UMORISMO FILOSOFICO  DALL'ANTICHITA' AI GIORNI NOSTRI

Talete, Pitagora,Senofane,Eraclito,Socrate,Platone, Aristotele, Epicuro


Cominciamo da Talete, considerato il primo dei filosofi e uno dei Sette Savi. Su lui ci sono molti aneddoti:

"... altri dicono che non era sposato e che aveva adottato il figlio di una sorella. Avendogli qualcuno domandato perché non volesse aver figli, rispose: 'Per l'amore che porto loro'. E narrano che alla madre che voleva costringerlo a sposarsi rispondesse:'Non è ancora tempo'. E una volta in età avanzata, alle sue insistenze, replicasse:'Ormai non è più tempo'. " (cfr. Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, I,26)

"...diceva che tra la morte e la vita non v'è alcuna differenza; qualcuno gli replicò: 'E tu perché non muori, allora?'. E Talete:'Proprio perché non c'è nessuna differenza' " (cfr. Diogene Laerzio,Op. cit., I,35).

"A chi chiedeva che cosa fosse nato prima, la notte o il giorno, rispondeva: 'la notte, un giorno prima' " (cfr. Diogene Laerzio, ibidem, I,36).

Pitagora , fondatore, secondo Diogene Laerzio, della filosofia italica.

"Raccontano che una volta, passando, avesse avuto compassione di un cagnolino che veniva maltrattato ed avesse detto queste parole:'Smetti di batterlo, perché è l'anima di un amico che ho riconosciuto alla voce' " (cfr. Diogene Laerzio, VIII,36).

"un altro episodio della vita di Pitagora narra Ermippo. Racconta, infatti, che, giunto in Italia, si sia costruita un'abitazione sotterranea ed abbia dato incarico alla madre di prendere nota degli avvenimenti, su una tavoletta, con l'indicazione cronologica, e di mandargliela giù fino a quando non fosse tornato sulla terra: e che questo appunto abbia fatto la madre. Dopo un certo tempo, Pitagora ritornò alla luce, scarno e ridotto ad uno scheletro; entrato nella pubblica assemblea dichiarò di essere giunto dall'Ade e fra l'altro lesse loro quanto era accaduto. Essi turbati da quel che diceva piangevano e davano in lamenti e credevano che Pitagora fosse una divinità..." (cfr. D. L. VIII, 41).

Di Senofane di Colofone, è tramandato da Plutarco che

"Senofane rispose ad uno che gli aveva raccontato di aver visto delle anguille vivere nell'acqua calda.'Vuol dire che allora le cuoceremo nell'acqua fredda? " (cfr. I Presocratici. Testimonianze e frammenti, a cura di A. Pasquinelli, Torino, Einaudi, 1976, p. 125, DK 17).

Su Eraclito ci è tramandata, tra le altre, questa battuta :

"Si narra che, quando gli fu chiesto perché tacesse, rispose: 'Perché voi possiate chiacchierare'"(cfr. D.L., IX, 12).

Su Socrate, maestro di ironia e di sapienza, gli aneddoti si sprecano:

"una volta, sopportando i calci che aveva ricevuti da un tale, a chi si meravigliava del suo atteggiamento paziente, rispose: 'Se mi avesse preso a calci un asino, l'avrei forse condotto in giudizio?'. (cfr. D.L., II, 21).

"Interrogato se bisognasse sposarsi o no, rispose:'In entrambi i casi, ti pentirai'(cfr. D.L., II, 33).

E' rimasto proverbiale il suo rapporto con la moglie Santippe:

"Alla moglie che gli disse:'Tu muori innocente', ribattè:'E tu volevi che io morissi colpevole?' " (cfr. D.L., II, 35). "Una volta Santippe prima l'ingiuriò, poi gli versò addosso l'acqua; egli commentò:'Non dicevo che il tuono di Santippe sarebbe finito in pioggia?' "... Ad Alcibiade che gli diceva che il minaccioso brontolio di Santippe era insopportabile, replicò:'Ma io mi ci sono abituato, come se udissi il rumore incessante di un argano. E tu - soggiunse - non sopporti lo starnazzare delle oche?'. E poiché Alcibiade obiettò:'Ma esse mi producono uova e paperi', Socrate replicò:'Ma anche a me Santippe genera i figli'" (cfr. D.L., II, 36-37).



