STORICI
 

TEOPOMPO:
Storico e retore greco (Chio ca. 378-ca. 304 a. C.). Appoggiò la politica espansionistica di Sparta e di Filippo di Macedonia: Storie Filippiche, Storie Elleniche.

In gioventù subì l'esilio, perché oligarchico e filospartano; più tardi fu ad Atene, dove seguì l'insegnamento di Isocrate. Tornato in patria, fu uno dei capi della parte oligarchica e fu favorevole a Filippo

Fu uomo pratico, un oratore di fama panellenica ed uno degli uomini politici dirigenti della sua città natale che aveva relazioni con tutti i maggiorenti della sua epoca. E pertanto -più tardi- egli si pose a narrare la storia di quest'epoca. La trama principale di questo racconto fu, come è naturale, costituita dalle gesta di Filippo di Macedonia ("Storie Filippiche") che avevano aperto un nuovo periodo storico; egli però prese in considerazione, non solo gli avvenimenti militari ed i negoziati diplomatici, ma anche la storia interna degli Stati ("Storie Elleniche"). Peraltro, dato il carattere passionale dell'autore, l'opera era ben lungi dal presentare un colorito di rigorosa obiettività; essa era piena di smodate invettive, ma deve appunto perciò aver costituito una lettura attraentissima, ed infatti essa fu sempre considerata come uno dei primi capolavori della storiografia greca.


Le critiche di Polibio a Teopompo


Polibio, VIII:

9:Sotto questo punto di vista l'autore che sicuramente merita di essere criticato in maniera particolare è Teopompo il quale, iniziando le sue Storie Filippiche, dichiara di aver composto la sua opera spinto dalla constatazione che mai l'Europa aveva generato un uomo simile a Filippo, figlio di Aminta. Subito dopo però, sia nel proemio, sia nel corso dell'opera, sottolinea che il re era tanto smodato nella passione amorosa da aver messo in pericolo per essa la sua stessa dinastia. Viene inoltre definito uomo ingiustissimo e malvagio, conquistatore con l'inganno e la violenza di molte città; Teopompo lo accusa inoltre di essere così amante del bere e privo di ogni controllo da apparire davanti agli amici completamente ubriaco persino durante il giorno.


11: Dopo aver proclamato, all'inizio della sua opera, di voler trattare le vicende di un sovrano nobile e virtuoso, nel seguito lo presenta come campione di ogni cattiveria vergognosa e di ogni vizio. Quindi dobbiamo considerare lo scrittore falso e adulatore all'inizio della sua opera, oppure risulta scriteriato e puerile nei giudizi che esprime nel corso dell'opera stessa. Ingiuriando in maniera sciocca e criticabile il re, Teopompo ha cercato di ottenere maggior credito e, quindi, conferire maggior forza al suo giudizio su Filippo. Del resto nemmeno la struttura generale dell'intera opera di Teopompo merita un giudizio positivo; dopo aver iniziato narrando le vicende della Grecia dal punto in cui si interrompeva il racconto di Tucidide, giunto alla battaglia di Leuttra, cioè al periodo più splendido della storia greca, abbandona il disegno generale seguito fino a quel punto per passare invece al racconto delle azioni di Filippo. Sarebbe stato sicuramente più utile e corretto inquadrare nella storia greca le azioni di Filippo e non la storia greca in quella della Macedonia.

Polibio:

Storico greco (ca. 205-125/120 a.C.). Figlio di Licorta, uno dei capi della Lega achea, comandò la cavalleria della lega nel 170. Dopo la sconfitta nella battaglia di Pidna (168), fu uno dei 1000 ostaggi achei di cui Roma pretese la consegna. A Roma divenne amico e collaboratore di Scipione Emiliano. Fece parte del circolo degli Scipioni, suoi protettori. La sua opera principale, le Storie, narra in 40 libri (dei quali solo i primi cinque si sono conservati integralmente) la storia delle conquiste romane nel Mediterraneo dalla I guerra punica al 146 a.C. P. respinse le tendenze drammatiche della storiografia ellenistica, concentrandosi sui fatti politico-militari, e si pose per primo il problema del successo di Roma, indicandone la chiave nel suo assetto costituzionale, che riuniva elementi monarchici, aristocratici e democratici. Particolari meriti di Polibio, interessato all'aspetto politico-militare delle vicende storiche, furono il rigore metodologico che rifiuta d'introdurre nella spiegazione dei fatti elementi sovrannaturali.