| Storie di tortura e crudeltà |
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| immaginazione
umana in fatto di barbarie e crudeltà. 1/ Decapitazione con la scure
2/ Sacrifici umani aztechi
"Vennero suonati il cupo tamburo di Huichilobos e molte altre buccine e corni e strumenti come trombe, e il frastuono era terrificante. Tutti noi guardammo in direzione della grande Piramide, da dove giungeva il suono e vedemmo che i nostri compagni catturati quando era stato sconfitto Cortés, venivano portati a forza su per i gradini per essere sacrificati. Quando li ebbero portati sulla piccola piazza, davanti al santuario dove sono custoditi i loro maledetti idoli, vedemmo che ponevano piume sulle teste di molti di loro, e ventagli nelle loro mani; e li costrinsero a danzare davanti a Hiuchilobos, e dopo che ebbero danzato, immediatamente li stesero riversi su pietre piuttosto strette preparate per il sacrificio, e con coltelli di pietra squarciarono loro il petto ed estrassero i cuori palpitanti e li offrirono agli idoli che stavano là. Quindi a calci gettarono i corpi giù per la gradinata e i macellai indios che li attendevano là sotto tagliarono le braccia e i piedi e scuoiarono la pelle dei volti e quindi la prepararono come fosse pelle da guanti, con le barbe, e la conservarono per le loro feste.Allo stesso modo sacrificarono tutti gli altri e mangiarono le gambe e le braccia e offrirono agli idoli i cuori e il sangue" a riportare inorridito la vicenda è Bernal Diaz del Castillo, uno dei conquistadores del Messico, che durante l'assedio di Tenochtitlan fu costretto ad assistere impotente alla morte dei compagni. Ma se è vero che i corpi delle vittime venivano mangiate, non si trattava tuttavia di puro cannibalismo. Anche in questo caso, infatti, la natura della cerimonia era rituale, "era un pasto rituale" - osserva il Katz - "una sanguinosa comunione con gli dei". 3/ Le torture dell'Inquisizione
"Nell'estate del 1658, a Wehlitz, un villaggio a 5 km da Gommern, presso Magdeburgo, avvenne un fatto insignificante. Una donna, Anne Eve, stende la biancheria a stendere in giardino ad asciugare al sole. Quando va per ritirarla, due bambine l'avevano sporcata e in un momento di stizza la donna impreca 'Rospi del diavolo'" Il caso vuole che una delle due bambine muore accidentalmente e Anna Eve viene accusata di satanismo. Processo, tortura. Era il 9 ottobre 1660 quando la poveretta è trascinata davanti al tribunale. Il giudice le fa quattro domane. Alla prima "Siete una strega?" il carnefice le stritola i pollici. L'inquisita risponde che neppure sa cosa significhi "strega". Alla seconda domanda, "Avete fatto del male?", il boia le applica le cosiddette scarpe spagnole. Alla terza domanda "Avete conosciuto i dragoni del diavolo?", le viene inflitta la strappata (rottura delle ossa). Infine all'ultima domanda "Dite tutto ciò che sapete, tutto ciò che avete fatto", di nuovo le vengono infilati i piedi nelle scarpe spagnole. Ma Anne Eve non confessa, non sa cosa deve confessare, di cosa è accusata. Il fatto inoltre che la donna non abbia versato neppure una lacrima è segnale ch'essa è demoniaca, perché insensibile al dolore, al punto che si è addormentata due volte durante il processo - viene fatto notare dai giudici - (in realtà era svenuta). "La furia tormentatoria si abbatte ancora su di lei. E' irrigata, sfregiata, affumicata con zolfo bollente. La si sottopone a una violentissima strappata, le si spezzano le ossa a martellate, le si fa trangugiare ancora del liquido e le si brucia ancora con lo zolfo sotto il mento, le ascelle e nelle parti intime. D'un tratto una calma profonda, paurosa (.) La bocca si contorce, il viso diventa livido. Carnefici e giudici temono che la preda sfugga e nell'estremo tentativo di sottrarla alla morte le fanno odorare dell'aceto. Ma Anne Eve è morta. Sono le otto del mattino del giorno 11 novembre 1660. Le 'operazioni' erano cominciate all'alba, alle quattro" 4/ Squartamento per lesa maestà:
"Cinque gennaio 1757, Robert François
Damiens procurò una ferita al costato del re Luigi XV con un temperino. Le
ragioni non si vennero mai a sapere. Immediatamente immobilizzato dalle
guardie, cominciò per lui un lungo e tormentato calvario. Fu sottoposto
innanzitutto alla tortura dello stivaletto, strumento che serviva a
fratturare le caviglie. Si faceva infilare il piede del condannato nello
stivale di ferro e negli spazi liberi s'incuneavano a martellate zeppe
roventi. Non contenti i carnefici gli strapparono la carne dalle gambe con
ferri infuocati, poi lo gettarono in una cella strettissima quasi priva di
ossigeno. Il 26 marzo 1757, legato come una bestia in un sacco di cuoio, fu
gettato ai piedi dei giudici. Riconosciuto colpevole di lesa maestà fu
condannato a essere portato sulla piazza de Greve e qui a essere 'attenagliato'
al petto, braccia, cosce e polpacci. Sulle parti 'attenagliate' fu gettato
olio bollente, pece resinosa, cera e zolfo fusi. La sua mano destra fu
costretta a prendere un coltello e poi bruciata con 'fuoco di zolfo'. Infine
il corpo 'tirato e smembrato da quattro cavalli' e le sue membra 'consumate
al , ridotte in cenere e gettate al vento'. La macabra esecuzione avvenne
davanti a una folla delirante ed eccitata. Sembra che il poveretto non si
decidesse a morire e che per ben tre volte i cavalli caddero perché le sue
membra non si lasciavano staccare. Un uomo nella folla, un medico forse,
gridò 'Datemi un coltello, occorre amputare i fasci di nervi degli arti.
Dobbiamo facilitare il lavoro a quelle povere bestie'. E così fece. Quando i
cavalli si misero in moto, una coscia si staccò per prima, poi l'altra, poi
un braccio. Damiens respirava ancora. Finalmente nel momento in cui i
cavalli s'irrigidirono trattenuti da un solo arto che restava, le sue
palpebre si sollevarono, i suoi occhi si volsero al cielo e quel tronco
trovò la morte."
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