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Disturbi del linguaggio
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Esiste una gerarchia di fattori comunicativi che permette di
classificare il ritardo di acquisizione o la perdita del
linguaggio secondo turbe della spinta volitiva, dei mezzi
cognitivi o degli strumenti periferici di ingresso e di uscita
dei messaggi.
1) La spinta volitiva garantisce la quantità dei messaggi.
Poiché un messaggio dipende in origine da una modificazione
ambientale (esterna o interna alla persona) e dalla presenza di
altre persone cui inviare il messaggio, deriva di conseguenza
che il desiderio o la necessità di comunicare dipendono dalla
socializzazione e dagli stimoli ambientali. I soggetti
deficitari in tale settore sono coloro in cui si riscontra un
danno funzionale psicoaffettivo o socioculturale.
2) Il secondo fattore, gerarchicamente subordinato al primo, è
rappresentato dai mezzi cognitivi, correlati all'elaborazione ed
integrazione delle informazioni in arrivo fra loro e con quelle
preelaborate e memorizzate. Il deficit in questo settore prevede
perciò un danno organico encefalico. I mezzi cognitivi
garantiscono la qualità o il grado di sofisticazione dei
messaggi in uscita o di accettabilità e sofisticazione in
ingresso.
3) Il terzo fattore è rappresentato dagli strumenti periferici
che attuano il contatto con l'esterno in entrata ed uscita. Gli
strumenti di ricezione sono rappresentati dagli organi
sensoriali, che consentono la trasformazione di stimoli
fisici-meccanici in stimoli nervosi-biologici, e dalle vie
sensoriali centrali, sede della percezione e dell'elaborazione
degli impulsi nervosi (processi percettivo-gnosici). Gli
strumenti di produzione sono rappresentati dagli apparati
muscolari e dai loro supporti meccanici, che consentono la
trasformazione dí stimoli nervosi ín stimoli fisici, e dal loro
coordinamento (processi prassici). Gli strumenti periferici
garantiscono l'uscita e l'entrata di messaggi
quali-quantitativamente preformati che risultano perciò
deficitari in presenza di danni organici dei sistemi sensoriali
o delle strutture esecutive.
Le turbe del linguaggio caratterizzano, secondo la foniatria,
sei gruppi patologici: íl mutismo afasico, il mutismo anartrico,
il mutismo oligofrenico, il sordomutismo, il ritardo semplice di
linguaggio (e la disfasia evolutiva), l'audimutismo (carenziale,
nevrotico o psicotico).
La sindrome afasica (afasia) prevede l'alterazione dei canali
comunicativi per danno organico centrale acquisito, a livello
della codificazione o de-codificazione dei messaggi (aree
corticali del linguaggio). La sindrome anartrica è rappresentata
dall'assenza o dalla diminuzione (disartria) delle abilità
fonoarticolatorie da lesione organica del primo motoneurone o
motoneurone centrale. La sindrome oligofrenica è caratterizzata
da ritardo di acquisizione o da regressione della comunicazione
verbale, secondaria ad un'alterazione organica centrale,
essenzialmente rappresentata da una diminuzione della
popolazione neuronale. Viene anche definita come ritardo
secondario di linguaggio. Il sordomutismo implica una ridotta
acquisizione del linguaggio verbale per danno uditivo
neurosensoriale alla nascita. Il ritardo semplice di linguaggio
è caratterizzato da una ritardata evoluzione delle competenze
fonologiche e morfosintattiche nella produzione linguistica,
accompagnata spesso da ritardo nell'epoca di comparsa delle
prime parole. Non sono presenti alterazioni organiche a carico
del sistema nervoso centrale, né turbe psicoaffettive o
socioculturali.
L'audimutismo comprende infine tutte le alterazioni comunicative
legate a turbe psícoaffettive e socioculturali.
La valutazione delle competenze linguistiche prevede l'analisi
degli ingressi (comprensione) e delle uscite (produzione)
comunicative, attraverso lo studio delle competenze fonetiche,
fonologiche, morfologiche, lessicali, sintattiche e semantiche.
Le turbe dell'acquisizione del linguaggio in età evolutiva
possono essere messe in relazione a:
a) disordini percettivi relativi all'informazione che deriva dal
canale uditivo e articolatorio, che agirebbero ostacolando il
raggiungimento dello stadio rappresentativo a livello di
significante o a livello di significato, interferendo sul
processo di formazione del segno linguistico;
b) disordini culturali e ambientali che potrebbero aver
determinato un impoverimento del codice, o non compensato una
sua meiopragia congenita (il central language imbalance degli
autori anglosassoni);
c) disordini dell'intenzione comunicativa, nel contesto di
ridotte prestazioni intellettive, di disordini uditivi
(sordomutismo) o motori (paralisi cerebrali infantili), di
disordini relazionali;
d) disordine specifico di linguaggio, o disfasia, in cui
esisterebbe un divario tra la prestazionalità generale e le
competenze linguistiche. Nei casi piú lievi tale compromissione
è limitata alle competenze fonologiche e la comprensione verbale
è buona, ma nei casi piú severi si aggiunge un disordine delle
competenze sintattiche e semantiche, con compromissione anche
della comprensione.
Fra le turbe del linguaggio possiamo includere anche i disturbi
dell'articolazione, le turbe della lettoscrittura
(dislessia) e i disturbi della fluenza verbale o disfemie (turbe
della parola: balbuzie, tumultus sermonis o tartagliamento).
Afasia
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