Schiavitù
nei paesi islamici
Tra il
650 d.C. ed il 1905 gli islamici portarono nel mondo musulmano in schiavitù
circa 18 milioni di abitanti negri dell'Africa, di cui 5 milioni nel periodo
tra il 1500 e il 1900. Principalmente donne e bambini.
Nel
652 i musulmani dell'Egitto imposero ai re cristiani della Nubia un trattato
che prevedeva la fornitura annuale di centinaia di schiavi maschi e femmine.
Questo trattato restò in vigore fino al XII secolo quando la Nubia venne
invasa.
Trattati analoghi furono fatti dagli arabi con l'Iran e altri paesi asiatici.
Gli
arabi della Spagna e del Nord Africa importarono per secoli i Saqaliba,
ossia gli schiavi bianchi europei, ottenuti principalmente con raid contro
le coste europee del Mediterraneo, particolarmente la Dalmazia e l'Italia.
Molti paesi situati in prossimità del mare furono costretti a ritirarsi
nell'interno o per lo meno ad allontanarsi dalla costa. Per dare l'allarme
vennero costruite le torri di guardia, che ancora adesso sono frequenti
lungo le coste italiane, specialmente quelle del Meridione. Nel 1799, appena
due secoli or sono, una flotta di saraceni attaccò l'isola del Giglio, ma
venne respinta dalla popolazione che riuscì a rifugiarsi nel castello.
Il
califfato di Bagdad tra il VII secolo e il X secolo importò come schiavi
decine di migliaia di militari dalla Sogdiana, dalla Khazaria e da altri
paesi dell'Asia Centrale. Il califfato importava schiavi turchi e slavi a
Derbent, Itil, Khorezm e Samarcanda; schiavi africani da Mombasa, Zanzibar,
dal Sudan e dal Sahara.
Tra il
IX e il X secolo molte decine di migliaia di schiavi negri Zanj furono
importati da Zanzibar nell'Iraq meridionale.
Nell'Egitto medievale uno schiavo negro veniva venduto per 300 dirham, una
schiava negra per 500 dirham, un eunuco negro 1000 dirham, una cantante
brava poteva arrivare anche a 10.000 o 20.000 dirham. Un bianco valeva 500
dirham, una schiava bianca 1000 dirham.
Il
Canato di Crimea tra il 1475 e il 1783, quando ebbe termine per opera di
Caterina la Grande, importò schiavi dai paesi slavi, dalla Moscovia e dal
Caucaso per rivenderli nei vari mercati dell'Eurasia. La maggior parte della
popolazione libera era impegnata nel catturare schiavi o nel rivenderli. il
75% della popolazione era costituita da schiavi o da liberti.
L'Impero Ottomano, a partire dal XIV secolo, per oltre 500 anni importò
schiavi bianchi dai paesi slavi e schiavi negri dall'Africa. La popolazione
cristiana sottomessa ai musulmani doveva fornire ogni anno un tributo in
figli, il devshirme. I fanciulli strappati alle famiglie venivano convertiti
ed utilizzati dagli invasori a loro piacimento.
Schiavitù
in Africa
I
paesi islamici della costa orientale dell'Africa praticarono intensamente la
schiavitù. Fu schiavizzata tra il 65 e il 90 % della popolazione di
Zanzibar, circa il 90 % della popolazione del Kenia e oltre la metà di
quella del Madagascar.
Il
califfato islamico di Sokoto, formato da Hausa nell'Africa sub-sahariana
(Nigeria del nord e Camerun) nel XIX secolo aveva in schiavitù almeno metà
della popolazione.
Altri
stati nel Sudan occidentale e centrale tra il 1750 e il 1900 avevano una
popolazione per uno o due terzi costituita da schiavi.
Nel
Ghana islamico, antico stato del Sudan occidentale, tra il 1076 e il 1600,
circa un terzo della popolazione era in schiavitù. La stessa situazione nel
Mali (1200-1500), nel Segou (1720-1861) e nel Songhai (1464-1720), nel Kanem
(1600-1800), nel Bornu (1580-1890).
Nella
zona di Ouidah, famoso centro commerciale degli schiavi sulla costa del
Golfo di Guinea, nel XIX secolo metà della popolazione era in schiavitù.
Presso
i Tuareg del Sahara e del Sahel, di religione islamica, la schiavitù si è
mantenuta almeno fino al 1975.
Nel
Senegambia, tra il 1300 e il 1900, un terzo della popolazione era costituita
da schiavi.
Nella
Sierra Leone, nel XIX secolo, metà della popolazione era in schiavitù.
Tra
gli Ahanti e gli Yoruba gli schiavi erano un terzo della popolazione.
Tra i
Duala del Camerun, nel XIX, metà della popolazione era schiava. Stessa
situazione presso gli Ibo e altri popoli del basso Niger, nel Congo e nel
regno di Kasanje e in Angola.
Schiavitù
in Asia
In
Cina la schiavitù è esistita dal XVIII secolo a.C. al XX.
In
Corea la schiavitù è attestata dal I secolo a.C. fino al XVIII, con una
percentuale di schiavi oscillante tra un terzo e metà della popolazione.
