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Funzione
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(lat. functio 'esecuzione, compimento', poi `funzione').
Termine fondamentale in linguistica, tratto dalla matematica e
dalla logica, che può assumere diversi significati, anche in
rapporto al quadro teorico di riferimento.
1. Ruolo che un elemento linguistico assume nella struttura
grammaticale della lingua. Ad es., un sintagma nominale, unità
sintattica, può svolgere la funzione di soggetto o di oggetto a
seconda delle marche morfologiche che presenta (caso) o della
posizione occupata nella frase. In questa prospettiva, può
quindi dirsi funzione la relazione che si istituisce tra una
forma linguistica e le altre forme che appartengono ad uno
stesso sistema di relazioni e di elementi. La grammatica
tradizionale ha da sempre riconosciuto nella frase alcune
funzioni grammaticali (o logico-grammaticali) primarie:
soggetto, oggetto, predicato, complemento, in stretto
collegamento con le principali parti del discorso, cioè nomi,
verbi, aggettivi; la relazione che si istituisce tra parti del
discorso da un lato e funzioni sintattiche dall'altro non è però
biunivoca, in quanto una stessa unità può avere funzione
differente a seconda dell'enunciato in cui compare; ad es. Maria
è sogg. nella frase "Maria è uscita", ma è ogg. in "Ho visto
Maria". L'importanza che le relazioni sintattiche rivestono
nella grammatica è altresí dimostrata dal fatto che la
compresenza in una sequenza di un elemento nominale con funzione
di soggetto e di una forma verbale in funzione predicativa viene
di norma considerata indispensabile per la costituzione
dell'unità frasale (frase). Anche molti recenti modelli teorici
riconoscono le funzioni grammaticali tradizionali come relazioni
sintattiche universali, presenti cioè in ogni lingua naturale;
cfr. ad es. la grammatica funzionale, la grammatica relazionale,
la grammatica dei casi.
Nella gramatica generativa, funzione è la relazione che sussiste
tra le categorie di una struttura sintattica.
Nonostante il carattere universale delle funzioni grammaticali,
i mezzi impiegati per segnalarle possono tuttavia essere
diversi, essenzialmente di tipo morfologico oppure sintattico:
in una lingua come il latino, per es., la funzione di soggetto
viene indicata morfologicamente mediante il caso nominativo,
mentre in italiano viene di norma espressa mediante la posizione
preverbale di un elemento nominale.
2. Nell'ambito del funzionalismo di stampo praghese, essendo la
lingua concepita come un sistema funzionale, vale a dire un
sistema di mezzi espressivi appropriati al fine di comunicare,
funzione è uno dei termini chiave intorno ai quali ruota
l'intera teoria. Ciascun elemento linguistico che appartenga ad
un sistema ricopre in quel sistema una funzione, cioè un suo
specifico ruolo; pertanto, in questo indirizzo funzione è
nozione strettamente relata a quella di sistema, in rapporto al
quale ogni unità linguistica riceve il suo valore. Già Saussure
aveva del resto sottolineato la stretta solidarietà esistente
tra le forme e le funzioni espresse per mezzo di esse.
Lo studio delle diverse funzioni linguistiche costuisce altresí
una delle tematiche privilegiate dello strutturalismo di stampo
praghese; già nella terza tesi del loro manifesto programmatico
(cfr. le Tesi del Circolo Linguistico di Praga [aa.vv. 1929]), i
praghesi avevano distinto tra funzione intellettiva (o
cognitiva) e funzione affettiva, dal punto di vista individuale,
e tra funzione comunicativa e funzione poetica, dal punto di
vista collettivo o sociale. Successivamente, Bùhler [1934] opera
l'essenziale tripartizione tra rappresentazione (Darstellung),
presentazione (Kundgabe) ed appello (Appell), a seconda
dell'orientamento del messaggio, rispettivamente verso la
realtà, verso il parlante, oppure verso l'ascoltatore, mentre
Trubeckoj [1939], che riprende esplicitamente la distinzione di
Bùhler, preferisce usare il termine neutro Seite 'aspetto, lato'
in riferimento alle funzioni della lingua come fenomeno
generale, riservando il termine specifico di Funktion per
l'analisi fonologica, nel cui ambito individua e classifica tre
funzioni: distintiva, quella propriamente fonologica, che
consente di distinguere tra di loro le singole unità dotate di
significato (ad es. it. dare/ fare); delimitativa, che segnala i
confini tra due unità linguistiche (ad es. l'accento lessicale
in francese); culminativa, che indica quante unità sono
contenute in una sequenza (ad es. l'accento di parola in
tedesco).
