Gli onori ed i
riconoscimenti attribuiti a Darwin da molti contemporanei non furono
senza contrasti. Sotto l'insegna di Darwin venne condotta prima e dopo
la sua morte una delle più violente battaglie per trasformare in tutti
i campi della cultura l'antica visione che poneva l'uomo al centro del
creato, come l'essere che traeva la sua dignità ed il suo significato
da un disegno divino che governa la natura. Le vittorie e le sconfitte
in questa lunga battaglia hanno influenzato non pochi degli sviluppi
del pensiero occidentale sino ai nostri giorni.
Le vicende di questa lotta hanno coinvolto naturalmente anche la
prospettiva storica che si veniva man mano aprendo sulla figura e
l'opera di Darwin. Su tale prospettiva ebbero un peso decisivo gli
sviluppi della scienza biologica dei successivi decenni. Le divergenze
molto accese fra i teorici della evoluzione, ma soprattutto il ritorno
al vitalismo che si verificò nel clima culturale idealistico e
irrazionalistico prevalente tra la fine dell'Ottocento, condussero
molti a giudicare se non la teoria della evoluzione almeno la
spiegazione che di essa aveva formulato Darwin come una speculazione
priva di ogni solida base scientifica. La riscoperta all'inizio del
Novecento delle leggi che
Mendel
aveva formulato nel 1866 indicavano inoltre una stabilità nella
trasmissione dei caratteri ereditari che sembrava contrastare
completamente con la variabilità posta da Darwin alla base della sua
teoria. Anche gli sviluppi successivi della genetica sembravano
individuare nelle mutazioni degli eventi discontinui e patologici
difficilmente utilizzabili per un processo evolutivo.
Nella sua Storia della biologia Erik Nordenskiòld poteva così
affermare nel 1923 che se noi confrontiamo « le discussioni di Darwin
sull'eredità e l'ibridismo con gli esperimenti che Mendel condusse
contemporaneamente allo stesso scopo, lo scienziato inglese si trova
naturalmente ad essere superato senza speranza con le sue speculazioni
molto incerte dagli esperimenti esatti e chiaramente concepiti di
Mendel.
» Lo stesso autore nelle sue considerazioni conclusive sul grande
biologo inglese poteva poi affermare: «I critici moderni si sono
spesso chiesti come sia potuto succedere che un'ipotesi come quella di
Darwin, basata su così deboli fondamenta, abbia potuto conquistare
improvvisamente la maggior parte dell'opinione scientifica
contemporanea. Se i difensori della teoria vogliono spiegare la cosa
riferendosi al valore scientifico della teoria, si può rispondere che
la teoria è già stata da tempo respinta nei suoi punti più vitali
dalla ricerca successiva... I fattori che hanno determinato la
vittoria del darvinismo rappresentano in tal modo un problema della
più grande importanza, non solo nella storia della biologia, ma anche
in quella della cultura in generale. »
Negli stessi anni in cui Nordenskiòld esprimeva questo giudizio
rispecchiante un diffuso atteggiamento di fronte alla teoria di
Darwin, nel campo della genetica stava però maturando un progresso
decisivo destinato a sconvolgere tale atteggiamento. Dal 1926 al 1930
si iniziava con metodo statistico lo studio dei geni a intere
popolazioni di organismi viventi allo stato naturale. Da questi studi
matematici, in cui il contributo più importante fu dato dall'inglese
Ronald Fisher, risultava che la teoria della selezione di Darwin non
solo non era in contrasto con la genetica ma ne doveva costituire una
parte integrante.
Gli sviluppi di questi studi di genetica delle popolazioni portarono
con sé una ripresa di interesse e di indagini sulla teoria
dell'evoluzione, alla cui luce è riapparsa l'importanza del contributo
scientifico di Darwin ed in particolare della selezione naturale.
Risultò allora pienamente rivalutato il nucleo centrale del pensiero
del biologo inglese che aveva visto nel decorso di processi fortuiti
la possibilità di un perfezionamento delle forme naturali, che aveva
cioè individuato la creatività del caso. Come afferma Ronald Fisher «
il contributo principale di Darwin, non solo alla biologia ma a tutta
la scienza naturale, è l'aver messo in luce un processo per cui dei
casi fortuiti improbabili a priori, acquisiscono col passare del tempo
una probabilità crescente, sino al punto che è il loro non verificarsi
piuttosto che il loro verificarsi che diviene altamente improbabile ».
Questo riconoscimento della validità per la scienza attuale della
concezione evoluzionistica del nostro autore ha spinto, nella recente
ripresa di studi su di lui, specialisti di diversi campi ad una
rilettura storica delle sue varie opere. Ciò ha portato ad un quasi
unanime riconoscimento della scrupolosità e dell'acutezza scientifica
anche degli scritti minori di Darwin.
Tale complessivo riconoscimento, se permette di definire meglio il suo
contributo alla storia della biologia ed anche della cultura
contemporanea, lascia tuttavia ancora aperto all'indagine storica il
compito di comprendere meglio come egli sia giunto a conseguire un
risultato così importante e attraverso quali vie la cuItura del suo
tempo abbia potuto realizzarsi ed esprimersi così felicemente nel suo
pensiero.