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Coscienza linguistica
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Si tratta di un concetto presente da tempo all'attenzione dei
linguisti che ne hanno riconosciuto precocemente la potenzialità
euristica, senza essere a tuttora però riusciti a delimitarlo e
a definirlo in modo soddisfacente.
Nella linguistica saussuriana la coscienza indica il sentimento
intimo che il parlante nativo ha delle regole e dei valori
linguistici; in effetti il punto cruciale della definizione
della coscienza linguistica sembra essere la sua delimitazione e
precisazione rispetto al sentimento della lingua.
Terracini ha parlato di un «sentimento intuitivo che i parlanti
hanno della propria lingua, che, quando è aiutata dalla
riflessione, si eleva a coscienza» [Terracini 1963]. La
riflessione di Terracini sui diversi aspetti della coscienza
linguistica dei parlanti attraversa e informa di sé una larga
parte della sua produzione e della sua attività di studioso, in
particolare quella di dialettologo, dal momento che è proprio
nella sede dell'inchiesta dialettale che la coscienza del
parlante, sollecitata dalle domande del ricercatore, mostra
tutta la sua rilevanza, selezionando le risposte all'interno
delle possibilità offerte dal repertorio, e definendo in questo
modo della lingua le specificità e i "confini".
Negli ultimi anni c'è stata una notevole ripresa di interesse
sul concetto di coscienza linguistica; lo testimoniano sia la
vivacità della discussione teorica (si veda la ricca
bibliografia a riguardo in Dittmar e Schlieben Lange [1982]),
che della coscienza linguistica ha anche tentato di precisare
alcuni tratti (« intenzionale », « storica », « costituibile e
manipolabile », « confusa, eventualmente contradditoria », ecc.
[cfr. Scherfer 1983]) sia le numerose ricerche che, soprattutto
in Francia, stanno indagando sui modi dell'esplicitarsi delle
diverse coscienze regionali e locali in rapporto alle dinamiche
identitarie.
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