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Le eresie

Molte eresie scaturirono da una diversa interpretazione della natura di Cristo: la corretta interpretazione, approvata dal Concilio di Nicea del 325 d.C., affermava che Cristo fosse della stessa sostanza del Padre (Gesù Cristo è il Figlio unigenito di Dio. generato ma non creato, consustanziale al Padre, eterno e immutabile) e che in Dio vi fossero contemporaneamente tre persone che condividono una stessa natura"...(Dio è uno solo in tre persone: Padre, Figlio e Spirito Santo. Le persone divine sono distinte tra loro, ma la loro distinzione non divide l'Unità divina.)

«Noi crediamo... in un solo Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, generato unigenito dal Padre, cioè dalla sostanza del Padre, Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero, generato non creato, consostanziale al Padre mediante il quale sono state fatte tutte le cose, sia quelle che sono in cielo che quelle che sono in terra. Per noi uomini e per la nostra salvezza egli discese dal cielo, si è incarnato, si è fatto uomo, ha sofferto e risorse il terzo giorno, salì nei cieli, verrà per giudicare i vivi e i morti...»

Sono qui esposte alcune tra le più diffuse e importanti eresie:
 

L'Arianesimo. Ario (256-336 d.C.) era un sacerdote di Alessandria d'Egitto che sosteneva la natura sostanzialmente umana di Cristo, negandone la natura divina. La sua eresia fu tra le più diffuse, per contrastarla fu indetto il Concilio di Nicea. Il suo ragionamento si fondava sull'affermazione che ciò che è generato non può essere di pari potenza del suo creatore. L'arianesimo fu abbracciato prevalentemente dalle popolazioni barbare più primitive, non abbastanza evolute culturalmente per accettare il concetto più raffinato della Trinità.

Il Nestorianesimo. Dottrina teologica diffusa in Siria dal V secolo a opera di Nestorio, patriarca di Costantinopoli. Sosteneva la presenza in Cristo non di due nature ma piuttosto di due persone (il dio e l'uomo), per cui negava a Maria di Nazareth l'appellativo di "madre di Dio" perché genitrice del solo Cristo-uomo. Condannata nel 431 dal concilio di Efeso, i suoi seguaci, perseguitati dall'autorità imperiale, furono costretti a fuggire in Persia, dove ottennero protezione dai Sasanidi e successivamente tolleranza dai sovrani arabi. Pur divisi da nuove controversie teologiche e attratti dalla conversione all'islamismo, svolsero una grande opera di proselitismo in Asia. In Cina furono segnalati già dal 635, ma persero nel IX secolo la tolleranza imperiale. Un più duraturo successo ebbero invece in India e soprattutto fra le popolazioni turche dell'Asia centrale, come gli uighuri. Da ciò nacque probabilmente la leggenda del Prete Gianni. Sia in Persia che in Cina godettero nel XIII secolo della tolleranza o dell'aperto favore dei khan mongoli e secondo Marco Polo erano numerosi e potenti nella Cina di Kubilai Khan. La conversione degli ilkhan di Persia all'islamismo alla fine del XIII secolo e il crollo degli Yuan in Cina nel 1368 provocarono il declino della Chiesa nestoriana, confluita in gran parte in quella cattolica e in quella ortodossa.

Lo Gnosticismo.
Lo gnosticismo (da gnosi, ovvero conoscenza) affermava che la salvezza è data da Dio soltanto a pochi uomini, ai quali è stata trasmessa attraverso una conoscenza particolare ed elitaria. La salvezza non è trasmessa da Cristo, ma da ciò che l'uomo conosce e può raggiungere con le proprie facoltà mentali e attraverso la propria azione, secondo ciò che ha dentro di se.
Si capisce come lo gnosticismo andasse quindi contro il carattere ecumenico e universale della Chiesa, ed escludesse l'annunzio di Cristo dai giochi: ciò era una negazione stessa del cristianesimo.
Il mondo è dualistico, lo spirito è contrapposto al corpo: la materia è il male, ma alcuni individui hanno in sé la grazia del bene, attraverso la concessione, agli individui più spirituali, di una scintilla divina (la stessa anima è scintilla divina). Tali individui non sanno di avere in se questa scintilla, per cui Dio concede loro la possibilità della redenzione, affinché possano ritornare, seppur inconsapevolmente, a Lui.