In
India le leggi sanscrite di Manu trattano della schiavitù nel I secolo a.C.
Nel 1841 c'erano in India 8 o 9 milioni di schiavi. Nel Malabar la
percentuale di schiavi raggiungeva il 15 %.
In
Tailandia la schiavitù tra il XVII e il XIX secolo ammontava a un terzo
della popolazione.
In
Birmania tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo gli schiavi erano un
terzo.
La
schiavitù è stata praticata dall'antichità fino a tempi recenti nelle
Filippine, nel Nepal, in Malesia, in Giappone.
In
molti paesi e popoli dell'Asia centrale convertiti all'Islam la schiavitù si
è rapidamente diffusa: Sogdiana, Khorezem, Mongoli, Calmucchi, Kazaki,
Turchi.
Schavitù
in America
Nel
Nuovo Mondo avevano schiavi i Klamath e i Pawnee, gli Yurok, che vivevano
sulla costra tra l'Alaska e la California, i Creek della Georgia, i Comanche
del Texas.
Schiavisti erano anche i Callinago di Dominica, i Tupinamba del Brasile, i
Maya della Meso-America, gli Aztechi del Messico, gli Incas delle Ande, i
Tehuelche della Patagonia.
Dall'Africa al Nuovo Mondo
Del
commercio di schiavi cominciarono ad occuparsi a metà del XV secolo i
portoghesi, seguiti dagli spagnoli nel 1479, gli inglesi nel 1562, il Nord
America nel 1619, gli olandesi nel 1625, i francesi nel 1642, gli svedesi
nel 1647, i danesi nel 1697.
Nel
1713, con il trattato di Utrecht, gli inglesi ottennero il monopolio del
commercio degli schiavi nelle colonie spagnole.
Tra il
1500 e il 1850 gli occidentali portarono nel Nuovo Mondo in schiavitù 10
milioni di abitanti negri dell'Africa. Principalmente maschi adulti.
Agli
occidentali non era concesso entrare nell'interno dell'Africa. Gli schiavi
venivano catturati direttamente dalle popolazioni locali e venduti sulla
costa ai capitani europei.
Gli
africani cercavano in ogni modo di incoraggiare i capitani ad entrare nei
loro porti per fare gli acquisti degli schiavi.
I
capitani venivano pagati solo per gli schiavi che arrivavano vivi a
destinazione e quindi facevano di tutto per ridurre le perdite. Durante il
viaggio morivano tra il 10 e il 20% degli schiavi. Ma la stessa percentuale
di perdite subiva l'equipaggio della nave. Nel 1787 ritornarono vivi a
Liverpool solo la metà dei marinai che erano partiti con le navi addette al
trasporto degli schiavi.
Abolizione della schiavitù
Tra il
XV e il XVI secolo la schiavitù scomparve dall'Europa occidentale. Rimasero
solo gli schiavi addetti alle galee, ma con il diffondersi delle navi a vela
ben presto scomparvero anche questi.
Entro
il XVII secolo la schiavitù scomparve anche dall'Europa orientale.
Nel XV
secolo il commercio di schiavi fu proibito in Polonia.
Nel
1569 non esistevano più schiavi in Gran Bretagna.
Nel
1588 il commercio di schiavi fu proibito in Lituania.
Nel
1623 in Russia gli schiavi furono convertiti in servi.
Nel
1777 il Vermont fu il primo degli Stati Uniti ad abolire la schiavitù.
Nel
1792 la Danimarca abolì il commercio degli schiavi.
Nel
1794 la Francia abolì la schiavitù. Nel 1802 Napoleone la reintrodusse. Nel
1833 venne definitivamente abolita.
Entro
il 1804 tutti gli stati a nord del Maryland avevano abolito la schiavitù.
Nel
1807 la Gran Bretagna abolì il commercio degli schiavi.
Nel
1810 Venezuela e Messico abolirono il commercio degli schiavi.
Nel
1811 il Cile abolì il commercio degli schiavi.
Nel
1812 l'Argentina abolì il commercio degli schiavi.
Nel
1815 al Congresso di Vienna Gran Bretagna, Olanda, Francia, Spagna e
Portogallo concordarono di abolire il commercio degli schiavi.
Nel
1815 la Francia abolì il commercio degli schiavi.
Nel
1817 la Spagna abolì il commercio degli schiavi.
Nel
1823 il Cile liberò gli schiavi neri.
Nel
1829 il Messico abolì la schiavitù.
Nel
1831 la Gran Bretagna affrancò gli schiavi e nel 1833 li emancipò.
Nel
1839 il Portogallo abolì il commercio degli schiavi.
Nel
1850 il Brasile abolì il commercio degli schiavi.
Nel
1854 il Perù abolì la schiavitù.
Nel
1863 gli Stati Uniti abolirono la schiavitù.
Nel
1873 Puerto Rico abolì la schiavitù.
Nel
1880 Cuba abolì la schiavitù.
Nel
1885 il Congresso di Berlino condannò la schiavitù come contraria ai diritti
dell'uomo.
Nel
1888 il Brasile fu l'ultimo ad abolire la schiavitù nel Nuovo Mondo.