Riguardo a Platone,
"dice Eraclide che in età giovanile era così pudico e composto che non fu mai visto ridere smoderatamente. Pur essendo tale, anche Platone fu tuttavia schernito dai comici" (cfr. D.L., III, 26).

"Si narra che Platone abbia visto un tale che giocava a dadi e l'abbia rimproverato: costui oppose che la posta era piccola. Platone di rimando: 'Ma l'abitudine non è cosa piccola'. ...Si dice anche che ad uno dei suoi servi disse:'Ti avrei sferzato, se non fossi adirato " (cfr. D.L. III, 39).



Su Aristotele Diogene Laerzio scrive quanto segue:

"Gli fu domandato quale vantaggio ricevano i mentitori ed Aristotele rispose: 'Quello di non essere creduti, quando dicono la verità'. ...Interrogato su che cosa invecchi presto, rispondeva:'La gratitudine'. Gli fu chiesto che cosa sia la speranza e la sua risposta fu:'Sogno di un uomo sveglio'. ...A chi gli chiese perché conversiamo molto tempo con le persone belle, rispose: 'E' la domanda di un cieco'. ...Ad un cicalone che gli aveva versato addosso un fiume di parole e che gli chiedeva se le sue ciance lo avessero offeso, rispose: 'Niente affatto, per Zeus! Mentre parlavi, ad altro badavo'. (cfr. D.L., V, 17-21).



Riguardo Epicuro, Diogene Laerzio scrive che aveva un carattere d'oro: era buono, moltissimi gli erano amici, mostrava gratitudine verso i suoi genitori ed era generoso verso i fratelli, mite nei confronti dei servi, devoto verso gli dèi e pieno di amor di patria (cfr. D.L:, X, 9-10). In punto di morte, scrisse ancora una lettera a Idomeneo dicendo:"In questo giorno beato, che è anche l'ultimo della mia vita, vi scrivo queste righe. I dolori derivanti dalla stranguria e dalla dissenteria non mi hanno lasciato mai né hanno mai sminuito la loro intensa violenza. Ma a tutti questi mali resiste la mia anima, lieta nella memoria dei nostri colloqui del passato. ..." (cfr. D.L. X, 22). Se questo non è prendere la vita con umorismo...

Nella filosofia moderna,
Cartesio ovvero Descartes inizia il suo famoso Discorso sul metodo con una affermazione che, a ben vedere, è alquanto spiritosa: "Il buon senso è la cosa nel mondo meglio ripartita: ciascuno, infatti, pensa di esserne ben provvisto..." (I,1). Non è forse un modo sarcastico di dire che tutti ci crediamo ben forniti di buon senso? Nella realtà invece...




Infine, nell'età contemporanea,

Norman Malcom, che fu allievo di Wittgenstein, ci ha
lasciato un interessante ritratto del filosofo:

" Wittgenstein, è il caso di ricordarlo, affermò una volta che si sarebbe potuto scrivere un'opera filosofica valida composta interamente di battute di spirito (senza essere faceta). Un'atra volta disse che un trattato filosofico avrebbe potuto contenere solo domande (senza risposte). Nei suoi scritti usò largamente entrambi i metodi. Ad esempio: 'Perché un cane non può simulare il dolore? E' troppo onesto?' (Ricerche filosofiche,parte 1^, parag. 250, Einaudi, Torino 1974, p. 120) " (cfr. N. Malcom, Ludwig Wittgenstein, Bompiani, Milano 1974, p. 47).

Una volta Wittgenstein affermò :

"davvero non riesco a capire come si possa leggere Mind [ rivista filosofica, n.d.r.] invece di Street & Smith [ rivista di gialli,n.d.r. ]. Se la filosofia ha qualcosa a che vedere con la saggezza, senza dubbio in Mind non ce n'è neppure un granello, mentre spesso se ne trova un granello nei racconti polizieschi" (cfr. N. Malcom, Op.cit., p. 55).

Malcom riferisce un episodio che lo riguarda :

"Nell'autunno del 1940 divenni professore a Princeton, e Wittgenstein mi scrisse:'Le auguro buona fortuna, soprattutto nel suo lavoro all'università... Solo per miracolo riuscirà a svolgere un lavoro onesto insegnando filosofia...' " (cfr. Ibidem, p. 56).