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Allegoria
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(gr. allegoria, lat. allegoria e inversio `scambio').
1). Consiste nel dire altro da ciò che significa la sua lettera,
nel riferire intenzionalmente ad un complesso di immagini
significati e valori secondi, e in questo senso l'allegoria
indica una forma di conoscenza mediata. Nella classificazione
dei tropi l'allegoria è collocata tra le figure di pensiero.
A Quintiliano risale la definizione classica dell'allegoria: «
Allegoria, quam inversionem interpretantur, aut aliud verbis
aliud sensu ostendit » ('L'allegoria, che interpretano come
un'inversione, o mostra una cosa con le parole e un'altra con il
significato a cui rimanda'), « aut etiam contrarium » 'o anche
talvolta il contrario'), e ricade quindi nell'ironia. Il
carattere essenziale dell'allegoria consiste nell'essere un
racconto di carattere simbolico ed allusivo. L'allegoresi,
intesa come produzione e narrazione, mette in scena personaggi –
esseri umani, animali o astrazioni personificate (prosopopea) –,
i cui attributi e le cui azioni hanno valore di segni e sono
collocati in uno spazio e in un tempo anch'essi simbolici
[Morier 1981']. L'allegoria è transitiva [Eco 1984], perché
fonda un sistema di relazioni tra due mondi e stabilisce una
corrispondenza tra due livelli, l'uno letterale e l'altro che
rappresenta d significato morale, teologico, politico,
psicologico. Nell'allegoria dunque, si ha sempre un duplice
percorso e una duplice lettura, dal senso letterale
all'allegorico e viceversa, anche se, come nota ancora Eco, è
pur sempre possibile limitarsi alla lettera del testo. La natura
diegetica e sistematica dell'allegoria che « si realizza su una
vasta porzione testuale» spiega inoltre la consolidata
convenzionalità delle raffigurazioni allegoriche nel patrimonio
culturale delle civiltà. « Di fronte alla allegoria [...] gioca
un immediato richiamo a codici iconografici già noti » (ibid.).
L'allegoria infatti «è un modo per dare unità al sapere e, in
tal modo, fissando certi valori, trasmettere la memoria di una
cultura » [Caprettini 1977]. Per queste stesse ragioni alcuni
generi letterari e alcuni tipi di testi sono convenzionalmente
allegorici: la favola, l'apologo, l'ode politica, i bestiari,
gli exempla, ed altri.
La trattatistica ha tradizionalmente interpretato la costruzione
allegorica una « metafora continuata » [Lausberg 1949], sulla
scia di Quintiliano che parla di « continuatis translationibus»
('una serie ininterrotta di metafore'), schema che corrisponde
nella classificazione di Fontanier [1827 - 30] all'« allegorismo
». Ma questo significa riportare anche l'allegoria alla
definizione di « tropo con cui si significa una cosa diversa da
quella che si dice », senza possibilità quindi di distinguerla,
tra le altre, dalla metafora (che non può essere interpretata
letteralmente) o dal simbolo (che può essere interpretato in
senso letterale, dal momento che nel « modo simbolico [...] ciò
che vien detto non blocca la coerenza semantica » [Eco 1984]).
Metafora e simbolo sono figure in verbis singulis, mentre
l'allegoria realizza una congiunzione di simboli, una
costellazione di segni che gravitano intorno ad una comune forza
associativa [Mortara Garavelli 1989]. Lausberg [1949], sul
modello di Quintiliano, distingue la tota allegoria, allegoria
integrale, « conchiusa in se medesima » e «senza alcun elemento
del pensiero che si vuole intendere », dalla permixta apertis
allegoria, allegoria parzialmente esplicita, « che, con segnali
rivelatori, viene unita al pensiero che si vuol intendere ». In
questi casi la figura si avvicina alla definizione, alla chiosa,
alla similitudine.
Appartiene alla sfera dell'allegoria l'enigma –attributo
dell'obscuritas, in cui l'idea fondamentale è deliberatamente
resa oscura al fine di rendere assai difficile la sua
decifrazione. Per questo l'enigma è legato nelle religioni
antiche al discorso sacrale e mitologico (si pensi ad es. ai
testi oracolari e profetici).
2. Accanto al testo allegorico che si presenta con caratteri di
insistenza, di evidenza, di sistematicità – si pensi alla Divina
Commedia –, si ha íl procedimento distinto, ma congiunto e
complementare ad esso fin dall'antichità, dell'interpretazione
allegorica. Le due fonti principali dell'allegoresi rimandano,
nella cultura occidentale, alla filosofia e retorica greca e
latina e all'esegesi scritturale giudaico-cristiana. La scuola
alessandrina – Filone, Clemente, Origene -- ricercò affinità e
connessioni fra tradizione giudaica e greca da una parte, e
cristiana dall'altra.
3. I Padri della Chiesa e Agostino fondano l'esegesi tipologica
come principio filosofico dell'allegoria. Il principio enunciato
da Agostino, secondo cui nell'Antico Testamento è già contenuto
il Nuovo, e che l'Antico si rivela compiutamente nel Nuovo è il
cardine dell'interpretazione figurale delle Scritture [Auerbach
1938], il cui modello logico soggiacente è «questo e quello ».
Secondo questo schema di corrispondenze Adamo è typos (lat.
figura) di Cristo che è l'antìtypos, la realizzazione perfetta
del typos, da scoprire in controluce; Eva è typos della Chiesa e
di Maria. Il medioevo riprende e sviluppa l'interpretazione
figurale distinguendo l'allegoria in verbis – opera dell'uomo –,
dall'allegoria in factis – opera di Dio –. Beatrice nella Vita
nuova in questa lettura è figura Christi, perché i segni che
l'accompagnano (il saluto, il colore rosso, la simbologia
numerica), e che prefigurano la sua morte (il sole che si
oscura, il terremoto, gli uccelli che cadono) inverano il suo
pieno significato, la realtà esemplare di cui è riproduzione e
riflesso. A Rabano Mauro (prima metà del sec. IX) si deve la
teorizzazione dei quattro sensi con cui si possono interpretare
le Scritture. Essi sono: il letterale, l'allegorico, il morale o
tropologico,l'anagogico.
4. Nell'estetica romantica all'allegoria è contrapposto il
simbolo, ma il procedimento concettuale nei due casi
simmetricamente inverso. L'allegoria infatti trasferisce in una
imagery poetica un insieme di idee per cui il movimento procede
dall'astratto al concreto. Il modo simbolico invece condensa in
una immagine molteplici valori, Morier [1981] parla in questi
casi di allegorie virtuelles o contingentes, perché sprigionano
da un testo senza che l'autore mostri di averle intenzionalmente
cercate. Sono allegorie scoperte dal lettore, suscettibili
quindi sempre di nuove e diverse interpretazioni. Si tratta di
scoprire uno o più, significati secondi e profondi che
raddoppiano il senso letterale e l'allegorizzano. Per Frye
[1974], infine, qualunque commento di un testo dove la relazione
degli avvenimenti faccia ricorso ad una terminologia concettuale
e si esprima in termini di astrazione è in un certo senso
allegorico.
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