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La teoria dell'evoluzione

e l'opera di Charles Darwin

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L'origine delle specie
Evoluzionisti inglesi antecedenti a Darwin

Lo speciale interesse di Lyell per l'opera di Lamarck può in parte spiegarsi considerando che l'autore francese aveva sviluppato la sua teoria tenendo presente alcune delle istanze dell'uniformismo: una scala di tempo praticamente illimitata,
l'individuazione per spiegare il passato della terra di processi geologici identici a quelli attualmente osservabili ed infine la ricerca del condizionamento dei fattori fisico-geologici sulla esistenza degli organismi. Pur respingendo la teoria di Lamarck, Lyell ottenne l'effetto di far conoscere ampiamente l'autore francese in Inghilterra e sembra che lo stesso Spencer si sia convinto dell'evoluzionismo attraverso l'analisi fattane da Lyell.
E' tuttavia importante ricordare che ancor prima di Lamarck Erasmus Darwin era giunto in Inghilterra ad una simile concezione evoluzionistica non soltanto seguendo la via ancora incerta della geologia, o quella più suggestiva dell'anatomia comparata, ma soprattutto partendo dal problema della riproduzione e dello sviluppo embrionale. Come ogni organismo si sviluppa epigeneticamente da un singolo filamento così tutti
gli organismi adulti possono essere sorti da un singolo filamento vivente che la somma causa prima ha dotato di animalità, del potere di acquisire nuove parti accompagnate da nuove propensioni, dirette da irritazioni, sensazioni, volizioni ed
associazioni; ed il quale in tal modo possiede la facoltà di continuare a migliorare
per la sua stessa inerente attività e di trasmettere questi miglioramenti attraverso la generazione ai propri discendenti...
Oltre alla tendenza adattativa inerente alla materia vivente Erasmus ammette anche un altro importante fattore evolutivo, cioè la interazione competitivafra gli organismi che lottano per il cibo, l'accoppiamento e la sicurezza.
Erasmus Darwin fu una figura preminente nel suo tempo. Godette di grande fama come medico e la Zoonomia così come altre sue opere vennero tradotte in diverse lingue fra cui l'italiano. Fu anche fra i promotori della Società lunare che si fece propugnatrice in Inghilterra delle idee illuministiche. Ciò nonostante è difficile valutare quanto del suo pensiero sia stato ripreso nei successivi sviluppi della teoria dell'evoluzione. Qualcuno ha voluto pensare ad una sua influenza su Lamarck, molti invece vedono l'importanza della sua opera soprattutto nell'effetto che essa avrebbe avuto sul nipote Charles. Altri come Darlington estendono la sua influenza anche ad alcuni fra quegli autori inglesi che con scarsa risonanza giunsero a formulare idee evoluzioniste.
Ricorderemo alcuni di questi che furono come Erasmus dei medici e, come afferma Darlington, negarono l'ereditarietà dei caratteri acquisiti. Si rivolsero all'aspetto delle concezioni di Erasmus Darwin alternativo a quello elaborato da Lamarck, cioè all'aspetto della competizione o selezione . Essi respinsero inoltre l'idea di un disegno o di una finalità nelle trasformazioni degli organismi. Fra questi William Wells (1757-18 I 7), occupandosi in particolare dell'origine delle razze umane, indicò l'esistenza di un rapporto fra selezione artificiale e selezione naturale. Anche James Cowles Prichard (1786-1848) trattò dello stesso problema antropologico rilevando però l'importanza della selezione sessuale. Fra questi autori più notorietà ebbe William Lawrence (1783-1867) per la sua Natural history of man (Storia naturale dell'uomo, 1819), la quale suscitò l'immediata reazione della chiesa e degli ambienti universitari che in Inghilterra erano sotto stretto controllo ecclesiastico. Egli sosteneva fra l'altro che l'uomo può essere migliorato come gli animali domestici mediante una selezione operata nel suo allevamento e che l'accoppiamento indiscriminato entro gruppi ristretti quali l'aristocrazia può condurre a gravi danni. La sua opera, pur venendo proibita e praticamente disconosciuta dall'autore, ebbe diverse edizioni anche clandestine.
Nei primi decenni dell'Ottocento la formulazione più precisa della teoria dell'evoluzione per selezione naturale si ebbe tuttavia in un breve scritto del 1831 di un oscuro botanico scozzese Patrick Matthew (1790-1865). Questi pur movendo dalla concezione del catastrofismo respinge tuttavia l'idea di un intervento soprannaturale che instauri dopo ogni cataclisma nuove forme di vita. In seguito a ciascuno degli eventi catastrofici le poche forme sopravvissute varierebbero casualmente, mostrando una notevole plasticità di fronte alle nuove condizioni ambientali, ed in tal modo, senza alcun piano finalistico ma per le semplici condizioni di competizione nella lotta per l'esistenza, si avrebbe una irradiazione di nuove forme di di vita. Darwin stesso riconobbe i meriti di Matthew la cui teoria nel complesso ci dimostra come il progressionismo, sostenuto dai catastrofisti, poteva effettivamente costituire una delle matrici storiche della teoria dell'evoluzione.
Il completo silenzio in cui cadde il breve scritto di Matthew contrasta con il grande successo ed il clamore suscitati dall'opera di Robert Chambers (1802 - 71) che uscì anonima nel 1844 con il titolo Vestiges of the natural history of creation (Le vestigia della storia naturale della creazione). L'autore era editore e giornalista, particolarmente impegnato in opere divulgative rivolte ai ceti medi e popolarari, e scelse prudentemente l'anonimato temendo che il contenuto della sua opera potesse suscitare reazioni eccessivamente sfavorevoli alla propria attività professionale.
Chambers assume dalla concezione progressionista l'idea di un aumento graduale di complessità delle forme viventi, che si fondava sui reperti fossili dei successivi strati geologici, ma avvicinandosi alla posizione degli uniformisti nega l'esistenza di una netta discontinuità fra le forme viventi delle varie epoche della terra. Come Lamarck egli riconduce le cause dell'evoluzione a due principi fondamentali: un principio interno agli organismi che produce un'organizzazione sempre più complessa realizzantesi conformemente ad un piano divino; un altro principio interno a ciascun organismo che lo conduce a variare in base alle sue particolari tendenze.
Chambers, per quanto dilettante ed autodidatta in campo scientifico, riuscì ad elaborare l'ampio materiale che poteva essere sino a quel momento disponibile a favore della teoria evoluzionistica in modo estremamente chiaro ed incisivo. Non mancavano certo nella sua opera ingenuità ed errori contro i quali si accanirono i rappresentanti della cultura ufficiale accademica ed ecclesiastica per stroncare tutta la sua opera, giudicata ateista e pericolosa per la morale. Lo stesso Thomas Huxley, che divenne più tardi il maggiore sostenitore di Darwin, non risparmiò al libro di Chambers una recensione ferocissima.
L'opera incontrò tuttavia un grande successo di pubblico ed ebbe in sette mesi quattro edizioni. Essa fu persino attribuita da alcuni al principe Alberto, consorte della regina Vittoria, e gran parte dell'ambiente scientifico fu costretto prenderne atto se non altro per rispondere all'interesse ed alla curiosità suscitata nel grande pubblico.
Come osserva Loren Eiseley, quando Darwin pubblicò nel 1 8 5 9 L'origine delle specie Robert Chambers aveva attirato molta della prima ira dei critici ed il pubblico intelligente era almeno ragionevolmente preparato a una più abile e scientifica presentazione dell'argomento .  

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