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La teoria dell'evoluzione

e l'opera di Charles Darwin

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L'origine delle specie
Significato filosofico dell'Origine delle specie

Il significato rivoluzionario dell'Origine delle specie non consisteva soltanto nel modificare radicalmente gli schemi concettuali di tutte le scienze naturali che studiavano gli esseri viventi, nell'introdurre in esse una dimensione storica, nel contemplare in ogni complessa struttura e istinto... la somma di numerosi congegni ciascuno utile al suo possessore, allo stesso modo in cui ogni grande invenzione meccanica è la somma del lavoro, dell'esperienza, della ragione e anche degli errori di numerosi lavoratori .
L'Origine delle specie modificava profondamente con le idee scientifiche anche una concezione filosofica che aveva accompagnato gran parte dello sviluppo della cultura occidentale, cioè la visione teleologica della natura, l'idea che un piano divino, un disegno prestabilito governi armonicamente tutta l'economia degli esseri viventi.
La forza di convinzione delle argomentazioni di Darwin, che conducevano a questo risultato, consisteva anche nell'aver preso le mosse e nell'aver rovesciato le considerazioni che nella Teologia naturale di Paley costituivano la prova decisiva di un piano divino, cioè la perfezione dell'adattamento degli esseri viventi alle loro condizioni di esistenza. Vi era nulla di più chiaro del fatto che le ali servissero per volare ed i denti per mordere? Eppure tali strutture potevano apparire come organi rudimentali del tutto privi di ogni uso e di contro appariva inaspet:ata la possibilità che modificazioni casuali divenissero il punto di partenza di meravigliosi adattamenti. La selezione naturale poteva lentamente operare questo effetto solo con il volgere del tempo senza che apparisse alcun intervento provvidenziale di un creatore o senza seguire la necessaria traccia di un disegno prestabiIito nella natura. Come rileva Darwin stesso nell'autobiografia non sembra esservi più disegno nella variabilità degli esseri organici e nella azione della selezione naturale che nella direzione in cui soffia il vento. Ogni cosa è in natura il risultato di leggi fisse .
La forma degli organismi in altri termini era il prodotto del tempo e delle circostanze, cioè del caso. Ma per caso non si intende l'assenza di un determinismo causale o di leggi precise che regolino tutti i processi naturali ma l'ottenimento di una struttura organizzata senza che vi abbia parte un piano generale della creazione. Darwin stesso non era disposto ad ammettere che la selezione naturale fosse conciliabile con un disegno teleologico come affermava un suo sostenitore ed amico, il botanico americano Asa Gray (1810-88). Questi era convinto che un piano divino si manifestava nel controllare e dirigere le variazioni. Al che Darwin rispondeva che in tal caso il numero e le penne di un piccione dovevano variare soltanto per il gusto di qualche amatore. Inoltre come giustamente osserva John C. Green: Presumibilmente le leggi della natura implicavano un legislatore, ma qual genere di legislatore realizzerebbe l'adattamento di una struttura ad una funzione proliferando a caso milioni di variazioni, lasciando all'ambiente d'eliminare quelle che non risultano adatte? Qual genere di legislatore permetterebbe l'enorme quantità di sofferenza evidente nella natura? La legge governava le operazioni della macchina del mondo ma i dettagli " buoni o cattivi " sembravano lasciati al caso.
La visione della natura che poteva risultare dall'Origine delle specie era quella di un mondo in cui si ha un autonomo passaggio dal disordine all'ordine, era una visione materialistica della realtà naturale destinata a confermare e a confluire con il materialismo scientifico che negli anni cinquanta era sorto in Germania fra alcuni studiosi di fisiologia e di medicina. A costoro era effettivamente mancata la possibilità di comprendere in un modo che non fosse vagamente speculativo ciò che risultava dall'opera di Darwin, cioè il sorgere dell'ordine dal disordine, la creatività del caso. Il prodursi di gradi più complessi di organizzazione per effetto della selezione poteva infatti dirsi casuale, non perché effetto di una spontaneità non causata di processi naturali, ma semplicemente perché effetto di interazioni complesse e non sempre conosciute di processi naturali.
Era proprio il significato delle interazioni fra fenomeni che veniva a costituire uno dei principi e dei problemi filosofici e scientifici della cultura ottocentesca. Da un lato come espressione di una produttività dialettica della natura, dall'altro come specificazione di questa produttività negli innumerevoli settori della ricerca scientifica sulla realtà.
L'Origine delle specie conferiva inoltre una definitiva conferma scientifica alla concezione storica della realtà naturale che già formulata dagli illuministi si era affermata specialmente nella cultura tedesca del periodo romantico. Ma l'idea di sviluppo storico della realtà naturale era legata all'idea di progresso che costituiva anche nell'Ottocento un'eco importante del razionalismo illuministico.
Per quanto Darwin e molti seguaci della sua teoria fossero intimamente convinti, come lo erano stati i progressionisti, che nella natura si realizzasse un graduale perfezionamento delle forme della vita, l'idea di progresso non trovava nella teoria della selezione naturale una definizione soddisfacente.
Da un lato lo stesso Darwin considerava quale perfezionamento operato dalla selezione l'accresciuta capacità di sopravvivenza rispetto all'ambiente di un gruppo di organismi. Ma in tal modo risultava difficile stabilire il grado di perfezione cioè di superiorità competitiva per quelle forme che erano meno premute dalla lotta per l'esistenza. D'altro lato il termine più adatto, se usato per indicare il grado di perfezione, non presentava minori difficoltà poiché un essere ad organizzazione manifestamente più complessa poteva risultare meno adatto a certe condizioni ambientali di un animale molto più semplice nella sua struttura.

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