Il Manicheismo. Il manicheismo deriva il suo nome da Mani, re persiano del III secolo d.C. che predicava l'esistenza di una doppia divinità, una del bene e una del male, che si alternavano compenetrate alla guida del mondo. Il mondo era stato creato dalla divinità del male, la creazione era quindi un atto di malvagità. Chiaro che questa visione fortemente negativa della Creazione contrastasse con i precetti cristiani. Ma non solo: ammettendo l'esistenza del male, il manicheismo avrebbe negato l'onnipotenza divina .

Il Pelagianesimo. Trae origine da Pelagio (350-425 d.C. circa), un monaco britannico. Egli sosteneva che la salvezza dell'uomo non fosse nelle mani assolute di Dio, ma che l'uomo potesse arrivare da se, con le proprie forze, alla grazia e alla redenzione. Pelagio intendeva dare maggiore responsabilità all'uomo, alle sue possibilità: mentre Sant'Agostino affermava la totale sottomissione dell'uomo alla volontà divina, Pelagio affermava che il peccato originale non fosse connaturato all'uomo ma derivasse da un suo "disordine dei sensi", un errore accidentale, quindi, e non un peccato obbligato dalla natura imperfetta degli uomini.

Il Donatismo. Il Donatismo si caratterizza come movimento scismatico. Le sue origini si riscontrano già durante il periodo delle persecuzioni dei primi cristiani: il donatismo predica la necessità che la Chiesa si configuri come un'organizzazione fortemente elitaria e selettiva, composta da cristiani puri (non ammetteva infatti il rientro in seno alla Chiesa dei sacerdoti convertiti sotto persecuzione).
Tale movimento minacciava quindi il carattere universale ed ecumenico della Chiesa. La Chiesa di Cristo era sta fondanta per portare la Lieta Novella alla totalità degli uomini, naturale che il carattere elitario promosso dal donatismo contrastasse con la correttezza dei precetti cristiani.

 

I concili

I Concili erano riunioni di tutta la Chiesa, presieduti dal papa in presenza dei vescovi, per formulare una strategia comune contro le eresie e fissare i punti della dottrina cristiana ufficiale. Se da un lato la Chiesa primitiva non poneva l'accento sull'importanza della vera conoscenza (rivelata una volta per tutte da Cristo, incarnazione del Lògos) ma sulle pratiche etiche e morali necessarie alla salvezza dell'anima, essa non poteva assistere inerme alla corruzione dell'insegnamento originario: e in quest'ambito che trovarono ampio risalto le discussioni intellettuali nel periodo del primo cristianesimo.
 

Nicea (325). Fu il primo concilio ecumenico, fu indetto dal primo Imperatore convertito alla cristianità, Costantino, per combattere l'eresia di Ario. Il concilio formulò il concetto della Trinità divina (Padre, Figlio e Spirito Santo), per il quale Dio era Uno e Trino, sempre divino.

Costantinopoli (381). Fu indetto da Teodosio, imperatore di Costantinopoli, per contrastare l'eresia di Macedonio, il quale negava la natura divina dello Spirito Santo. Il concilio redige il credo, la formula recitata tuttora da tutte le Chiese cristiane (cattolica, ortodossa e protestante).

Efeso (431).
Indetto contro Nestorio, patriarca di Costantinopoli, il quale sosteneva la doppia natura di Cristo. Il concilio affermò l'unica natura di Cristo, quella divina (venne quindi fondata una Chiesa nestoriana in Persia, una frazione della quale, i nestoriani uniti, si ricongiunsero con Roma nel 1449).

Calcedonia (451). Fu indetto contro Eutiche, sostenitore del monofisismo: egli sosteneva che in Cristo ci fosse un'unica natura, divina e umana allo stesso tempo. Il concilio, secondo la tesi di Cirillo di Alessandria, ribadì invece che Cristo aveva due nature (divina e umana) pur essendo una sola persona.