Jakobson [1960], tenendo conto dell'orientamento assunto dal
discorso nell'ambito dei possibili fattori che agiscono nella
comunicazione verbale (cioè –› contesto, –> emittente
/destinatario, –> canale, codice e messaggio), giunge ad
individuare sei funzioni parallele: oltre alle tre bùhleriane
suddette, cioè la funzione referenziale, o rappresentativa, o
denotativa, centrata sul contesto (si manifesta ad es. negli
enunciati dichiarativi, o con l'uso della terza persona), la
funzione emotiva, o espressiva, riferita al parlante (indicata
tipicamente dalle interiezioni), e la funzione conativa, o
appellativa, orientata verso l'ascoltatore (sue espressioni
grammaticali sono il vocativo e l'imperativo), vengono aggiunte
la funzione fatica, che si concentra sul contatto, ovvero il
canale, tra emittente e destinatario (ben rappresentata dall'uso
di formule stereotipate, il cui unico scopo è quello di
mantenere la comunicazione), la funzione metalinguistica, in cui
il discorso si volge verso il codice di riferimento, ed infine
la funzione poetica, in cui il messaggio è orientato su se
stesso.
Negli sviluppi della teoria strutturalista, specialmente in
ambito fonologico, assume particolare importanza il
riconoscimento della funzione distintiva degli elementi
linguistici. Asserire che un'unità, di qualsiasi livello
(fonologico, morfologico, sintattico o prosodico), ricopre nel
sistema funzione distintiva significa assumere la sua
pertinenza, ritenendola cioè capace di stabilire differenze
linguisticamente rilevanti. Cosí, a livello segmentale, gli
elementi che ricoprono funzione distintiva (o pertinente)
assumono valore di fonema, mentre quelli privi di tale funzione
sono classificati come varianti, che possono essere individuali,
stilistiche oppure distribuzionalmente condizionate.
Analogamente a livello prosodico, o soprasegmentale, le unità
possono avere funzione diversa a seconda dei sistemi
linguistici; ad es., l'accento lessicale ha in italiano funzione
distintiva, in quanto consente di opporre sul piano semantico
unità segmentalmente identiche (per es. càpito vs capito o
capitò), mentre ha funzione demarcativa in francese, poiché
serve essenzialmente ad indicare il confine di una parola
fonologica.
3. Nella teoria glossematica, funzione indica la dipendenza che
si istituisce tra una classe di elementi omogenei ed uno dei
suoi componenti oppure tra i componenti, reciprocamente
[Hjelmslev 1961]; i termini di una funzione sono detti funtivi,
cioè entità che hanno funzione in rapporto ad altri oggetti che
appartengono alla medesima classe. Come lo stesso Hjelmslev
rileva, l'accezione di funzione da lui adottata partecipa sia
del significato matematico che di quello etimologico del
termine: infatti, dire che un'entità ha una funzione nel sistema
significa da una parte che questa entità presenta delle
dipendenze rispetto ad altre entità, dall'altra, che l'entità
adempie un ruolo determinato. Dalla definizione data, consegue
che anche le funzioni possono essere funtivi, dal momento che è
possibile una funzione tra funzioni.
4. Un'altra accezione del termine funzione si incontra nella
teoria funzionalista ( funzionalismo) di Halliday [1978 e 1985],
in cui il termine assume connotati piú pragmatici che formali.
Assumendo che la lingua sia una forma di interazione sociale, e
precisamente uno strumento simbolico usato a scopi comunicativi,
Halliday riconosce innanzitutto tre funzioni maggiori, o
macrofunzioni: la funzione ideativa, o significativa (ideational
function), che trasmette l'informazione; la funzione
interpersonale, che esprime e specifica le relazioni che
intercorrono tra i membri di una comunità linguistica; la
funzione testuale, che fornisce la struttura del discorso in
rapporto al contesto situazionale. Queste tre categorie
funzionali costituiscono i componenti essenziali del sistema
semantico di ogni lingua; in particolare, dalla funzione
testuale, che è quella più propriamente grammaticale, dipendono
le altre due, che si manifestano per suo tramite. Nel dominio
della frase semplice o proposizione (ingl. clause), le tre
funzioni identificate da Halliday possono essere interpretate
nel modo seguente: la funzione ideativa sarà alla base della
rappresentazione del processo, esprimendo il sistema della
transitività; la funzione interpersonale consentirà la
possibilità di scambio dei ruoli nell'interazione verbale, con
il conseguente passaggio da affermazione a domanda, oppure da
offerta a comando, dando origine al sistema semantico del modo
(ingl. mood); infine, la funzione testuale permetterà la
costruzione del messaggio secondo precise regole codificate,
strutturate intorno al sistema semantico del tema, che
costituisce uno degli elementi essenziali della struttura
dell'enunciato in molte lingue. Poiché la lingua è intesa
essenzialmente come sistema semiotico volto alla trasmissione di
significati, le tre suddette funzioni sono componenti funzionali
del sistema semantico della lingua, che viene a costituire il
nucleo della grammatica stessa. |