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La teoria dell'evoluzione

e l'opera di Charles Darwin

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L'origine delle specie
Opera di un intera vita

L'idea che gli esseri viventi abbiano trovato origine in forme elementari primordiali, dalle quali si sarebbero poi sviluppate per gradi le specie attuali, si ritrova, variamente abbozzata, nella storia del pensiero dai Greci in poi: ma solo con Charles Darwin questa intuizione raggiunge una struttura sistematica e una fisionomia definita. Sulla base d'un numero imponente di dati, osservazioni, raffronti sulla flora e la fauna di differenti latitudini, il giovane naturalista inglese giunse, verso la metà del secolo XIX, a conclusioni sconvolgenti, rivoluzionarie circa l'origine della vita. La pubblicazione, nel 1859, dei risultati delle sue ricerche, procurò a Darwin la notorietà, la gloria, e il biasimo a un tempo. Il successo editoriale fu prodigioso, la prima edizione (oltre mille esemplari) fu esaurita in un giorno. Con quest'opera rigorosa e straordinaria, Darwin scardinava la tradizione biblica della creazione del mondo, introducendo il concetto di una lenta evoluzione delle specie animali e vegetali da antenati profondamente diversi.
L'origine delle specie è stata un'opera di un'intera vita; si può dire che dopo il 1842 tutto ciò che Darwin ha scritto l'ha scritto in funzione dell'idea che lo animava, non escluse le monografie sui Cirripedi, non escluse le monografie sulla fecondazione delle piante. Seguire quindi le sue opere significa anche seguire la genesi di una delle più fertili e grandi scoperte scientifiche.
A questo proposito è importante notare che Darwin non abbandonò mai del tutto l'idea di pubblicare la più vasta opera che stava preparando, ed alla quale dovette rinunziare per l'incalzare degli avvenimenti, poiché in essa intendeva chiarire le basi genetiche dell'evolvere dei viventi. Gran parte dei materiali raccolti e le considerazioni sulla ereditarietà finirono poi col formare il nucleo dell'opera The variation of animals and plants under domestication del 1868.
Questo libro è spesso considerato dai critici un'opera sbagliata. Ma non è certo così, casomai è un'opera nata troppo prima del tempo adatto: la genetica di quell'epoca era troppo arretrata per fornire giustificazioni plausibili intorno all'evolvere delle specie. Ad ogni modo è ad essa che bisogna far ricorso per rintracciare le fonti del gran lavoro compiuto dall'autore, dato che è ricchissima di citazioni.
Tuttavia, più che un esame di tipo filologico, interessa seguire il lungo perrcorso del pensiero darwiniano. A tale fine sono preziose le prime stesure provvisorie del 1842 e 1844 ed è indispensabile l'esame dei rimaneggiamenti subìti dall'opera centrale nelle sei edizioni che si sono succedute dal 1859 al 1872.
Ciò che balza agli occhi dal confronto delle varianti è il fatto che il capitolo più rimaneggiato è proprio il VI che tratta le difficoltà in merito alla teoria, e che è stato addirittura sdoppiato per discutere le obiezioni avanzate da più parti.
L'accoglienza trionfale alla sua opera avrebbe ben potuto esonerare Darwin da simile fatica, ma la sua profonda onestà scientifica non glielo consentiva, nemmeno quando le difficoltà sollevate erano tendenziose o irrilevanti.
Simile onestà scientifica è certamente una delle più nobili caratteristiche del nostro autore.  

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