Nel
1894 la Corea abolì la schiavitù che però rimase in uso fino al 1930.
Nel
1906 la Cina abolì la schiavitù con effetto dal 1910.
Nel
1926 con la Convenzione internazionale sulla schiavitù di Ginevra la Società
delle Nazioni proibì il commercio di schiavi e condanno la schiavitù in
tutte le sue forme.
Alla
fine degli anni 30 la schiavitù fu abolita in Etiopia.
Nel
1948 nella Dichiarazione universale dei diritti umani dell'ONU la schiavitù
venne nuovamente condannata ufficialmente.
Nel
1962 l'Arabia Saudita abolì la schiavitù.
Nel
1981 la Mauritania dichiarò illegale il commercio degli schiavi.
La
schiavitù oggi
Nell'agosto del 2001 l'agenzia UN Research Institute for Social Development
(UNRISD), una struttura dell'ONU, ha rilasciato un rapporto intitolato
"Race, discrimination, slavery and citizenship in the Afro-Arab
borderlands". Sudan, Mauritania e altri stati islamici sono accusati di
continuare a praticare la schiavitù a danno principalmente delle altre
popolazioni africane.

Schiavitù
e colonialismo
In
molti paesi, dove gli europei avevano acquisito una posizione dominante,
riuscirono a far abolire la schiavitù.
Nel
1834 776.000 schiavi furono liberati nelle colonie britanniche.
Nel
1838 gli inglesi abolirono la schiavitù in tutte le colonie.
Nel
1848 i francesi abolirono la schiavitù in tutte le colonie.
I
russi eliminarono la schiavitù dal Caucaso e dall'Asia centrale a partire
dal 1860 con la conquista dei Canati di Bukara, Samarcanda e Khiva.
Nel
1861 la schiavitù fu abolita in India e in Nigeria, su intervento degli
inglesi.
Nel
1863 gli olandesi abolirono la schiavitù in tutte le le colonie.
Nel
1870 i missionari cristiani arrivarono nel Malawi e cominciò la lotta alla
schiavitù, difesa invece dagli islamici.
Nel
1890 gli inglesi abolirono la schiavitù a Zanzibar, il massimo centro
islamico del commercio di uomini sulla costa orientale dell'Africa.
Nella
seconda metà dell'800 i francesi riuscirono a eliminare la schiavitù dal
Dahomey (odierno Benin), altro grande centro del commercio degli schiavi,
sulla costa occidentale dell'Africa.
Gli
stati rimasti indipendenti, come l'Etiopia, continuarono a praticare la
schiavitù legalmente.
Schiavitù
e Chiesa Cattolica (DA PARTE DELLA CHIESA)
L'Ordine religioso dei Trinitari, fondato nel 1198, riscattò 900.000
cristiani dalla sua fondazione al 1797. I trinitari nel XVI e XVII secolo
riuscirono a costruire degli ospedali per gli schiavi a Tunisi e ad Algeri.
L'Ordine religioso dei Mercedari, fondato nel XIII secolo, riscattò circa
500.000 schiavi cristiani tra il 1218 e il 1632.
Papa
Pio II nel 1462 dichiarò che la schiavitù era "un grande crimine" (magnum
scelus).
Papa
Paolo III nel 1537 proibì la schiavitù degli indiani. Proibizione rinnovata
da Urbano VIII nel 1639 e da Benedetto IV nel 1741.
Pio
VII nel 1815, al Congresso di Vienna, chiese la proibizione del commercio
degli schiavi.
Il
triste commercio venne condannato nuovamente da Gregorio XVI nel 1839.
Pio IX
definì summum nefas il commercio degli schiavi.
Leone
XII nel 1888 scrisse ai vescovi del Brasile affinché eliminassero
completamente la schiavitù dal loro paese.
Nel
1888 il cardinale Lavigerie fondò a Bruxelles, con l'appoggio di Papa Leone
XII, la Société Antiesclavagiste.
Schiavitù
ed economia
Nel
1776 l'economista inglese Adam Smith, nel suo libro Ricerca sopra la natura
e sulla causa della ricchezza delle nazioni giudicò antieconomica la
schiavitù e dimostrò che era più costoso mantenere uno schiavo anziché
pagare il salario ad un bracciante libero. Le sue considerazioni, oltre
ovviamente a quelle umanitarie, ebbero un peso significativo nella
abolizione del commercio degli schiavi.
Schiavitù
e commercio estero africano
Nel corso
del XIX secolo il commercio di schiavi diminuì con il progredire della
legislazione abolizionista promossa dall'Occidente. L'effetto immediato
sugli stati africani, coinvolti in tale tipo di commercio, fu una
diminuzione delle entrate derivanti dal commercio estero.
I
governanti africani reagirono cercando altre merci da vendere agli europei.
Venne incrementata la produzione agricola, ovviamente con il contributo
degli schiavi, ma i profitti non risultarono nemmeno lontanamente
paragonabili al commercio degli schiavi. In poco tempo le economie africane
entrarono in crisi e si ebbe un lungo periodo di depressione che durò fino
alla fine del secolo.
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