morte della moglie.
L'analisi del Dna. Per duecento anni le uniche prove disponibili per confermare o smentire la relazione tra Jefferson e Sally
mano, di loro discendenti. Finché nel 1998, grazie all'analisi del Dna di alcuni di loro, si è scoperto che Thomas, il presunto primogenito di Sally nato nel 1790, non era sicuramente figlio di Jefferson. Lo era invece il figlio minore, Eston, nato nel 1808.
Accertato dunque che una relazione tra i due ci fu, rimane solo da interrogarsi sulla sua natura, ossia se il loro sia stato vero amore o il risultato di meno confessabili istinti. Questo, però, è un quesito che rimarrà probabilmente senza risposta.

Principi di piacere  
Bacco tabacco e venere




 

Gli antropologi sostengono che il bacio come gesto erotico era sconosciuto a molti popoli dell'antichità, come mongoli, eschimesi, polinesiani, e persino ai giapponesi.
I latini, invece,avevano tre parole per definire i baci
"Osculum" è il bacio del rispetto.
"Savia" sono i baci della libidine e degli amori.
"Basia" quelli dell'affetto.
In pratica, spiegava Isidoro da Siviglia, l'osculum si dà ai figli, il basium alle mogli, il savium alle prostitute.
Studiando il contesto in cui compaiono questi tre termini, si vede l'oscuilum è il bacio dato in famiglia, il savium è quello utilizzato nei contesti erotici, spesso riferito a rapporti con prostitute, il basium ha un valore amoroso. Una cosa è significativa, comunque: Erodoto racconta che già tra i Persiani i baci erano un gesto isituzionalizzato, ma baciare sulla bocca era un gesto fra pari, baciare sulla guancia indicava lieve differenza sociale.


Secondo gli antropologi il bacio deriverebbe dall'uso della madre di passare piccoli bocconi alla prole, in fase di svezzamento. Anche i bonobo, che sono scimmie antropomorfe, si baciano.
E fanno pure l'amore in una varietà di posizioni, tra cui quella faccia a faccia.
Evidentemente i bonobo hanno capito la stessa cosa degli uomini senza bisogno di tanti ragionamenti.